Legittima vendetta!

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punkgiorno

“Do not pass go, do not get bail, go directly to Osaka Jail, where you get locked or drunk under the table.”
Nofx – Cool and unusual punishment

Avrete letto tutti dei giorni d’angoscia che sta vivendo Alfredo Mascheroni, titolare di un bar di Collecchio, dopo che qualche ignota testa di cazzo ha preso la sua foto e ha fatto girare un JPG sui social network accusandolo di essere un pedofilo. Alfredo ovviamente ha provato a “difendersi” con una serie di post e immagini che riportano la verità e altrettanto ovviamente si è rivolto alla Polizia Postale, sia per tentare di arginare la marea di calunnie che per individuare i colpevoli.

Ovviamente è scattata un’ondata di indignazione contro chiunque abbia condiviso l’orrenda e immotivata diffamazione senza verificare minimamente la fonte, condita come al solito (e come spesso anche noi abbiamo fatto) d’insulti. La bufala è partita, a quanto pare, dalle chat su Facebook, ma ha raggiunto rapidamente oltre 20.000 condivisioni. Giustissimo spingere affinché le persone non cadano in queste pericolose bufale e non le propaghino, ma prima di tutto è necessario individuare il responsabile, ossia colui che ha dato il via a tutto questo, rischiando di rovinare la vita a un innocente con un’accusa infamante completamente falsa, perché in tutta questa storia è chiaramente lui il vero colpevole.

Ebbene, eccolo qua.

Ghisberto Villanzon, originario di Venezia ma residente a Collecchio, nome noto negli ambienti di estrema destra e “rivale in amore” di Alfredo. Pubblico nome, cognome e indirizzo così potete andare a cercarlo su Facebook e sputtanarlo.

Cioè, no, non potete, perché Ghisberto Villanzon non esiste, la foto è di Donald Harvey, un serial killer americano morto in carcere in seguito alle percosse degli altri detenuti un paio di mesi fa. E se avete pensato di correre su Facebook a segnalarlo, insultarlo o sputtanarlo siete fottutamente parte del problema, ossia pensate di essere dei cazzo di Clint Eastwood di internet, strumenti di giustizia armati di tastiera, pronti a ristabilire l’ordine a colpi di click. Oltretutto ve l’ho detto all’inizio, che il responsabile del fattaccio è ancora ignoto, e che cazzo.

Ma il punto è un altro: il punto è che se al posto di Donald Harvey avessi messo un poveraccio a caso, con tanto di nome e cognome, e qualcuno avesse condiviso il JPG, non sarebbe stato molto diverso da quello che è successo ad Alfredo. La sete di giustizia si sarebbe trasformata in quello che è a tutti gli effetti essere complice di un’ingiustizia. Quando si assiste a un reato, non si “fa girare”, non si scrive su Facebook, non si twitta e non si mette una foto su Instagram: si denuncia alle autorità competenti.

Secondo me questo dettaglio è da segnalarsi ancor prima di iniziare a parlare di “educare gli utenti a condividere responsabilmente” o, meglio, è il primo punto da capire, ancor prima di “verificare la notizia”. Verificata o meno, la segnalazione di un reato si fa ai carabinieri o alla polizia (postale, nel caso di internet), non si fa sui social. Lo stesso Facebook ha uno strumento, la segnalazione anonima, che consente di riportare contenuti offensivi o ritenuti inadeguati; per quanto perfettibile, è uno strumento migliore e decisamente più corretto rispetto a “condividere” un presunto illecito.

Sputtanare qualcuno online non è l’equivalente di segnalare un incendio ai pompieri, è l’equivalente di riportare al bar un “sentito dire” particolarmente odioso (e magari falso), ma amplificato all’ennesima potenza: un comportamento dannoso, irresponsabile, che potenzialmente fa danni tali che avete voglia a dire che avevate buone intenzioni, una volta che il danno è fatto è fatto, e chi ha partecipato alla gogna è complice di chi l’ha messa in piedi. Non altrettanto grave, ma neanche qualcosa per cui aspettarsi degli elogi.

Lo so. La vendetta è una ficata, è catartica, è liberatoria. Eric Draven, il Punitore, La Sposa, Paul Kersey, William Wallace, ci piacciono tutti quando fanno un culo così ai bastardi di turno, quando la loro giustizia cala sopra i malvagi con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno. Ma sono solo dei film.

Questo concetto potrebbe essere esteso a mille altre situazioni, visto che la rete è piena di condivisioni di casi di immigrati delinquenti, politici delinquenti, medici delinquenti, che poi viene fuori che non era vero un cazzo e il “delinquente”, al limite e nel malaugurato caso che la vittima della condivisione sia una persona vera, è il coglione che ha calunniato qualcun altro, oppure criminali non ce ne sono, ed è solo passata una generica offesa verso una categoria, che di norma non è qualcosa per cui Obama ti darebbe la famosa medaglia.

Nell’attesa di un’internet più responsabile e consapevole, però, si potrebbe studiare una variante al famoso meme, tipo:

E avendo già detto tutto quello che volevo dire, direi che con questa posso anche chiudere.

Buona settimana a tutti.

[B.K.]

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