Dalla parte della vittima.

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Ci ho pensato per giorni, prima di scrivere qualcosa, e ho voluto appositamente aspettare che il polverone si placasse. Perché si è detto veramente tanto, troppo, perché il rischio di passare per buonista (che poi è davvero un termine del cazzo che non significa nulla, perdonatemi) era alto, perché in effetti non ho molto da aggiungere al quanto mi fate schifo canonico.

Parlo del caso Weinstein, ovviamente, e degli strali che si sono abbattuti su Asia Argento per aver detto di essere stata molestata da lui. Ora, a me Asia Argento proprio non è simpatica, ve lo giuro. La trovo fastidiosa, inutile, priva di qualsivoglia talento, volgare e tanti altri aggettivi negativi. Ma lei racconta di essere stata molestata da costui. Io, vi giuro anche questo, non ero lì quando è o non è successo, e nonostante questo vi giuro anche che non c’eravate nemmeno voi. Quindi, visto che non vedo ombra di smentite, concedetemi di credere che sì, Asia Argento sia stata molestata da Harvey Wenstein, nonostante la mia scarsa simpatia per lei.

Questo ha giovato alla sua carriera? Può darsi. Ne ha approfittato? Ammettiamolo pure, seppur turandoci il naso, ma ricordate: è stata molestata.  È una vittima. Non è stata lei a sedurre Wenstein, è stata violata, qualunque vantaggio possa aver ottenuto dopo. Weinstein ha comunque approfittato della sua posizione e del suo potere per violare lei, come altre donne, con il semplice o fai questo o non lavorerai mai più.

Si è tanto dibattuto di maschilismo, a riguardo, ma io non ho visto un’opinione pubblica maschilista, l’ho vista inumana, incapace di qualsiasi empatia, solidarietà, calore verso chi ha finalmente trovato il coraggio di parlare, perché altre l’hanno fatto prima di lei, perché un muro è stato abbattuto. Come si fa a non capire il dolore, la vergogna, l’incapacità di una vittima di parlare, quando per qualunque stupro da parte di gente non famosa si incita la vittima a non tacere? È uno schifosissimo vicolo cieco, perché se la Argento e tutte le altre avessero denunciato la cosa quando è accaduta, avreste pensato Queste puttane vogliono solo farsi pubblicità, e non dite che non è vero, perché siete maschilisti e inumani.

E anche ipocriti, perché se vi chiedono di abbassare la testa ed accettare soprusi al lavoro, altrimenti andate a casa, non riuscite certo a denunciare per mobbing, perché la vostra azienda è potente, ha più mezzi, si può permettere avvocati migliori. E non riuscite a capire che questa è esattamente la stessa cosa.

Concludo con un video di un attore famoso negli anni 80, chi è della mia generazione lo ricorderà sicuramente, perché con Corey Haim ha recitato in decine di film memorabili (I due Corey, ricordate?). Corey Feldman aveva provato a denunciare in TV, sulla ABC, le molestie subite da lui e da Heim da ragazzini, all’apice della loro carriera, da parte dei produttori, alcuni dei quali ancora nel giro. Ma non ne avete mai sentito parlare, perché Corey Feldman è un attore decaduto, è un drogato, vuole solo far parlare di sé.

https://youtu.be/rujeOqadOVQ

[E.P.]

P.S.: Se si scoprisse che le accuse a Wenstein sono infondate, buon per lui e abbasso la Argento. Le vostre reazioni inumane, però, rimarrebbero.

