Fatti non foste a figliare come bruti

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Dai ministri ai fascisti un grido ci unisce: figliate!

In questi giorni si legge da molte parti la risposta di una quantità di giornaliste, blogger e donne in libertà alle recenti, ennesime, esaltazioni della maternità da parte di esponenti governativi. Non una roba tipo: “mi piace fare la mamma”, più qualcosa del genere: “noi donne nasciamo per essere madri, tutto il resto so’ cazzate.”.

Io invece non sarei così selettivo: pure queste so’ cazzate.

E ora diamo una voce maschile del tutto non richiesta al coro dei “non credo proprio”.

Partendo dall’idea che molta della natura, quasi tutta direi, è volta alla sopravvivenza dell’individuo e della specie, ci sta che molto del nostro comportamento giri intorno a ciò.

Ma quel che distingue l’uomo allo stato brado dall’uomo civile è proprio quello di superare i propri istinti e le propria natura in favore di un uomo migliore in una società in grado di tutelare tale miglioramento. Possiamo discutere cosa sia “meglio”, ma un indizio posso già darvelo: non è “di più”. O tanti o buoni.

Anni fa leggevo di una ragazza sottoposta al solito “non saprai mai cosa si provi ad avere un figlio” e di come lei convivesse con tale verità: “Non saprò mai nemmeno cosa si provi a fare una schiacciata in una finale NBA con i Lakers di Magic Johnson, però vivo bene lo stesso.”.

Figuratevi io.

Ma è vero che ‘sti figli sono un po’ la macchina sportiva degli adulti: se ce l’hanno tutti devi averla anche tu, ti costa un capitale, non tutti vi dedicano le dovute attenzioni ma non vogliono farsi vedere senza, e dopo averci speso tanto non è possibile ammettere di esserne delusi, deve essere la cosa migliore al mondo.

Certamente a molti piacerà davvero avere, pagare e curare una macchina sportiva, sebbene saranno più contenti durante l’ora del giretto alla domenica che durante le cure della settimana o al pagamento dei conti del meccanico, ma non a tutti, e si vede chiaramente dalle macchine incidentate e sporche che girano senza freni per la città.

Non c’è bisogno. Non dovete avere una macchina sportiva per essere uomini, non pensate di doverla avere, non cercate una compagna che lo pensi. Anche perché se non siete completi, felici, non sarà un figlio a rendervi tali, sarete anzi voi a rendere infelice lui, in un gesto di egoismo estremo, forse il secondo dopo l’ammazzare. Forse. Perché una vita di merda non è detto che sia meglio di una morte.

Se umanamente il fatto che avere figli abbia o meno a che fare con la felicità può essere soggettivo, socialmente il discorso cambia. Perché mentre generare ed educare un nuovo membro della società è forse la parte più delicata e importante della società stessa, pare anche che farla completamente a cazzo di cane sia totalmente accettabile. Il figlio è tuo e lo cresci come ti pare, insegnandogli tutto e il contrario di tutto, più spesso niente o quasi, perché è faticoso, e poi non è che uno nasca genitore, né può mettersi a studiare per farlo quando magari non ha studiato nemmeno abbastanza da prendere un diploma o… intanto facciamolo poi si vedrà, d’altra parte noi siamo venuti su bene no? No?

Ma se avere figli è una responsabilità così grande e una gioia vera solo per alcuni, perché mai DOVREI io desiderare di averne? Talvolta mi sento un complottista nel cercare di capire. Capisco i genitori genuinamente entusiasti, ma riconosco anche quelli “fallo anche tu, saremo compagni di sventura, sarà meraviglioso”. Vedo quelli che erano troppo cresciuti per un orsacchiotto o che non si accontentavano più del gattino, pur volendo un cucciolo in casa. Vedo quelli che “sennò quando sei vecchio chi bada a te?”. Comprendo anche chi lavori nell’industria del figlio, almeno loro hanno degli interessi diretti. Ma io, io perché dovrei? Io che voglio credere di poter essere abbastanza completo da poter essere felice senza dovermi proiettare in qualcun altro, io che voglio credere che la società possa essere abbastanza completa da badare a chi ne abbia bisogno senza che io debba arrangiarmi creandomi una “pensione umana”, io, perché dovrei avere un figlio?

Per quanto riguarda l’economia, l’ecologia e la qualità della vita nel paese attualmente fa più una coppia che decida di non avere figli che tutte le famiglie “bio” messe assieme (e fa ancora di più chi si ammazzi prima di avere figli, ma così si supererebbe il minimo sindacale della partecipazione sociale). Un ridimensionamento demografico e una ristrutturazione qualitativa delle nuove generazioni stanno diventando sempre più essenziali per evitare il tracollo della civiltà*.
Ovviamente non possiamo decidere per il mondo intero, e per il paese rimarrebbe il problema dell’immigrazione e del “figlismo” delle culture meno progredite che ci raggiungono, ma se non iniziamo a darci una regola noi, sarà difficile convincere gli altri che sia la cosa giusta da fare.

Ancora oggi sembra che il figliare sia l’unico appiglio all’unità della società. Per trovare il qualcosa che ci unisca si guarda sempre indietro, sempre più indietro, si cercano valori inventati: dio, patria… e famiglia? La famiglia in un mondo in cui ci avete raccontato che siamo tutti fratelli? O quella in cui aiutare tuo figlio a discapito di chiunque? O quella in cui se aiuti un parente è nepotismo?

Ohana significa famiglia e famiglia non significa un cazzo se non “tirare l’acqua al proprio mulino”, famiglia è un confine, famiglia è uno stato con autonomia, territorio e difesa propri, famiglia è una divisione. Ecco perché funziona con dio e patria: è solo un sottoinsieme.

Ci vorrà ancora parecchio, perché si tratta di qualcosa difficile da raggiungere, ma alla fine l’unico obiettivo che abbiamo in comune, come umani, è la felicità, il diritto alla ricerca della felicità individuale** in una collettività che lo consenta con norme basate sulla logica e volte alla stella polare del piacere umano. E in questo, i figli, c’entrano come un urlo a squarciagola, un quadro mal dipinto o un tuffo bomba nella piscina comunale: meglio farne pochi e con più attenzione.

 

[D.C.]

 

* Sì, così nessuno ci pagherà le pensioni e vivremo chiusi in una struttura dove ci accompagneranno al fine vita imbottendoci di cinepanettoni. Ma per i vostri figli un piccolo sacrificio possiamo farlo, no?

** Per quelli “ma la felicità è vera soltanto se condivisa”: non puoi condividere ciò che non hai. Un passo alla volta, ragazze.

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