La sottile linea rossa che separa l’uomo dalla merda.

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punkgiorno

“There’s nothing to lose when no one knows your name; there’s nothing to gain, but the days don’t seem to change. There’s nothing to lose, my notebook will explain: there’s nothing to gain and I can’t fight the pain.”
Billy Talent – Nothing to Lose

Sicuramente vi siete imbattuti, in un modo in un altro, nel video di presentazione degli impiegati della filiale Intesa San Paolo di Castiglione delle Stiviere: o perché l’avete visto, o perché avete letto un articolo sull’argomento, o ancora perché siete incappati in qualche meme che lo cita. Il video, lo saprete, è diventato oggetto di sfottò, di offese, fino al punto in cui il profilo Facebook e l’account Twitter della direttrice della filiale sono stati presi d’assalto e, fra offese e minacce, la donna si è trovata costretta a chiuderli, almeno temporaneamente.

Prima di dirvi cosa ne penso, credo sia doveroso fare un po’ di chiarezza sui fatti. Poi se ne può parlare; prima, anche, ma il rischio è quello di dire puttanate, e vorrei provare a evitare.

I fatti sono questi: il video era destinato a un contest interno e risale a Giugno di quest’anno. Lo ha confermato la stessa Intesa San Paolo, nonostante la comunicazione sull’argomento da parte della banca (in gergo si chiama “gestione della crisi”) sia stata tutto fuorché impeccabile. Come riporta l’Huffington Post, dalla banca non si spiegano come e soprattutto chi sia stato a farlo circolare su internet, visto che questo tipo di attività, assolutamente normali nelle grandi aziende che usano tecniche di team building all’americana, rimangono solitamente confinate nella intranet aziendale. A ulteriore prova di questa versione, se non bastasse la logica, interviene la locandina dell’iniziativa.

Si può criticare la banca per lo scarso controllo su contenuti interni. Oppure si può puntare il dito contro l’uso di queste strategie di team building, spesso solo formalmente facoltative e a volte umilianti per i dipendenti.

Si può sperare che venga rintracciato chi ha messo online il video senza permesso. Dopo tutto, in questa situazione è lui lo stronzo.

Tutto questo è normale.

Poi si può decidere di ridere per l’assurdità della situazione e deridere i protagonisti del video. Anche questo è normale, io stesso di fronte alla pessima realizzazione del video e alla ripetizione ossessiva ed enfatica del termine “anzi” ho riso, ho riso proprio, perché sono una brutta persona.

Ridendo della scena, però, ci si avvicina a quella condizione borderline in cui si va a prendere per il culo una persona che si è trovata in una posizione debole, probabilmente involontariamente, suo malgrado o per colpa di terzi, anche se magari a prima vista uno non ci pensa (perché sta ridendo, è una cosa buffa, succede a moltissimi, incluso il sottoscritto). Di fatto, di fronte a una situazione del genere si possono fare diverse cose. Solo che alcune stanno di qua dalla sottile linea rossa che separa l’essere umano dal pezzo di merda, mentre altre stanno decisamente di là, oltre il consentito dalla ragionevolezza o, in alcuni casi, dalla legge. Vediamole insieme.

– Vedi il video. Pensi che sia bizzarro che un video del genere sia diventato virale, ti dispiace pure un po’ per i tizi che vi compaiono. Eventualmente, pensi, scriverò a Intesa San Paolo per chiedere lumi e anzi, suggerire di non far fare certe cose ai dipendenti. Gianni Morandi, che onore, non sapevo tu leggessi questo blog.

– Vedi il video. Che tu rida o meno, alla fine pensi “sticazzi” e passi oltre.

– Vedi il video. Ridi. È grottescamente buffo. Non pensi subito che possa essere frutto di un errore, o comunque pensi che sia comunque tristemente divertente, quindi lo condividi sulla tua bacheca o non resisti e lasci un commento buffo, pensando che sia innocuo. Quando scoppia il casino lo cancelli, o comunque ti senti un po’ in colpa per non aver riflettuto sul fatto che poteva danneggiare qualcuno.

