La xenofobia non è xenofoba.

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Una riflessione probabilmente un po’ di sinistra di Franco Sardo

Se avete passato almeno venti minuti degli ultimi 3 giorni sui social italiani e quei venti minuti non li avete passati a commentare quella sorta di Giochi Senza Frontiere della paccottiglia musicale che risponde al nome di Eurovision Music Contest, vi sarete accorti che da qualche parte in Friuli, il suo presidente di regione eletto tra le fila del Partito Democratico, Debora Serracchiani, ha detto qualcosa. E non solo lo ha detto, lo ha fatto trascrivere in una nota ufficiale della presidenza:

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”

Questa la frase rilanciata su giornali, siti web, blog e social network di tutta Italia. Lo spunto del commento proviene da un fatto ben specifico: l’aggressione e conseguente tentativo di violenza sessuale nei confronti di una ragazza di 17 anni, avvenuto a Trieste, per cui il principale indiziato, stando alle testimonianze, è un richiedente asilo iracheno, con dei precedenti penali.

Senza che il caso nello specifico sia stato minimamente preso in considerazione, sui social si è scatenato un dibattito molto acceso sul senso delle dichiarazioni della Serracchiani. Di primo acchito in molti facevano notare come una frase del genere, che sembrava xenofoba, poteva essere detta da uno xenofobo e portava a conseguenze xenofobe, beh, forse era xenofoba, quando non propriamente razzista. Di risposta sono sorti i primi commenti di segno opposto, all’insegna del “è stata fraintesa”. Più timidi, ma presenti, sono giunti anche commenti del tipo “ha solo detto quello che pensiamo tutti”. Queste posizioni hanno riguardato persone e ambienti considerabili tutto sommato prossimi ad un elettorato sedicente progressista. Poi, a un certo punto è arrivato questo:

Come se non bastasse poi anche questo:

e infine anche questo (cliccate per leggere l’articolo per intero):

Prima Forza Nuova sostiene le parole della Serracchiani, portando ovviamente acqua al suo mulino “anti buonista”, poi la Lega, per voce di due suoi rappresentanti di alto livello, ne approfittano addirittura prendendo le distanze dalla discriminazione di quelle affermazioni che, anche alle loro orecchie (elettorali, ca va sans dire), evidentemente sono suonate “inaccettabili”. La Lega. Che prende le distanze da una frase della Serracchiani. Perché troppo discriminanti. Rotfl. Sì: rotfl. Poi però Salvini propone la castrazione chimica per tutti, la barbarie egualitaria. Ancora rotfl.

E’ uscito persino un pezzo del filosofo vetero testamentale Diego Fusaro il quale arriva, riproponendoci la medievale teologia dantesca come fosse un sharia dei moderni paesi cattolic… ops, scusate, laici ma a trazione cattolica, a dare ragione, indovinate un po’, alla Serracchiani.

E qui viene il bello. Qui comincia quel viaggio nella distopia di George Orwell che passando dal “Bispensiero” di 1984 arriva a “Tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri” della Fattoria degli Animali.

Forse per disperazione, forse per sincera confusione, forse per quella sensazione di baratro che accomuna tutte le strenue difese dell’indifendibile, sono cominciate ad arrivare delle curiose giustificazioni.

Personalmente ho assistito a, nell’ordine:

– “La polemica è inutile, non voleva dire quello che ha detto.”
– “Chi vede del razzismo in questa frase evidentemente è il primo razzista.”
– “La massa non fa lo sforzo di capire un messaggio espresso male.”
– “Ma su, ma davvero secondo voi la Serracchiani può mai essere razzista?”
– “Esprimeva solamente un’opinione così, giusto per dire che uno ci rimane più male.”
– “Se ci pensi non è poi tanto diverso dall’aggravante del legame famigliare.”
– “Se una violenza è più inaccettabile le altre non sono meno inaccettabili.”
– “Tutta colpa degli utenti dei social network che vogliono fare polemica.”

