E invece è proprio la RAI.

collodipapero

Qualche giorno fa è morto Gianni Boncompagni. Il conduttore, paroliere e soprattutto autore televisivo viene ricordato con enorme affetto (dagli amici, com’è giusto che sia, ma anche dagli spettatori), soprattutto per i suoi primi successi radiofonici insieme a Renzo Arbore. Ma, ahimé, pur rispettando il dolore di chi l’ha conosciuto davvero, per me resterà il tizio che, con i fagioli della Carrà prima, con Domenica In poi, e infine con Non è la Rai, ha contribuito a “inventare” quel tipo di TV che ha poi generato reality, show dozzinali e programmi-contenitore che, parafrasando Forrest Gump, non sai mai cosa contengano: ok, potrebbero essere cioccolatini, ma dall’odore sembrerebbe proprio merda.

In realtà questo post non è su Boncompagni. L’ho citato solo perché mi piaceva usare “e invece è proprio la RAI” come titolo, visto che adesso inizierò a parlare di un programma RAI. Tutti questi collegamenti avreste potuto farli da soli, ma io non avrei avuto nulla da mettere nel paragrafo di raccordo fra l’introduzione su Boncompagni e il resto del pezzo, che parla di Report. Se vi state chiedendo: “e mo’ che cazzo c’entra Report?”, tranquilli, ve lo spiego subito, però avete visto che il paragrafo inutile mi è servito per arrivare al punto? Oppure a dimostrare che scrivo a cazzo di cane, fate voi.

Dunque, recentemente qualcuno ha notato che Report, trasmissione resa famosa per i servizi di giornalismo d’inchiesta, quello scomodo, che fa venire a galla le magagne dei potenti, ha qualche problema con le nozioni di tipo scientifico. In presenza di argomenti in cui si scontrano in qualche modo ragione e sentimento, c’è una certa indulgenza nei confronti del secondo: è successo con l’allarmismo sui cellulari, è successo con l’aspartame, è successo più recentemente con i vaccini anti papilloma virus, a causa di un servizio che, diciamo, ometteva alcuni dati, alcuni dettagli, alcune variabili, importanti per avere un quadro completo della situazione.

Ok, sì, è un tema noioso. Userò dunque un trucchetto alla John Oliver: se leggete fino in fondo, avrete una gif buffa con degli scemi che si fanno male. Promesso. Non siete curiosi? Dai, su.

Insomma, il problema è che nonostante la presa di posizione “non contraria ai vaccini” della trasmissione, si corre il rischio di creare inutili allarmismi a causa delle molteplici inesattezze e della drammaticità delle testimonianze “a senso unico”: nel tentativo di denunciare la mancanza di trasparenza dell’EMA (l’Agenzia Europea del Farmaco) rispetto a due vaccini, il Gardasil e il Cervarix, Report ha fatto un po’ un minestrone in cui coesistono la medicina, teorie prive di base scientifica e tangenti. Se da un lato è normale e sacrosanto indagare su scandali e situazioni poco chiare, dall’altro non si può insinuare il sospetto che alcuni farmaci siano automaticamente pericolosi, o che ci siano stati comportamenti poco chiari, se non poco ortodossi, minando la fiducia dei telespettatori nei confronti della medicina, della scienza e degli enti di vigilanza senza fornire un quadro completo della situazione, delle ricerche, delle normative e dei fatti avvenuti.

Insomma, il problema è che Report, come molte altre trasmissioni su quella falsariga, cade nella trappola dell’infotainment. Se ci pensate, al netto delle battutine e degli effettini audio-video ridicoli, fra un servizio di Report e uno de Le Iene (o di Striscia la Notizia, se preferite) ci sono molte più analogie che differenze, a livello di struttura.

Si parte sempre dal presupposto che ci sia qualcosa di torbido, poco chiaro, magari pericoloso o dannoso (per l’economia, per la politica, per la salute), e già dal tono dei servizi si capisce quale sia “la verità” per chi ha scritto il pezzo. Spesso le voci contrarie alla tesi vengono lasciate da parte, o ridotte a taglia e cuci di interviste e dichiarazioni che magicamente diventano ambigue; in generale, è palpabile la contrapposizione fra ciò che è bene e ciò che è male, anzi, peggio, fra buoni e cattivi. I cattivi hanno sempre qualcosa da nascondere, e [inserire il nome della trasmissione di infotainment qui] è la spada della giustizia che calerà su di loro, circondata da una tempesta di domande scomode, faccette perculatorie o contrite, battutine o commenti incalzanti e, spesso, il classico tono di chi – se non fossimo fra persone civili e alla luce dei fatti – si meriterebbe solo un vaffanculo [1].