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24 comments

  1. Non mi trovo molto d’accordo con questo articolo. Per due motivi essenzialmente.
    Il primo è che ignora il tipo di comunicazione cui la Argento ha dato avvio, e a cui i media si sono accodati amplificando. Lei non ha parlato di molestie, ma di stupro. Non mi si dica, per favore: “eh, sottigliezze”. No, non credo che lo siano. Le parole sono importanti, come diceva quello là. Se un tizio mi schiaffeggia e io dico che ha tentato di uccidermi, falsifico la realtà, uso le parole in modo improprio e strumentale. Anzitutto a danno di chi subisce davvero tentativi di omicidio. Usando le parole in modo improprio intorbido le acque, avveleno i pozzi, comunque lo si voglia esprimere. Io stesso, in diversi interventi pubblici, ho avuto quelle che qui vengono definite reazioni “inumane”, non fatico ad ammetterlo. Ma tutte, sempre, partivano proprio dal tipo di comunicazione veicolata. Se fin dall’inizio si fosse parlato di molestie, non avrei avuto nulla, o avrei avuto poco (quello che esprimerò tra breve) da dire. Invece si è parlato e si parla di stupro. Uno spostamento narrativo che manda messaggi non veri, distorti, manipolati, abusivi. E già questo, ragionevolmente, può indurre chi riceve la notizia e ha un cervello minimamente funzionante a prendere le distanze da un approccio empatico.
    Dunque, sgombrato il campo dalle manipolazioni, diciamo che è stato un caso di molestie. Ora la strada è aperta all’empatia? Non così tanto, e di nuovo per come il tutto è stato veicolato pubblicamente. In questo sono d’accordo, piaccia o no il personaggio, con la posizione di Sgarbi: stiamo parlando di un evento che va inserito nel suo contesto. Ovvero quello del mondo dello spettacolo, del cinema, eccetera. Dove questo tipo di “molestie” o “scambi” è la regola. Sbagliata, senza dubbio, perché è l’opposto del merito (lavora l’attrice che la dà, non quella brava), ma comune e costante dai tempi dei fratelli Lumière ad oggi. Chi intraprende quella strada sa di poter incorrere in fatti del genere. E lo sa sia che si tratti di un uomo o di una donna. Sgarbi cita ad esempio due attori maschi che per lavorare dovettero cedere alle profferte di un notissimo regista italiano omosessuale. Fatti noti e accettati quasi come normali, mai definiti come molestie. E se ciò accade in modo pressoché sistematico nel mondo dello spettacolo, per uomini e donne, e in modo saltuario nel mondo professionale “normale”, sempre indifferentemente per uomini e donne, perché Asia Argento, con i media al seguito, ne hanno fatto una battaglia di genere? “Parlo e denuncio a nome di tutte le donne…”, ha detto lei.
    Questo farsi paladina, non richiesta e per nulla rappresentativa, di un intero genere, per eventi che capitano, piaccia o no, sistematicamente nel suo mondo, saltuariamente negli altri, e indifferentemente per maschi o femmine, è bene ripeterlo, è di nuovo una presa di posizione che non facilita l’empatia. Anzi diciamo pure che la disincentiva.
    E allora riduciamo tutto all’osso: è stata molestata, è vero. Spiace per lei. Poteva dire no e non l’ha fatto, ha tratto vantaggio, e ha deciso di denunciare molto dopo, con modalità che non facilitano la solidarietà, ma dai… un po’ di solidarietà diamogliene.
    Non di più, però, anzi decisamente di meno, di quella che si può riservare alla bella donna infastidita per strada da qualche becero fischio di apprezzamento emesso da qualche maschiaccio di passaggio. O no?

  2. Secondo me le cose non stanno affatto nel modo con cui sono state poste: non stiamo parlando di una bracciante agricola immigrata che deve scegliere se cedere ad un ricatto sessuale o morire di fame se perde il lavoro, e non morire di fame lo possiamo considerare un diritto. Non stiamo parlando di un’impiegata che fa sesso con il capo dietro la minaccia di mobbing (e non essere licenziati ingiustamente è un diritto). Stiamo parlando di un’attrice, come dici tu, “priva di qualsivoglia talento”, e non è un diritto avere parti in un film di Hollywood quando non si ha alcun tipo di talento. Questa mi pare una differenza sostanziale. Supponiamo che al colloquio con Weinstein, quest’ultimo si sia presentato con il pisello di fuori: questa sarebbe indubbiamente una molestia, che inizia e finisce qui. Ma la vittima, per definizione, non ha alcun controllo sull’evento che la rende tale; se tu continui a frequentare Weinstein per anni, prendendo l’aereo ripetutamente, questa è una tua scelta. Ed è la scelta di chi, per ottenere una posizione che non merita, scavalca chi è più competente facendo offerte sottobanco.
    Anche la Minetti, per ottenere un posto come consigliere regionale, regali costosi e somme di denaro, ha dovuto fare sesso con Berlusconi. Ma la vittima non è lei, la vittima sono le persone più qualificate che sono state scavalcate da lei e i cittadini che le hanno pagato lo stipendio. Con questo ragionamento, in tutti i casi di corruzione, l’imprenditore che paga la mazzetta al politico è una vittima perché altrimenti non prenderebbe l’appalto e il politico che la riceve è una vittima perché è costretto ad affidare il lavoro all’imprenditore dietro minaccia di non ricevere la mazzetta.
    Tutto questo, nell’ipotesi indimostrabile che Weinstein abbia molestato la Argento, che comunque è diventata abbastanza famosa perché se ne parli in Italia, dove Weinstein non conta niente, solo perché è la figlia di un regista affermato, e non certo una poveretta che non aveva scelta. Tra l’altro, ha appena scritto un libro sull’argomento, per cui la spiegazione più probabile è che stia cavalcando l’onda per conquistarsi una popolarità come sempre immeritata.

