Tifo e Staminali

Il paese è diviso.

Certo chi ricorda qualcosa dai libri di storia, o da gli album dei calciatori Panini, ricorderà anche che l’Italia è sempre stata una terra frammentata, ma mentre all’epoca di romani e barbari, come in quella di regnanti e sudditi, migliorarsi era una questione di possibilità, oggi è una questione di scelta.

C’è chi direbbe che è una questione di tifo.

Nel momento che ci ha uniti un po’ tutti, uno di quei momenti dello “sport che unisce“, non posso fare a meno di notare che questa unione non ha futuro. Nel mezzo abbiamo un Totti che non giocherà più al calcio, da una parte la ricerca che potrebbe farci vivere meglio che in Star Trek e dall’altra ragazzini che trovano ragionevole spararsi per motivi che già iniziavano ad apparire risibili trecento anni fa.

L’unica cosa che posso sperare è che la parte sana dell’umanità non affondi per via della zavorra del resto delle inutili esistenze di questo pianeta. Situazione più che plausibile dalle nostre parti, a dire il vero.

Intendiamoci, so bene in quale dei due schieramenti poggi il mio culo, ma essere nato in Ritardònia non implica dover per forza tifare per la Ritardatana.

Purtroppo però non tutti riescono a seguire la pur semplice regola del progresso indicata in quel capolavoro di docu-fiction che è Idiocracy: “Lead, Follow or Get Out of the Way“. E per quanto esecrabile possa apparire la scelta di “togliersi dai coglioni”, non è certo quella peggiore, soprattutto quando l’attività prediletta della pseudo cultura di massa è quella di mettersi di traverso a qualsiasi forma di vantaggio collettivo si voglia guadagnare (o addirittura si sia già guadagnato).

E se è vero che dovremmo guardare a ciò che ci unisce piuttosto che a ciò che ci divide, è pur vero che gli elementi di congiunzione si stanno riducendo a qualcosa che un giorno gli scienziati chiameranno “anello di congiunzione tra homo tifus e homo normodotatus“. Praticamente, escludendo ormai anche il cibarsi, ci univano sì e no il respirare e Solo un Capitano.

Ecco, ora considerate che il Capitano è andato.

Non che dobbiamo fare chissà cosa, capisco anche i nostri limiti, ma mettiamola così: quando partirà l’astronave con quel migliaio di esseri umani decenti, sarebbe almeno dignitoso sapere perché il posto che più meritiamo è quello sotto allo scarico dei motori.

Se poi volessimo prendere coscienza di ciò al più presto, magari immediatamente, faremmo un grosso favore un po’ a tutti, compresi, involontariamente, noi stessi.

Intanto c’è chi combatte malattie mortali con tecniche avveniristiche e chi spara perché ha ricevuto uno “sgarro”.
Tu, per chi tifi?
[D.C.]
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