L’amore ai tempi dello stupro

C’è chi ha il cazzo e chi il mestruo. Ognuno ha i suoi problemi.

Lui la vide, era bellissima, di una semplicità splendente. Quella mattina si era già innamorato tre o quattro volte, al supermercato, in autobus, due solo davanti la fumetteria, ma lei, wow. Era talmente bella che il pensiero di lui non riusciva a non viaggiare oltre le prime parole, le prime uscite, fino alla scelta delle mete per le vacanze insieme, ai commenti ai film, ai disastrosi esperimenti culinari e ai giochi da fare.

Ovviamente la fissava senza riuscire nemmeno a farle un passo incontro, figuriamoci a parlarle, in fondo perché avrebbe dovuto considerarlo? Era più grande di lei, qualcuno avrebbe detto troppo, non aveva un fisico da modello e non avrebbe potuto offrirle un futuro da regina. Certo crescendo stava imparando il valore del tempo e la necessità di viverlo a pieno, ma da lì a fermare una ragazza per strada… o forse era proprio la cosa più ovvia, normale e banale? Ma certo! Aspetta, e se fosse fidanzata, o sposata? Non riusciva a vederle l’anulare sinistro e di certo non sarebbe stato l’approccio migliore chiederle “posso vedere il tuo dito?”, o magari sarebbe stato simpatico e premuroso. O più probabilmente inquietante.

Nel frattempo lei andava, mentre lui aveva già allungato un po’ la strada di casa per concedersi ancora qualche attimo di possibilità, per trasformare le fantasie in opportunità, per scoprire se tutte quelle cose che raccontano sull’amore potessero essere vere, almeno un po’. Bastarono una manciata di secondi per infrangere i suoi sogni, poiché invece svoltarono, ognuno per la propria via, lui con il cuore gonfio di speranza e disperazione, “la rivedrò? E anche fosse? Sarei mai abbastanza per lei?”; lei con un post su facebook: “A me ‘sti morti de figa che te fissano per strada m’hanno rotto il cazzo, non se può più anna’ in giro, te fanno senti’ come un pezzo de carne.”.

Evviva l’amore.

Per carità, siamo sempre stati abituati a pesi e misure differenziati, come il famigerato brevissimo passo tra romantico e viscido dovuto solo all’imponderabile gusto dell’oggetto delle stesse attenzioni, ma con l’escalation di espressioni dovuta alla condivisione attraverso i social si stanno raggiungendo picchi notevoli di pericolose incoerenze.

Lei:

Sempre lei, sempre pubblicamente, si fa dei pregevoli selfie in costume da bagno, come se ne fanno tantissime persone, per far vedere il costume stesso e, presumibilmente, quanto veste bene.

[NdR: avevamo anche messo la foto, ovviamente oscurando la faccia, ma abbiamo pensato che comunque la ragazza sarebbe stata in qualche modo riconoscibile dal costume e dai dettagli della stanza, quindi abbiamo preferito toglierla, tanto non cambia la sostanza]

Chiaramente ognuno fa quel che vuole, anche lamentarsi per gli sguardi ricevuti e fare la modella, cosplayer, e l’esibizionista sui social non è una novità né uno scandalo, quello che diventa insopportabile è la sostanziale criminalizzazione dell’espressione, persino la più discreta, dell’orientamento sessuale altrui.

In una sorta di eterofobia dilagante si sta insistendo, con una certo seguito, nella condanna di atteggiamenti onestamente civili e quasi certamente utilizzati dalle stesse persone che li condannano.

Ad esempio, nel caso citato, il maschio alpha che accompagna l’autrice dell’incoerente sfogo l’ha giustamente sostenuta condannando gli atteggiamenti della gente che fa di queste cose, usando termini come “FRUSTRAZIONE SESSUALE” e “ESTINZIONE”, in rigoroso maiuscolo perché il maschio alpha non guarda le ragazze per strada però urla sui social, riesce a fidanzarsi senza esprimere mai desiderio nei confronti di lei (che manco con una doccia di Denim) e saluta i single come uno che abbia vinto alla lotteria saluta i povery.

Quindi passiamo dal “mi piace=romantico, non mi piace=viscido” al “mi piace=eroe, non mi piace=pericoloso criminale”, perché le mezze misure sono come le mezze stagioni, non ci sono più, e non si sa più come vestirsi.