E altri commenti del genere. Nel complesso un understatement in piena regola, altrimenti detto: unghie grattuggiate sugli specchi della realtà, calci in culo alla logica (Wittgenstein dovrà fare doppi turni), uno sbucciare costante delle parole dal loro senso perché quel senso… è insopportabilmente contraddittorio. In ultimo, come detto sopra, vere e proprie pratiche di Bispensiero. Tutte difese nobili, che provengono evidentemente da persone che giustamente non vogliono credere che una tale eminenza del Partito Democratico (vice segretario fino a una settimana fa) possa dire una cosa del genere. Difese che però contrastano con quanto detto direttamente dalla Serracchiani nella stessa nota ufficiale, nella seconda parte, quella che praticamente nessuna agenzia ha trasmesso, se per brevità, poca notiziabilità, furbizia o pietà non si sa:

“Sono convinta che l’obbligo dell’accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza. Per quanto mi riguarda, gesti come questo devono prevedere l’espulsione dal nostro Paese, ovviamente dopo assolta la pena. Se c’è un problema di legislazione carente in merito bisogna rimediare.”

Ora, per capirci, torniamo un attimo al caso specifico. La Serracchiani chiede che l’autore di uno stupro, anche quando detentore del diritto d’asilo politico, debba, prima di tutto scontare la pena in Italia, e ok, ma poi debba venire espulso. Ma noi sappiamo, e se non lo sapete sappiatelo, che l’espulsione non può avvenire se il paese di origine è in guerra, se la persona da espellere vi rischia la vita, e se può essere vittima di discriminazioni. E non lo dice Saviano, lo dice la Convenzione di Ginevra. Perché? Perchè portare una persona in una zona di guerra, dove rischia la vita, corrisponde, grazie ancora Wittgenstein, ad una potenziale condanna a morte. Ora, si dà il caso che l’inquisito per la violenza sia un iracheno. Si dà il caso che, da tipo circa 14 anni grazie a delle prove false che i servizi segreti italiani hanno procurato agli Stati Uniti, l’Iraq sia in guerra.

In generale, la condizione di un criminiale richiedente asilo in Italia è molto complessa, vista la contraddittorietà delle norme di una pasticciata riforma del diritto all’asilo chiamata Bossi-Fini. Sappiate però che la Serracchiani non sarebbe d’accordo con voi, perché lei propone una soluzione: l’espulsione, a qualunque costo, in qualunque posto. Tra l’altro, dopo aver scontato la pena, così come aggiunta, o se preferite, aggravante. Capite perciò lo scoramento di chi si trova ad avere un po’ di senno e condividere il destino politico con una persona che superando a destra luminari progressisti come Umberto Bossi e e Gianfranco Fini propone di calpestare la Convenzione di Ginevra sui diritti dei rifugiati?

“Se c’è un problema di legislazione carente in merito bisogna rimediare.”

Ah, piccola nota a margine, ci sarebbe anche una presunzione di innocenza fino a prova contraria nei confronti dell’assalitore che non è stato colto in flagranza di reato. Ma vabè, che volete che sia, comunque vada, föra da i ball!

In definitiva, le parole della Serracchiani sono riuscite, nel loro impeto giustizialista con tonalità xenofobe, a mandare completamente all’aria l’intera impalcatura, forse una delle ultime, che sostiene il rapporto fra quelle persone che credono in un egualitario ed indemandabile rapporto di assistenza dignitosa e aderente allo stato di diritto per gli immigrati e rifugiati, e il Partito Democratico.

Perché dico questo? Perché il PD non ha commentato, non ha smentito, non ha chiarito. Il suo neo eletto segretario, Renzi, non ha proferito parola sull’accaduto. Nessuno dei dirigenti ha commentato. La Serracchiani è stata lasciata completamente sola. Ma ancora di più sono stati lasciati soli i dubbiosi, quelli che non capiscono come sia possibile che una posizione del genere non riceva nessuna reprimenda, nessuna richiesta di marcia indietro, nessuna, nemmeno, revisione. Salvini ha preso le distanze dalla Serracchiani, Renzi no. Renzi in compenso ha dimostrato di fare parte di quelli che in questi tre giorni si è interessato all’Eurovision Music Contest.

Non sappiamo, per esempio, se la proposta di legge di cui parla la Serracchiani verrà presa veramente in considerazione oppure no. Certo, sarebbe bello saperlo, così magari dopo un partito che ci vuole fuori dall’Euro e uno fuori dall’Europa, scopriamo se abbiamo anche un partito che ci vuole fuori dalla Convenzione di Ginevra.