Lo so. Vi sembra un servizio delle Iene. O un corsivo di Scanzi. Ma, come dicevo, se li ripulite delle facezie e delle prese di culo, i servizi di Report sono spesso simili. Prendete proprio quello sul papilloma virus: apre con dati allarmanti, continua parlando di soldi spesi per i vaccini, e poi attacca con testimonianze drammatiche, cui seguono dettagli che ci dicono implicitamente che le persone intervistate hanno indubbiamente ragione (e subito un torto da parte di qualche ente malvagio dall’operato poco trasparente), le voci contrarie sono assenti, o irragionevoli. Nel servizio viene intervistato un immunologo, da Israele (minchia, in Italia non ne abbiamo?), che è ovviamente d’accordo con la tesi proposta. E così via. Il problema è che con un martellamento del genere sapere (e identificare) eventuali disservizi reali e magagne concrete diventa un casino.

In sostanza, se da un lato è lecito indagare su mosse poco trasparenti di qualche ente, chiedere delucidazioni sugli effetti indesiderati dei farmaci e anche mettere in dubbio la reale utilità di qualche farmaco, è chiaro che non si può né dare per scontato che qualcosa di irregolare ci sia per forza. Ma non solo. Se si presuppone l’esistenza di secondi fini per qualcuno, allora questo pregiudizio deve valere per tutti (invece in certi servizi i secondi fini ce li hanno solo “i malvagi” che di solito sono anche “i potenti”). Se si parla di dati scientifici, devono essere forniti tutti i dati, e  non solo quelli che fanno comodo (quanta credibilità dareste a uno che, pur difendendo i vaccini, neghi del tutto l’esistenza di reazioni allergiche o controindicazioni?), le interviste non dovrebbero essere tagliate e rimontate in modo da stravolgerne il messaggio, e così via.

Sono convinto che avete capito di cosa parlo: avete mai visto un servizio di infotainment dedicato a qualcosa che conoscete molto bene? Solitamente è in questi casi che si accende una spia nel cervello che dice “ehi, ma che cazzo, stanno dicendo una marea di puttanate”. Il che ti fa venire il dubbio che un trattamento analogo sia stato riservato anche a altri argomenti, che tu non conoscevi, per cui ti sei fidato. È il problema con l’informazione: se una volta scazzi (o scanzi, dipende dai gusti), poi la gente non si fida più.

In realtà a me ha sempre stupito questa cosa: né la censura, né la disinformazione, né il pessimo gusto di alcune trasmissioni hanno mai spostato di una virgola le preferenze televisive degli italiani. Così gli emblemi della nostra TV sono il gioco dei pacchi, Sanremo, Miss Italia e Don Matteo. Davvero da una TV così, che accettiamo tutti in maniera assolutamente prona, vi aspettate qualcosa di più dell’infotainment?

Che poi, il problema sta sempre nel modo in cui si pone un programma. Quanto più l’impostazione è “seria”, tanto più la patina di “entertainment” diventa sottile, finché non diventa indistinguibile ciò che è informazione è ciò che è fatto per tenere viva l’attenzione, appassionare e suscitare emozioni e interesse, e questo, a me, sembra abbastanza distante dall’essere deontologicamente impeccabile. O dall’essere “informazione imparziale” [2].

Non ce l’ho con Report, o con qualcuno in particolare, è il loro lavoro. Considero però un po’ naìf chi pensa che certi programmi si curino della “verità” prima che dell’audience, anche perché buoni ascolti sono la condicio sine qua non che permette al programma stesso di sopravvivere. Insomma, non confondiamo quello che comunque è infotainment con quello che dovrebbe essere il giornalismo (altro caso disperato in Italia, diciamo che se avessimo giornalisti d’inchiesta tosti davvero Report non avrebbe motivo d’esistere, ma purtroppo da noi anche il giornalismo è un vero e proprio travaglio).

E così ho scritto un altro pippone che non fa ridere. Scusate, per farmi perdonare eccovi, come promesso, la gif buffa: la trovate qui.

[M.V.]

[1] nota storica: ai tempi del caso Stamina, Giulio Golia pensò bene di farci mandare un cease and desist per un nostro articolo contro di lui e contro Vannoni, giudicato dai suoi avvocati troppo scurrile e offensivo; qualche anno dopo, ci chiediamo ancora se fosse più offensivo il nostro articolo o la pubblicità sperticata che la iena fece a Vannoni, che alla fine, dopo aver patteggiato per  associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e somministrazione di farmaci pericolosi – ops! – è scappato in Georgia, solo per vedersi sbattere la porta in faccia pure lì, visto che continuava a truffare gente anche a Tiblisi. Golia ha chiesto scusa, speriamo che in futuro si scelga un po’ meglio i compagni di merende.

[2] prevenendo eventuali critiche: questo blog non è né informazione, né imparziale, né tantomeno niente di serio. Mi stupisco sempre quando ci trattano come qualcosa di diverso da un gruppo di disadattati abbastanza fortunati da avere accesso a un PC dotato di connessione internet.

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Informazioni su Marco Valtriani

Marco Valtriani è l'ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l'autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4. Il motto della sua casata è "Hear Me LOL".

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