Pagine come Abbatto i Muri, per esempio, oltre a condividere alle volte spunti di riflessione interessanti, contribuiscono spesso alla creazione di uno stato di terrore e odio che nemmeno i TG di regime, con donne che scrivono messaggi del genere “Ti scrivo per segnalarti quello che penso sia un comportamento sessista…”. Ecco, andiamo a cercare motivi per indignarci, incerti su cosa debba preoccuparci o su chi temere/aggredire e ci mettiamo d’accordo su chi marchiare. Stigma un tanto al chilo.

Non di meno la scelta di criminalizzare uno sguardo fino a considerarlo alla stregua di uno stupro è un comportamento che appiattisce il gesto criminale, perché d’altra parte vuol dire che si può equiparare lo stupro ad un innocuo sguardo, e questo è pericoloso, oltre che offensivo per chi semplicemente guarda come per chi abbia davvero subito violenza.

Poi, detto fra noi, questo atteggiamento è alla stregua del “cazzo guardi?”, una roba che era già da ritardati negli anni ottanta.

Capisco che lamentarsi sia sport nazionale, e che l’accesso alla rete delle opinioni non richieste sia un richiamo irresistibile, in fondo anche noi siamo qui per questo, ma un pizzico in più di maturità e di obiettività nell’affrontare le proprie difficoltà e i propri momenti, cercando di non esasperare le proprie reazioni, sarebbe un ottimo inizio per distinguere meglio i problemi reali, ricavandone la serenità per offrire pasti sia a chi la vuole cotta che a chi la vuole cruda.

[D.C.]

PS: Non dovrebbe esserci bisogno di dirlo, ma chiaramente, chiaramente non c’è difesa per qualsiasi comportamento davvero offensivo o – peggio ancora – invadente, prevaricatorio o addirittura violento, verso qualsiasi persona (uomo o donna che sia); parimenti, non si vuole condannare nessuno “perché si fa i selfie in costume”, in tanga, mostrando i bicipiti o un’invidiabile abbronzatura integrale (uomo o donna che sia, l’abbiamo già detto?): ognuno si veste un po’ come vuole e si fotografa come gli pare, e meno male. Ma se qualcuno va in giro vestito leggero (giustamente, con questo caldo), è normale che attiri qualche sguardo e non dovrebbe esserci niente di male in questo, a meno che ovviamente lo sguardo non diventi un apprezzamento urlato e pesante, un insulto, un’avance insistente o chissà cos’altro. Uomo o donna che sia, ovviamente.

Il discorso sarebbe complesso: sarebbero da analizzare molti aspetti della questione (il ricambiare o meno uno sguardo, l’insistenza o la frequenza o la direzione degli sguardi, il diritto di piacersi e il piacere di sentirsi attraente – che vale, ribadiamolo, per qualsiasi essere umano calchi il suolo del nostro amato pianeta), la cosa importante è che un tentativo d’approccio non venga accomunato a un tentativo di stupro, che uno sguardo non venga per forza visto come una minaccia, che un accenno di flirt non si muti a priori in molestia, perché si rischia di fare il giro e di banalizzare atti orribili e di far passare come “tutti porci” o “tutte cagne” persone che chiaramente non lo sono, e che andrebbero considerati nel loro essere persone e individui e non come appartenenti a categorie descritte in modi che sembrano fatti a posta per dividere.

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14 thoughts on “L’amore ai tempi dello stupro

  1. Essere belli è un problema, essere brutti risolverebbe tutto. Anche se renderebbe più difficile trovare un lavoro a contatto col pubblico, attrarre una persona piacevole, sentirsi bene con se stessi…
    E poi, anche da brutti si ottengono sguardi insistiti per strada, quindi conviene essere belli, potendo scegliere!
    O essere almeno “un tipo”, visto che molta gente, più che essere brutta, è gente normale con un brutto taglio di capelli o che veste in modo sciatto. Questione di sfumature che vanno perdendosi, come la differenza tra uno sguardo e uno stupro.

    E sì che la soluzione sarebbe tanto semplice, basterebbe cavarsi gli occhi e pigliare un cane guida, per non arrecare disturbo alla gente attraente, o dichiaratasi tale, su Fakeboobs. Forse, il cane non guarderebbe le belle donne con sguardi estatici o persino lascivi… o forse sì, vallo a chiedere al cane.

    • Ma guarda, io lo capisco che sguardi continui (e magari non voluti) possano infastidire, vale per gli uomini e per le donne – non tutti “vogliono” piacere a tutti, o quantomeno non in senso sessuale – e non è che devono vestirsi come suore per evitare gli sguardi. Solo che, ecco, incazzarsi così tanto per uno sguardo è controproducente per tutti, tutto qui. Alimenta un clima di sfiducia, sospetto, diffidenza, spesso assolutamente non necessaria e anzi lesiva dei rapporti umani.
      Così come vedere ammicchi sessuali ovunque, ovviamente. Sinceramente questa esasperazione dei rapporti fra uomini e donna, spesso a schieramenti contrapposti, ci fa un po’ girare le palle. Così alla parità (proprio a livello concettuale, nella testa della gente) ci arriviamo, se va bene, nel 2099.

