Che confusione, sarà perché non baro

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Il CIO esclude la Russia dai giochi olimpici invernali per la gestione del doping “di stato”.

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Come cantava il buon Frankie Hi-NRG “l’imperativo è vincere […] la sola regola è esser scaltro”.

Questa volta il paese russo, cugino strano del mondo civilizzato che vuole a tutti i costi essere considerato importante, tanto da comportarsi in maniera inquietante o barare giocando, ha incrociato la mamma pronta a metterlo in castigo senza remore.

Eppure non riesco a vedere in questo cugino tutte le colpe del caso. Perché se è vero che ‘sta smania di vincere e contare qualcosa la esprime nel modo più sbagliato, è pur vero che gli adulti intorno a lui non hanno fatto nulla per chiarirgli le idee a riguardo.
Già, c’è un po’ di confusione, come se il padre del mondo fosse Luca Giurato.

Siamo cresciuti con il mito della vittoria, vincere e vinceremo, Rocky 4, Simply the best e We are the champions. Siamo anche cresciuti con “l’importante è partecipare”, ma quelli che hanno partecipato non se li incula nemmeno la mamma. Quindi poi, tutte quelle regole messe lì quasi apposta per impedirci di raggiungere lo scopo, mandano un segnale contrastante.

Lo stesso capita con il mercato, una robetta mica da poco, in cui prima si piazza lì un sistema in cui “chi vince questo vince tutto” poi, appena uno scopre il modo di vincere, lo si zeppa di regoline e regolette supplementari per impedirglielo.

Il lavoro è alla base della vita sociale, della dignità personale e della repubblica. Però è evidente come lo scopo non sia avere più lavoro, bensì avere più soldi, e i soldi, quelli veri, non si fanno lavorando, o comunque non con l’idea di lavoro che ci viene insegnata da piccoli. È chiaro che poi mi stranisca se m’intralciate con qualche legge anti-truffa.

Ci viene imposto di produrre come bambini cinesi sotto cocaina, ma rispettando una ragnatela burocratica che manco Shelob, e codici di sicurezza da far sembrare una passeggiata nello spazio una passeggiata nello scazzo.

Al solito, devo mettere la famiglia davanti a tutto, alla base della società. Poi vengo accusato di nepotismo al primo posto in cui imbuco un parente.

E queste sono solo alcune delle contraddizione davanti alle quali veniamo messi quotidianamente, un bombardamento in bianco e nero che non fa che creare confusione in cui alla fine, chi ce la fa, sono quelli che riescono ad adempiere i propri obiettivi eludendo le restrizioni del caso. E chi cerca di stare nelle regole ha una gran difficoltà a capire, perché non c’è premio nel rispetto delle regole, se non una evanescente sensazione di correttezza che sfuma come l’eco di una bestemmia solitaria di fronte all’acclamato vincitore. Un po’ come quando girate un’ora per trovare parcheggio e passate la stessa serata nello stesso locale con il tizio che ha parcheggiato lì davanti in doppia fila.

Intendiamoci, io apprezzo il vostro sforzo, ma intendiamoci ugualmente, con il mio apprezzamento ci comprate una ceppa di cazzo e due Liquironi.

Con questo non voglio dire che barare o delinquere sia la cosa giusta da fare, dico che a dispetto di una società funzionante quasi utopica, e alla luce della contingente confusione, vale la pena soppesare bene le proprie scelte e non sovraccaricare di colpe chi in questa bilancia ha notato una certa sproporzione e una smaccata convenienza per uno dei due piatti.

Russia olimpica, t’ha detto male: buona l’idea, pessima la realizzazione.

E comunque rimanete sempre il cugino strambo con la testa grossa che parla poco e strozza gatti a mani nude.

[Diego Cerreti]

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