Ma non tutto è silenzio. Un commento è arrivato, ieri, da parte di un editorialista sedicentemente terzo, apartitico, un tempo persino satirico, Michele Serra.

Curiosamente, come Fusaro, anche lui dà ragione alla Serracchiani. Solo che i suoi riferimenti non sono danteschi, bensì, ancora una volta, orwelliani. Sì perché dopo aver dichiarato che lui darebbe tutto quanto agli immigrati, in una lista colma di imbarazzante retorica assistenzialista etnocentrica e generalista (moschee???), colmo di rancore per tutto questo suo buon cuore vergato con sudore della fronte sulla prima pagina di Repubblica, pretenderebbe “con intransigenza assoluta il rispetto delle nostre leggi”. Certo, perché adesso non è così. Adesso gli immigrati negli alberghi e i terremotati in tenda. Adesso il profugo fa come gli pare. Adesso, siccome non abbiamo l’accoglienza integralista di Serra evidentemente non stiamo pretendendo dai rifugiati il giusto rispetto equanime delle leggi. Infatti, è noto, lo status di rifugiato costituisce un’attenuante. Ma certamente.

Come se poi l’accoglienza che l’Italia dà al rifugiato fosse una nostra scelta. Come se non fosse, appunto, una questione di diritto, non da “dare” ma da garantire. Come se potessimo, e dirci ancora dignitosi umani, fare veramente altrimenti. Per Serra noi dovremmo fare di più e renderli cittadini italiani a tutti gli effetti uguali agli altri, ma in ultimo, un po’ più uguali, perchè con loro l’intransigenza dovrebbe essere assoluta. Altrimenti, come dice la Serracchiani, espulsione. Peccato non poter espellere lo stupratore italiano, viene da dirsi. Magari espellerlo direttamente in Iraq, e gettarlo sotto i colpi di un mortaio italiano. Così anche lui, come i rifugiati, potrà sentirsi non solo uguale, ma più uguale degli altri.

Debora Serracchiani, invece, non è uguale per niente a questa giovane promessa della politica italiana:

PS: Ci sarebbe anche un discorso da fare, discretamente lungo, ma non meno vero, sull’idea che una violenza subita da una ragazza, seppure minorenne, debba automaticamente diventare un affare sociale, che riguardi la società nel suo complesso, come se quel “patto” sia stato tradito non nei confronti della ragazza aggredita, ma di una ragazza che dà accoglienza, come se quella accoglienza non fosse disciplinata da leggi che la impongono e come se quella ragazza fosse un tutt’uno con la società nel suo complesso, espropriata quindi, in ultimo, persino della sua identità, del suo dolore, così rapacemente carpito a fini propagandistici da una rappresentante di questa nostra società.

[F.S.]

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7 comments

  1. Eh, vabbè, prima o poi una nota di disaccordo viene fuori.
    Ma anche fregasega, come se potessi permettermi di sindacare su quisquilie quando là fuori ci sono integralisti cattocristiani, antivaccinisti e grillini

  2. Nella speranza di essere assunto dalla redazione per polemizzare per 2 euro al mese più in omaggio la possibilità di pagare 1 caffè a Sgarbi, commento il vostro articolo.