      • Mantenere tutto ai livelli maschietti vs femminucce, come nei primi anni delle elementari, è certo più facile che provare a leggere la realtà per come sembri essere – più complicata e con un sacco di colori, e sfumature.

  2. Vorrei esprimere il mio pensiero, ma siccome ho scritto un post apposito tempo fa ti chiedo il permesso di condividere quello, se non altro perché sto sudando alle mani e non voglio bagnare la tastiera 😀

  3. Non so se è opportuno e/o coerente con la policy di questo blog… ma il tema trattato in questo post (e in altri) ha una certa attinenza con quanto io cerco in qualche modo di inquadrare sul mio blog. Una pagina che da mesi cerca di sviscerare alcuni aspetti specifici: prima di tutto la legge anti-stalking e i suoi frequentissimi abusi (nonché la sua sostanziale inefficacia), ma anche aspetti mediatici e culturali rispetto a quello che mi pare un “femminocentrismo” dilagante e tendente all’isteria. Tanto appunto da far apparire il maschio, chiunque sia, come un potenziale mostro. La condanna di gesti come l’occhiata maschile a una bella donna, e le conseguenti fantasie (non per forza solo sessuali), è parte di questa “narrazione”, come direbbe Vendola.
    Detto questo, mi permetto di lasciare di seguito l’indirizzo del mio blog e del profilo Facebook collegato. Naturalmente se questo tipo di “réclame” non è gradita nei commenti, accetterò senza fiatare la rimozione di queste mie righe.
    Grazie per quello che scrivete.
    Ciao.

    Blog: stalkersaraitu.wordpress.com
    FB: http://www.facebook.com/abusileggeantistalking

    • Diciamo che c’è una notevole quantità di “maschilismo” nel blog, ci sono articoli che nel complesso approvo (quelli più informativi sulle leggi e su situazioni di oggettiva violenza o abusi), altri che mi piacciono meno (per esempio in quello sulla finta suicida mi pare che si minimizzi un po’ troppo sulle conseguenze della violenza fisica e domestica: sono due violenze diverse, entrambe molto gravi, entrambe intollerabili, ed entrambi dovrebbero finire davanti a un giudice: in una lei si becca un divorzio con colpa devastante ed eventualmente una denuncia per diffamazione – per la lesione della dignità, ma nel secondo lui dovrebbe finire in carcere per lesioni e\o tentato omicidio, con diverse aggravanti), altri che proprio non condivido. Forse è un po’ troppo livoroso – quali che siano i motivi – nel dipingere “tutte” le donne come mostri, che è un po’ la cosa che contestiamo a pagine come Abbatto i Muri (che lo fa, spesso, con gli uomini).
      Detto questo, hai chiesto il permesso in modo assai gentile, mi pare che il blog non contenga fake news o bufale, per cui permesso accordatto.

      • Grazie Marco.
        Confermo che spesso mi scappa del livore, in gran parte derivato dalla frustrazione per l’andazzo. So che è immaturo ma viene d’istinto rispondere con cazzotti ai cazzotti. Mi prendo la libertà di esprimerlo comunque proprio perché cerco di far prevalere in ogni caso l’informazione e la riflessione ragionata.
        Non ritengo però che sia un blog maschilista, al netto degli “sbocchi” che ogni tanto mi capitano, anche per il gusto (e l’efficacia) della provocazione. Non credo però vada confuso l’impegno a cercare un riequilibrio nei rapporti di genere, specie se argomentati, con il maschilismo. Credo che serva battagliare senza requie per fare chiarezza nelle situazioni. Il pezzo che citi sul finto suicidio, ad esempio, si guarda bene dal dire che il violento non va punito, o va punito poco. Sostiene invece che donne come quella (e non necessariamente sono tutte così…) sono cause di abusi che restano impuniti. Il poveretto non potrà appellarsi al divorzio con colpa, perché nessun tribunale ormai accetta più quel concetto. E se mai può appellarsi alla diffamazione, al massimo sarà una querelina da Giudice di Pace. Nulla che possa restituirgli la vita e i valori così spietatamente annientati e vilipesi.
        Comunque, a parte tutto questo, no, niente fake news dalle mie parti, mai. Ne va della credibilità, una cosa preziosissima.
        Dunque grazie del permesso e buon lavoro.

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