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– Vedi il video. Ridi. Che gente ridicola che c’è al mondo. Non importa com’è finito di fronte ai tuoi occhi, è troppo bello. Lo condividi ovunque. Anzi, ci fai su dei meme in modo che la faccia della protagonista si incastoni per sempre nella grande rete. Scarichi il video e lo ricarichi su youtube, wow, accessi facili. Crei l’hashtag #iocistoH, proprio così, con l’acca in fondo maiuscola, che così riportiamo in auge la vicenda della Cantone che è finita benissimo. Scrivi un articolo sul giornale per cui lavori in modo da sfruttare la viralità dell’episodio per ottenere qualche click. Usi la situazione per fare pubblicità all’azienda per cui lavori, sticazzi se ci sta andando di mezzo un dipendente come te.Vai a cercare la bacheca della tizia per sfotterla o per augurarle il licenziamento. La insulti, magari con un bel “cagna” o un sempreverde “troia”, visto che è una donna. Continui a offenderla altrove anche dopo che ha chiuso tutti gli account. Oppure stai zitto e defilato, ma solo perché hai caricato tu il video. In ogni caso, complimenti: sei una merda.

Vi siete fermati prima della linea rossa? Io sì, ma di poco, ve l’ho detto che ho riso. E voi?

[B.K.]

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17 comments

  1. Ah, bellissimo articolo: è bello trovare in internet una aspirazione etica ogni tanto – e non è vero che il bullismo si esaurisce con l’adolescenza. Certi comportamenti di massa dovrebbero essere censurati (non solo nel senso di ‘cancellati’, ma anche nel senso di ‘scoraggiati’, e forse ‘sanzionati’).

  2. Io non capisco la situazione: il video di presentazione delle persone era tiepido, c’è giusto quell’anzi ripetuto che sembrava messo lì per strappare un sorriso, col meccanismo del gomitino-gomitino-hai-capito-che-è-una-battuta-per-far-ridere?
    Poi, il video olimpico: sembrava una gag in stile I Griffin, una di quelle pensate per non offendere nessuno. Innocua, un po’ spiritosa per il brano di sottofondo, un meccanismo classico da parodia.
    E poi c’è la cover di Occidentalis Karma: non l’ho sentita tutta perché non mi piace nemmeno l’originale 😛 ma non ci vedo nulla di tremendo o nuovo, rispetto alle cover-parodia che sono ovunque su Youtube.
    Lo faccio anche io con gli amici – usiamo sigle dei cartoni – la differenza è solo che non vanno in streaming.

    Ora, stabilite le premesse: capisco chi ridacchia, perché sono video volutamente ridicoli.
    Non capisco perché attaccare chi si dedica a questi divertissement innocui: si rende un po’ ridicolo, come ogni comico improvvisato, ma non è che sta picchiando una gatta incinta con un bastone…
    Pensavo di essere una brutta persona perché mi piace scherzare pesante, ma alla fine sono solo un po’ alieno, alcuni tra voi terrestri sono oltre 😛

  3. Il mio approccio al video è stato “strano”…L’ho trovato in bacheca tipo 5 o 6 volte, postato da amici diversi, con commenti che andavano dalla semplice faccina che ride, a roba tipo:”Complimenti a Fabio!!” o “Ma davvero questi lavorano in banca??”. Normalmente non guardo video (mi fa fatica aprire anche le gif, figurati), però dopo aver visto meme e immaginine varie, completamente digiuna di ogni info sull’argomento, ho guardato anche io, chiedendomi:”Che ci sarà di speciale in un video “pubblicitario” di una banca?”…Guardo…Ecco: non ho riso. L’unico pensiero che mi ha attraversato la mente è stato ho:”Certo che se doveva essere una cosa pubblicitaria, magari potevano usare un mezzo un po’ più “preciso” del cellulare, però tutto sommato è carina l’idea di avere una cosa “schietta” e non patinata. La canzoncina magari poteva essere un po’ meno scontata ma, tutto sommato non essendo attori, dai…Ci può stare”. Figurarsi che, quando un altro mio contatto ha postato il “Secondo video di Intesa” (era intitolato circa così) ho pensato:”Bah, faranno una specie di contest “mondiale” sul migliore staff italiano della banca…Sticazzi…”…Ecco, qui ho scoperto che non era proprio così e che le immagini erano “rubate” da qualcosa di “relativamente pubblico” e questo è il punto in cui, più che ridere, mi sono girate le palle per loro. Mi sono immediatamente rivista in una dipendete che (magari) può essere stata “costretta” a fare questa cosa perchè un Grande Capo lo ha chiesto e lei (magari) se ne stava nel suo molto volentieri. Mi sono girate le palle ed ho sinceramente e di cuore tolto il like ad alcune pagine che seguivo per “ridere”, ma che in questa questione hanno davvero superato la linea rossa, rendendo una cosa che poteva “passare inosservata”, una bolgia infernale in cui nessuno si meritava di finire, dato che si sta parlando di PERSONE VERE, non di attori di comprovato talento che fanno i buffoni, o youtuber della prima ora che vogliono emergere anche facendo le peggiori cazzate…Sinceramente non mi sono divertita e continuo a pensare a come cazzo affronta la sveglia ogni mattina la signora Katia, da qualche giorno a questa parte.