  3. Un tempo, nei casi di molestie e stupro, si criminalizzava la vittima, che se l’era andata a cercare: una ragazza magari andava a giro la sera da sola (diritto costituzionale della libertà di movimento), magari in abiti succinti ma non fino al punto di configurare un reato (quindi un diritto: principio di legalità), magari aveva una vita sessuale promiscua (altro diritto: non è reato) e se subiva uno stupro (delitto) si diceva che se l’era andata a cercare solo perché era donna (violazione art. 3 sull’uguaglianza). Non si sarebbe detto lo stesso di un uomo che avesse subito uno stupro mentre girava la sera coi pantaloncini corti. Quindi c’è la vittima, c’è la criminalizzazione, c’è il sessismo.
    Giustamente si è fatto molto per combattere questa mentalità medievale, ma forse la situazione ci è sfuggita di mano e si è arrivati ad un risultato anch’esso discriminatorio verso le donne: adesso una donna può autocertificarsi come vittima e neanche è tenuta a spiegare perché il comportamento di chi accusa si configura come aggressione. Basti pensare al caso Assange, in cui lui è stato ospite prima di una donna, poi di un’altra, che uscivano di casa e vi rientravano liberamente, ma poi ci hanno ripensato e lo hanno denunciato per stupro, per cui vive tuttora come prigioniero senza neanche un processo. Certo, il motivo reale non è quello, ma il fatto che lo stupro sia stato un pretesto credibile è indicativo.
    Ora, se io ho un’azienda e devo assumere qualcuno, perché mai dovrei assumere una donna, che può denunciarmi per molestie e minacciarmi di farmi finire sui giornali? Se un uomo si presenta in ciabatte, posso dirgli che non è un abbigliamento consono, mentre se una donna si presenta vestita da pornostar non posso dire niente perché sarei il maschio patriarcale brutto e cattivo. Anche considerare le donne come degli esseri ontologicamente incapaci di fare scelte, bisognosi di tutela sempre e comunque e non passibili di critiche (altrimenti è criminalizzazione della vittima) alla fine nuoce agli interessi delle donne in primo luogo e in secondo a quelli degli uomini che lo circondano.

    1. Tutto oro.

      Purtroppo come società non riusciamo a evitare di vedere la donna come la prostituta O la santa, la provocatrice O la vittima, non come una persona e basta.

      Che può essere gentile, stronza, buona, cattiva, sveglia, tonta, onesta o delinquente (e diciamocelo: nelle fiction di genere poliziesco è ancora un colpo di scena quando la mente della banda è una donna col caschetto corto).

      Oltre che, naturalmente, santa o puttana.

  4. Io credo che, al di là delle simpatie o antipatie verso le attrici che stanno denunciando ora (non solo la argento), sia facile notare dai commenti chi le molestie le ha vissute e chi no, chi le violenze ha vissute e chi no.
    E mi fa tristezza vedere come chi la violenza e la molestia l’ha solo letta sui giornali (per sua fortuna), sia proprio chi si accanisce di più. E nel vedere l’ingenuità nel credere che basterebbe uscire da una stanza per porre fine agli abusi, come se ci fosse una distinzione nitida, come se fosse così semplice capire e prevenire, beh io mi arrendo.
    È desolante.