    Sono solo in parte d’accordo con l’articolo. Il problema è più complesso da trattarlo con parole fighe e fini a se stesse dalla morale contorta di quest’articolo. Quindi diversamente da voi, lo tratterò con parole fighe e fini a se stesse ma dalla morale semplice. Iniziamo. Anche io, tra incontrare un infame di notte per strada che si avvicina amico e dopo 2 minuti vuol rubarmi e tra scoprire che mi ha fregato una persona che conosco e a cui ho dato tanto, mi incazzo di più. Diceva Bloch (copio, non la so a memoria): “Quando ti morde un lupo, pazienza. Quel che secca è quando ti morde una pecora.”. Questo discorso del danno subito rispetto a considerazioni extra-giudiziarie penso valga per tutti gli esseri del pianeta, non siamo robot. I problemi subentrano quando 1) per qualunque legge di quasi qualunque stato, e mi sembra pure sensato, se ti rubano 100 euro, o è un ladro che conosci o un borseggiatore che non vedi nemmeno mentre scippa, il reato contestato è identico. e dunque, non vedo perché il suo status politico internazionale o la sua nazionalità dovrebbero fare la differenza. 2) i nazionalisti continuano a considerare la strana idea che subire un torto da un italiano sia “più accettabile”. e lo fanno in scala mondiale (i nazionalisti a bari preferiranno il furto di uno della sua città che un napoletano o uno del nord, un pisano preferisce essere fregato dal politico locale che dal politico livornese, e guarda caso spesso questi sono gli stessi haters su scala nazionale). io invece sul discorso di città e confini boh, mi incazzo uguale, e vabbè, non mi entra sta storia dei confini. Quindi, questa uscita stupida è ignoranza da parte della deputata con un mix di nazionalismo latente? Sì ma non basta. Riprendiamo daccapo. Il punto 1: non esiste nessun codice penale di paesi civili dove il reato fatto da un uomo o da una donna, o da uno straniero o da uno no straniero cambi di gravità, ci sono però mille cavilli, di cui sono ignorantissimo ma so che ci sono, tipo aggravante familiare (proprio da voi ben citato) ecc. Il punto 2. L’Italia è la mia casa, se entrano diventano la mia famiglia, vale l’aggravante, o tutte le belle parole dei fascisti di tutto il mondo. Mi sono andato a cercare il tema del reato familiare, non c’entra un cavolo, addirittura io che sono di tutt’altra formazione mi rendo conto che lo zio che violenta la nipote e quindi ha approfittato più subdolamente per commettere un reato e deve avere una pena più alta, non può paragonarsi al fatto che uno str* che violenta per strada fingendosi amico era rifugiato. Anzi, proprio leggendo qualche nota legale sulle aggravanti mi rendo conto che al più (e neppure avrebbe senso), con questa logica dovrebbe pagare di più, a parità di reato, un vicino o un italiano rispetto a uno straniero, che è ultra sconosciuto. Ai fascisti da oggi consiglierò di incazzarsi di più per i reati degli italiani e chiedere di far valere le aggravanti, tanto gli stranieri sono già neri, brutti e cattivi, scemo chi gli rivolge la parola no?
    Quindi qual è sta conclusione super-figa a cui voglio arrivare? Che di queste cose dovrebbe occuparsi un penalista con i controc* e non lei? Sicuramente è questa!, direte. Però se si va a cercare il curriculum del soggetto in questione, è un avvocato, probabilmente più capace di me in materia. E allora quale ca**o è la conclusione? Perché stiamo parlando di un parlamentare con un CV per lo meno idoneo! Prima di darla, guardiamoci intorno. Ad esempio all’opposizione, dove nessun partito sembra far meglio. Tra tanti vorrei ricordare solo Berlusconi che ha candidato, e portato, tra i tanti autorevoli nomi, addirittura Iva Zanicchi al parlamento europeo, la quale ha sempre parlato di battaglie per i diritti degli animali (d’altro canto che cavolo doveva fare, proporre e poi dimostrare matematicamente l’equazione per risanare il debito pubblico?), e poi ha votato per errore la vivisezione, perché non parla inglese e perché sono troppe leggi e ha detto che si è confusa (cercare Zanicchi vivisezione, è il secondo consiglio di ricerca dopo l’autorevole video “iva zanicchi caga in diretta in studio”, ipnotizzata da Giucas Casella, ndr). E quindi, la mia conclusione è molto semplice: tra maggioranza, opposizione e alternative, SIAMO FOTTUTI.

    1. Sai che non ho capito il punto del tuo discorso? Nel senso che sembri proprio dare ragione a Franco Sardo.
      Che, ci teniamo a ribadirlo, riflette su questo specifico episodio e su quanto detto dalla Serracchiani e da altri (e non detto dal PD) in questo caso, non è che adesso la Serracchiani è diventata Salvini di colpo.
      Si tratta di un commento a una notizia, come del resto il 99% degli articoli di questo blog…

      1. Il punto è riassunto dalle ultime due parole della mia ultima frase. In altre parole, tempi grigi. Il mio vuol essere un commento ad un commento a una notizia. Nella speranza che nessuno voglia diventare Salvini, né di colpo, né gradualmente.

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