  4. Ciao.
    Io sono una di quelle che ha visto il video su una pagina Facebook; ho riso, ho commentato con una stupidata comica (vado a memoria ma era più o meno così)

    “Quando si è girata verso il collega, dopo aver detto “ci metto la faccia, ci metto la testa e ci metto il cuore” ed ha allungato il braccio verso di lui ho pensato che questo esordisse con ‘E IO CI METTO STO CAZZO’. Sono delusa”

    ma francamente non mi sento in colpa, perché non ho offeso nessuno e non ho sicuramente invaso i profili di sta donna per darle della troia (che poi troia perché?). Il tuo articolo mi è piaciuto, perché hai ragione a dire che lo stronzo è sicuramente quello che ha fatto circolare questo video che doveva restare privato e hai ancor più ragione quando te la prendi con chi ha attaccato personalmente questa donna senza motivo.

    Ma sul fatto che si sia riso e che molti commenti siano veramente spassosi (e senza insulti, tra l’altro) io non vedo nulla di male. O meglio, non vedo nulla di male tra le cose buone. Gli insulti alla direttrice sono un’altra cosa, peraltro senza senso.
    Che sia stata un gran figura di merda è innegabile, ma non credo assolutamente a chi dice di non averlo guardato senza ridere o senza pensare “ma ci è o ci fa?”. Non ci credo, specie prima che trapelasse la notizia sul fatto che tale video dovesse rimanere intero al gruppo bancario.

    1. Ma infatti, Mother Ciabatta, la linea rossa non divide chi ha riso da chi non ha riso (o commentato in modo ironico), ma chi ha deliberatamente infierito sulla protagonista o sfruttato la cosa a proprio vantaggio.
      In realtà, non tutti ridono per le trashate, quindi io capisco anche chi non ha riso o ha provato addirittura pena, evidentemente perché conosce le dinamiche dietro questi video che dovrebbero motivare i dipendenti ma che, a conti fatti, spesso sono solo un’umiliazione.

      PS: io ho riso, ovviamente.

      1. Io ho riso, mi sono anche vergognata per lei, ho pensato “ma che cosa sta facendo” finché ho scoperto che tutto ciò non doveva finire online; a quel punto mi fa comunque ridire il video, ma mi fanno pena quelli che hanno preso di mira quella donna insultandola pesantemente, minacciandola di morte, obbligandola a chiudere ogni profilo a causa della pressione continua. Ecco, quello non fa ridere per niente.

    1. A me, lo ammetto, una risata è scappata. Il video l’ho visto sulla bacheca di Enrico “il Razzista del Giorno” Petrelli, che a onor del vero tutto faceva meno che sfotterla (stava anzi sottolineando quanto umiliante fosse per i dipendenti una roba del genere), solo che ho capito che il video sarebbe dovuto essere ad uso interno solo dopo il pezzo iniziale, da principio ho pensato che fosse un video promozionale venuto malissimo per la pagina della filiale (la cosa non cozzava col commento di Enrico). Quando ho realizzato ho proprio pensato “ma che cazzo ci fa online una roba del genere?”
      (tutto questo, ovviamente, prima che diventasse virale)

  5. Io ho visto il video sulla bacheca di un mio amico, ho commentato con un “vado a chiudere il conto”, che nemmeno ce l’ho in quella banca, giusto per strappare un paio di sorrisi caso e poi ho lasciato perdere perché mi aveva già annoiato…non pensavo nemmeno facesse così tanto scalpore tutta la vicenda…

  6. Non ho visto il video, e non voglio vederlo. Ho dovuto fare team building in contesti simili, ovviamente non volontario. In un caso, ho lasciato perdere, in un altro ho retto fino alla fine. Spero che nessuno posti mai un video di quella giornata, perche’ mi vergognerei un pochino. Anche per questo, capisco che le vittime di questa faccenda siano le persone ritratte nel video.

  7. Io ho iniziato a guardarlo, mi son vergognato per loro e ho lasciato stare. Poi ad una successiva condivisione l’ ho rivisto tutto, ma continuando a provare imbarazzo, ho lasciato stare senza condivisioni o commenti.. Non lo so perchè.. ma da subito questo video, scoprendo dopo che ne esistevano altri, mi ha generato una bella quantità d’ imbarazzo… mi sa che sono ben sopra la linea rossa 🙂 e sinceramente non mi è riuiscito capire tutta sta viralità..

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