  5. Vedo con tristezza che alcuni si arrogano il diritto di decidere cosa è ricatto sessuale e cosa no, in base non solo alla simpatia della vittima, ma in base a quanti soldi ha o a quanto è famosa. Perchè il diritto di lavorare in un film, il diritto ad avere ambizioni, di aspirare ad una carriera nello spettacolo non è un vero diritto, e se ti ricattano a Hollywood, be’, lo sapevi come funziona quell’ambiente, evidentemente ti stava bene. Cioè esattamente come dire se esci da sola la sera lo sai cosa ti può succedere, poi non ti lamentare. Altro che diritto e libertà.
    Vedo anche che alcuni non riescono a fare a meno di voler decidere loro cosa devono dire o pensare le donne, come si devono sentire, se si devono sentire rappresentate dalla Argento o meno. Sapete bene come si chiama questo modo di pensare, se ci riflettete bene ve ne rendete conto da soli.
    Voglio aggiungere alcune considerazioni:
    1. la Argento non ha dato il via proprio ad un bel niente; la cosa è partita molti, molti anni prima e la Argento è solo l’ultima di una lunga lista di donne molestate, come dite voi. Solo che è italiana, la stampa ha dato risalto solo a questa parte della vicenda e voi non pensate nemmeno per un momento che possa esistere qualcosa fuori dai confini nazionali. Il New York times ci lavora da tempo però e qui trovate il riassunto della loro inchiesta
    https://www.nytimes.com/2017/10/05/us/harvey-weinstein-harassment-allegations.html
    2.Non siete voi a decidere se quello subito da quelle donne fosse violenza sessuale o molestie: è la legge a deciderlo. E fareste meglio ad imparare la differenza perchè per legge la violenza sessuale non ha bisogno di rapporto completo, e nemmeno di contatto fisico. E’ il concetto di libertà della vittima che conta
    https://www.laleggepertutti.it/173970_violenza-e-molestia-sessuale-qual-e-la-differenza
    3. L’imprenditore che paga la mazzetta al politico perché altrimenti non prenderebbe l’appalto PUO’ essere una vittima: di estorsione, per esempio, ma anche di concussione. Se l’imprenditore paga per evitare un danno è vittima. Sono le circostanze, e le ragioni, a stabilire chi è vittima.
    4. Il reato resta reato, che la vittima denunci oppure no. Sia che io paghi il pizzo per anni sia che denunci subito un’estorsione è un’estorsione.
    Infine, è sicuramente vero che alcune donne offrono prestazioni sessuali in cambio di favori, ma pensiamo davvero che si siano inventate da sole questo sistema? Come lo avranno mai imparato? E chi mantiene in funzione il meccanismo?

    1. D’accordo su tutta la linea. Col senno di poi mi spiace aver usato solo il termine “molestia” e non violenza, o stupro.
      Ho scritto l’articolo con un grosso peso sullo stomaco, perché la situazione mi ha lasciato a bocca aperta, non me ne volere.

      1. mi inserisco, scusate.
        io invece sono d’accordo sul termine molestia più che su quello di stupro, ma per una semplice questione psicologica: leggere “stupro” fa scattare immediatamente alcuni schemi mentali che è difficile adattare ad Hollywood, mentre “molestia” si adatta di più al caso.
        non è la verità? non importa. io ritengo sia più utile, in questo preciso momento, davanti a queste reazioni, riuscire a far riflettere piuttosto che chiamare le cose nel modo preciso.
        il tuo articolo con il termine stupro sarebbe stato rifiutato dalla mentalità di molti, così forse qualche pensiero in più l’ha smosso.

    2. Avere ambizioni è un diritto, vederle realizzate a scapito di quelle altrui non lo è neanche in teoria. La Argento non è riuscita a costruirsi una carriera cinematografica in Italia, dove Weinstein non conta niente e dove non le mancano le spinte. Non si vede per quale motivo si debba pensare che al netto di eventuali ricatti avrebbe potuto realizzare tali ambizioni a Hollywood. Al contrario, la libertà di movimento è un diritto costituzionale; mettere le due cose esattamente sullo stesso piano è fuorviante. Che sia la legge a decidere cosa sia molestia o cosa no non sono io ma neanche Asia Argento: evitare di criminalizzare la vittima non significa credere sulla parola a chiunque si dichiara tale.
      Certo, l’imprenditore che è costretto a pagare una mazzetta e non la paga perdendo l’appalto è vittima, ma quello che invece la paga, guadagnando più soldi del valore della mazzetta, invece lo è un po’ di meno: quanto meno si trova in una zona grigia. Poi, certo, a seconda delle circostanze e di quanto ha pesato il bastone e quanto la carota, il grado di colpevolezza può variare; ma il confine non è così netto come nel caso di una rapina o di uno stupro.
      In una situazione in cui abbiamo solo la parola della Argento, alla quale ovviamente conviene presentarsi come vittima di Weinstein e ha anche scritto un libro, il dubbio che stia cercando visibilità è ragionevole.
      Non è che sostituire al dualismo santa-puttana la triade santa-puttana-vittima le donne ci guadagnino molto.

