Le sfumature del razzismo

Lo avete già letto tutti, e non devo raccontarvelo certo io, ma perbacco: hanno aggredito Aranzulla.
Anzi, un uomo probabilmente ubriaco e sotto effetto di stupefacenti ha aggredito Aranzulla.
Meglio, un uomo di colore, probabilmente ubriaco e sotto effetto di stupefacenti, ha aggredito Aranzulla.
Concludo: un uomo di colore, di quelli che salviamo dalla guerra (sic), probabilmente ubriaco e sotto effetto di stupefacenti, ha aggredito Aranzulla.

Quanto è aumentata la vostra indignazione, man mano che specificavo? E soprattutto: vi siete indignati perché Aranzulla è stato aggredito da uno di quelli che salviamo dalla guerra o perché la vittima dell’aggressione, Aranzulla appunto, ha pensato bene di specificare il colore della pelle ma soprattutto di presumere le analisi del sangue e persino la provenienza geografica e la guerra da cui l’assalitore fuggirebbe?
Un passo indietro, per chi non capisse di cosa stiamo parlando.
Salvatore Aranzulla, per chi non lo conoscesse, è l’idea che vostro nonno ha in testa di Chi vi spiega l’internet: un ragazzetto che ha avuto successo pubblicando guide semplici e alla portata di tutti riguardo l’informatica. Sulla correttezza e l’utilità di tutte le guide non mi esprimo, perché non è il mio compito, vi basti sapere che è un personaggio noto.
Il 9 maggio ha pubblicato un post, facilmente visibile sul suo profilo Facebook, in cui denunciava l’aggressione subita dal neg tipo di colore salvato dalla guerra, ottenendo una marea di commenti che gli facevano notare il razzismo intrinseco quantomeno della forma con cui ha espresso le sue preoccupazioni, insieme ovviamente a quelli di strenui difensori della sua causa.
Quello che mi ha fatto riflettere è stato il leggere qua e là di quanto sarebbe insopportabile questa netta divisione tra razzismo e antirazzismo. E mi viene da ridere, perché pur volendo immaginare diverse sfumature di razzismo, non ci sono riuscito.
Sono razzista verso i neg tizi di colore che scappano dalla guerra che rubano. No, impossibile, ce l’ho coi ladri, al massimo. Hanno scelto (più o meno forzatamente, d’accordo) di rubare, ma il colore della loro pelle o la loro provenienza non hanno nulla a che fare con questa scelta. Magari faccio un passo avanti, e cerco di capire perché rubano, ma capisco che determinati sforzi facciano male al cervello e quindi lascio che siano altri a dire cosa dovete pensare.
Non posso essere razzista, perché anch’io sono emigrato dal Sud. Questa frase, che Aranzulla ha scritto davvero (ok, le parole sono differenti ma il concetto è quello) in un maldestro tentativo di affrancarsi dall’etichetta di razzista, è talmente paradossale da non aver nemmeno bisogno di commenti.
O sei razzista o non lo sei, semplice. E sì, è giusto cercare una riflessione e lamentarsi della scarsa sicurezza, specie nelle grandi città, ma farlo utilizzando certe generalizzazioni bieche e populiste è un pelino razzista, bisogna ammetterlo una buona volta.
Insomma, Aranzu’, io non ti voglio condannare, facciamo che hai detto una cazzata, che magari ti scusi per averla detta e che rifletti sulla condizione di chi davvero scappa dalla guerra, e perché.
Magari puoi chiederlo al dottor Mohammed Jammo, uno dei pochi sopravvissuti di un barcone che si è rovesciato in mare perché noi non volevamo salvarne gli occupanti. Terrificante, vero?
Prova a scrivere una guida su questo.

[E.P.]

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