A casa mia t’ammazzo

Problemi d’invasione degli spazi personali, dai confini nazionali alla zona di comfort.

Si fa sempre più pressante il problema della difesa dei propri confini, siano essi quelli dello stato o quelli della propria abitazione, emerge con sempre maggiore forza la richiesta di una difesa estrema.

Come mi ha detto un amico: “Per quanto male vadano le cose, ti bastano un pezzo di terra e un fucile”.

Uno di quei pensieri felici che avrebbero fatto volare Peter Pan.

Eppure la regressione sociale che stiamo vivendo insiste proprio su questa linea. Ad esempio, evidentemente corroborata dal successo avuto negli Stati Uniti, cresce l’idea di voler essere tutti armati e di avere solo bisogno di una scusa per premere impunemente il grilletto. Cose tipo “mi è entrato in casa”, “si è seduto sulla mia macchina”, “mi ha toccato”, “era negro”, etc…

Non si tratta solo di una questione di proprietà, la paura non riguarda solo la sottrazione dei beni, ma anche della cultura, delle abitudini, paura del cambiamento. Ed è chiaro come sia difficile cogliere fior da fiore quando si butta nello stesso calderone il velo islamico, i froci e l’olio di palma.

Sono convinto che molti di noi saprebbero gestire al meglio la propria vita, il proprio appartamento o addirittura la propria città, qualcuno persino un intero paese. Ma pur senza voler “sconfinare” nel pensiero globale della grande famiglia, pensare di poter organizzare uno stato ignorando il resto del pianeta è davvero una mossa… quella sì, pericolosa.
È un po’ come costruire una casa sulla spiaggia ignorando il mare. Possiamo lamentarci quanto vogliamo delle inondazioni, possiamo voler sparare all’acqua, ma prima o poi dovremo considerare l’idea di far parte di una realtà più ampia dalla quale non è possibile semplicemente “isolarsi”, nemmeno con alte mura o programmi come Uomini e Donne.

Così, mentre ogni tanto mi sveglio di notte pensando ad una soluzione elegante per risolvere i problemi del paese, mi rendo conto che in meno di cinque minuti ci ritroveremmo con i nuovi problemi del paese più i problemi degli altri paesi. Perché non ci sono soluzioni “facili”, una cosetta che a scuola ci hanno insegnato, e se non l’ha fatto la scuola l’hanno fatto i Cavalieri dello Zodiaco: esistono soluzioni che richiedono impegno, intelligenza e pazienza. Oppure soluzioni di merda tipo chiudere i confini e armare la popolazione.

Non pubblicherò una serie di link alle statistiche dei successi di questo tipo di “soluzioni semplici”, ma se siete quel poco meno pigri di quanto non siano quelli che si limitano a urlare “Tutti a casa – loro!”, saprete come e dove trovarne.
Facciamo un po’ di selezione all’ingresso.

Per ora siamo i ragazzini viziati del mondo, che oltretutto non se la stanno passando benissimo, il che ci rende ancor meno bendisposti ad accettare compromessi, stiamo qui a battere i piedi e piagnucolare aspettando che la soluzione venga da una mamma che, in pieno stile cattolico, eravamo noi stessi. BUM.

Qual è la soluzione? E se l’avessi ve la darei gratis? L’indizio che posso darvi è che l’uomo, nella sua miseria, tende a valutare bene i cazzi suoi, sarà per questo che il capitalismo ha prevalso sul comunismo, e a quasi quarant’anni, comincio a pensare che potrebbe andar bene così, se reggiamo ancora una trentina d’anni a godercela a sfascio, che si fottano gli altri e le future generazioni.

Per i più giovani invece, be’, conviene che convinciate il resto del mondo che il vostro stile di vita è personalmente vantaggioso per chiunque lo abbracci, e conviene che sia davvero così. Che se si alzeranno i fucili, non è detto che sarete sempre dalla parte giusta della canna.

[D.C.]

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