  6. Non sono d’accordo con questo post.
    Asia Argento dichiara di essere stata STUPRATA, e non ho motivo di dubitarne.
    Questo va benissimo. Weinstein stronzo. Povera Asia.

    Quello che NON mi va bene è che
    1. Si dica che il Weinstein abbia usato la sua influenza per impedirle di denunciare perchè altrimenti Non Lavorava Piu’
    2. Si dica che in questo il Weinstein è come il capo di Genny Scarrafone, operaia di Mirafiori, che le palpa il culo e minaccia di licenziarla se protesta.

    NO.

    Non è la stessa cosa. Asia Argento non “lavora”. Non è una lavoratrice subordinata. Non fa quello che fa con la necessità economica come driver primario, non fosse altro perchè solo con i diritti dei film del padre e investimenti assortiti può campare a vita.

    E’ sbagliato.

    Asia Argento è una ricca e vapida starlet che è stata stuprata (crimine orribile, in galera lo stupratore e supporto alla vittima).
    Fine.

    Dire altrimenti è l’ennesimo tentativo più o meno consapevole di fare sparire il discorso di classe da ogni narrazione, e noi sappiamo che questo indebolisce proprio le classi più deboli, meno consapevoli di esserlo.
    Questo a mio parere è il vero problema dell’orrido e pedestre discorso sul genere che inquina repubblicapuntoitti e affini da tre o quattro anni a questa parte, e non ho ancora capito quanto sia dovuto a malizia e quanto a reale rincoglionimento.

    Nota a margine: è perfettamente sensato e non-contradditorio ammettere che qualcuno sia una vittima E carnefice di qualcun altro allo stesso tempo.

    Asia Argento è vittima di stupro E una mistificatrice e opportunista che sta regalando al suo paese una immeritata pessima fama con titoli come questo: https://www.avclub.com/asia-argento-flees-italy-amid-victim-blaming-backlash-o-1819773499

  7. Rinoceronteobeso, non ho capito niente del tuo discorso.
    Qui si parla di un sistema disgustoso portato avanti per anni, basato sul ricatto sessuale, mediante il quale Weinstein, ma non solo, commetteva violenze (vedi definizione qui sopra) ai danni di decine di persone, prevalentemente donne, con il silenzio-assenso di tutto l’ambiente, cose che tutti sapevano ma che si tenevano per sè per continuare a lavorare.
    Cosa c’entra la lotta di classe?

    1. Nell’articolo si dice: “E anche ipocriti, perché se vi chiedono di abbassare la testa ed accettare soprusi al lavoro, altrimenti andate a casa, non riuscite certo a denunciare per mobbing, perché la vostra azienda è potente, ha più mezzi, si può permettere avvocati migliori. E non riuscite a capire che questa è esattamente la stessa cosa.”

      No, non è la stessa cosa.
      Questo è ciò che io all’autore sto contestando.
      Cosa c’entri l’idea di “classe” mi sembra autoevidente.

      Ed è proprio l’assenza (rimozione?) dell’idea di “classe” che equipara Asia Argento all’operaia di Mirafiori che intossica e rende controproducente tutto il discorso sul genere come è declinato da quattro anni a questa parte.

    2. Anzi, fammi dire una cosa un po’ squallida che ho maturato in questi giorni.

      Secondo me l’opinione pubblica “inumana, incapace di qualsiasi empatia, solidarietà, calore” è quella di un pubblico che semi-consapevolmente sa che i divi di Hollywood stanno su un altro pianeta rispetto a noi mortali (leggi: classe) ma non ha completamente gli strumenti per elaborare la cosa.

      Non è difficile capire com’è che l’operaio licenziato (o il piccolo professionista che ha chiuso l’attività per La Crisi e si ritrova in un ruolo sociale che non è il suo e che non capisce) senta il bisogno, a pancia, di dire (o scrivere su Facebook) “che se la sbrighino da loro ‘sti ricconi depravati dimmerda, mi pare giusto che anche loro c’abbiano dei problemi ogni tanto – e poi tanto ‘ste attricette son tutte puttane.”

      Recuperare un discorso di classe serve anche a evitare che questa rabbia e invidia (umane e legittime) si sfoghino in cose brutte come i populismi o si sfoghino… sulle donne.
      Le nostre donne, dove “nostre” non significa “italiane, ariane e cattoliche”, come lo intenderebbe Matteo Salvini, ma le nostre sorelle, madri, amiche e colleghe, pure se vengono dal Kyrgyzystan.
      Con cui invece dovremmo lottare uniti per recuperare diritti che davamo per scontati dal Dopoguerra e invece si stanno disgregando sempre di più.

      Per quanto suoni orrendo (e qui ho l’onestà intellettuale di autoaccusarmi di rossobrunismo per la seconda volta), polarizzare l’opinione in uno stupido “maski contro femmine” e dividersi per cose accadute in un altro continente tra un pappone miliardario e una Figlia Di a caso non fa giuoco a nessuno (se non al pubblicista di Asia Argento o all’editore di Lorella Zanardo).

      Ecco in che modo l’idea di classe non solo c’entra ma è una possibile chiave di lettura dell’intero affaire.

  8. PS: il tuo articolo sta dalla parte della Argento e critica aspramente proprio quelli come te che le danno addosso.
    Non è la Argento il bersaglio dell’autore ma le oscenità che le sono piovute addosso in questi giorni. Commenti come il tuo e come gli altri qui sopra sono la causa della brutta figura che ci facciamo; le critiche mosse alla Argento vengono definite “shockingly harsh and retrograde” , non credo serva tradurre.

    1. Ti ringrazio, ma _conosco_ l’inglese, non serve che mi riassumi il contenuto dell’articolo che ho linkato (chissà com’è che non c’è un equivalente femminile dell’orrendo neologismo “mansplaining”…)

      Certo che l’articolo sta “dalla parte della Argento”. E proprio questo è il problema.

      La campagna improvvisata dal pubblicista dell’Argento, pur di regalarle qualche titolo sulla stampa estera che non se la caca di pezza da vent’anni, non si sta ponendo scrupoli a far apparire un intero paese (il suo!) come un branco di animali retrogradi (come tu stessa hai rilevato).

      Il che è anche un po’ una beffa, perchè la Argento è stata stuprata in America (non una America qualsiasi, ma a Hollywood, nell’America quintessenziale!), da un tizio col passaporto americano.

      Non si capisce perchè ci devono andare in mezzo quelli di Rebibbia, che avran tanti difetti ma son meno retrogradi dell’americano più civile.

      Accusami di rossobrunismo, se ritieni, ma la manovra dell’Argento mi sembra in questo senso un tantino squallida, superflua, e lesiva degli interessi di tutti meno che dell’interessata.

      Ciò, ovviamente, non toglie che l’Argento sia ANCHE vittima del Weinstein.

      Come dico nel posto più sopra, uno può essere vittima E carnefice in relazione a soggetti diversi.
      Tipo: Michael Jackson era un filantropo E una vittima di pedofilia E un pedofilo.
      Al Bano fa cacare ratti morti, ma per gli orfani dell’Ucraina è legittimamente un eroe.
      Capito come?

      1. Scusate tutti, ma l’articolo non sta dalla parte dell’Argento, non mi è simpatica, lei lì, l’ho anche scritto. L’articolo, come il titolo astutamente suggerisce, sta dalla parte della vittima. Si tratta, a mio avviso, di fare un passo indietro e prendere la violenza (molestia, stupro, ricatto) per ciò che è: violenza.
        Per questo non ci vedo nessuno svilimento della lotta di classe e nessuna difesa di Asia Argento, se non per il suo essere vittima, di violenza fisica da parte di Wenstein e verbale da parte dell’opinione pubblica. Lei è solo il punto di partenza di una riflessione più ampia.

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