I sette gradi del fascismo.

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In risposta all’incursione skinhead di qualche giorno fa alla riunione dell’Associazione Como Senza Frontiere, oltre diecimila persone si sono ritrovate sul lungolago di Como: cittadini, associazioni e istituzioni hanno manifestato contro il fascismo, imitati  in molte città da altri cortei e presidi antifascisti, uniti nella lotta “contro ogni intolleranza”, che era anche lo slogan dell’iniziativa.

L’antifascismo, che la nostra repubblica ha inciso nel DNA grazie alla XII disposizione finale della nostra Costituzione, non si misura: o uno è antifascista oppure no. Se uno però una persona non è antifascista, e quindi non avrebbe problemi se un partito fascista si riformasse o prendesse magari il potere, il suo grado di fascismo andrà da 1 a 7 su una scala ben precisa. Badate bene, però, che non è un valore quantitativo, cioè più è alto più uno è fascista, ma qualitativo: descrive infatti il tipo di fascismo.

La scala in questione, atta a misurare il tipo e le qualità del fascista, si chiama Bristol Stool Scale ed è solitamente riassunta schematicamente così:

Il tipo 1 di fascismo è il fascio-populismo isolato. Un buon esempio potrebbe essere costituito dalle idee di un cantante che, privato della visibilità a causa della sua omofobia e del suo razzismo, si riduce a fare proclami fascisti su Facebook (rigorosamente con lo smartphone tenuto verticalmente) o durante i concerti alla Sagra dei Cazzi di Pane di Valcazzate sul Lambrusco blaterando di moneta sovrana e di negare i diritti agli altri fomentando una specie di guerra fra poveri. Fa quasi più ridere che incazzare, ma sempre quello è.

Il tipo 2 è il fascismo frustro-organizzato. Ci sono numerosi partiti, associazioni e movimenti che concentrano un certo numero di persone in agglomerati aventi da un lato la forma di una soffice fava di merda, dall’altro un discreto numero di rigurgiti fascisti nei programmi e nei discorsi pubblici. Purtoppo per loro, gli iscritti  a questi gruppi non possono, per ragioni squisitamente legali, ammettere apertamente che sono fascisti, con conseguenti e frequenti equilibrismi linguistici atti a non tradire i propri ideali mentre si pronuncia un sofferto discorso in cui si dovrebbe, per esempio, condannare la violenza (è un esempio a caso, non pensate subito male).

Il tipo 3 è il fascerei ma non posso. Condizione propria di chi è fascista e lo dimostra in ogni cazzo di dichiarazione che rilascia, ma non lo vuole dire apertamente. La recita del vorrei-ma-non-posso, però, presenta delle crepe: lo tradisce il suo non riuscire a pronunciare la parola “antifascista” per intero (anche perché, come ogni pentasillabo, va oltre le sue capacità lessicali), il voler per forza fare ogni volta il paragone fra fascismo e comunismo (che è una cacata, ovviamente), o il continuare a dire che il fascismo è passato, che non c’è più o che non è un problema anche all’indomani di un’aggressione fascista.

Il tipo 4 è comunemente noto come fascismo paraculo. Chi segue questa forma particolarmente viscida e strisciante di fascismo arriva anche a dichiararsi apertamente antifascista, se serve, ma poi non c’è versi di vederlo votare – per esempio – contro l’apologia di fascismo, o a favore delle unioni civili, dello ius soli o di qualsiasi provvedimento odori vagamente di egualitarismo sociale; senza contare che, per un pugno di voti, si metterebbe a fare la verticale pur di stringere la mano a Mussolini.

Il tipo 5 è il fascismo-vedetta-eretta. Alcuni fascisti, avendo scarsi mezzi per dimostrare la propria appartenenza al genere umano, si riuniscono in piccoli greggi sfoggiando la postura eretta e l’uso del pollice opponibile. L’uso di tale funzionalità digitale viene espresso reggendo solitamente un libro del “nemico” (un testo di Gramsci, per esempio, che probabilmente non è stato letto e in ogni caso sicuramente non è stato capito). In altri casi, più coerentemente, reggono un qualche libro del cazzo che parla di sudditanza della donna, dell’inferiorità di qualcuno rispetto al maschio bianco cattolico occidentale o della storia d’amore fra una rincoglionita e un disadattato di Roma Nord.

Il tipo 6 è il fascismo duro e puro. Spogliato di qualsivoglia forma di ipocrisia, vergogna e dignità, è il fascismo di si dichiara apertamente fascista e lo fa con fare compiaciuto. Il fascista duro e puro colleziona busti di ghisa di pelati impettiti, leva bracci al cielo come se avesse ancora senso, insulta apertamente froci e negri, toglie da tutti i mazzi di tarocchi la carta dell’Appeso e quando è solo in casa mima pestaggi di fronte allo specchio mentre se lo fa venire duro pensando a D’Annunzio che si pratica da solo una virilissima fellatio (perché il vero fascio non ha bisogno delle femmine se non come giumente da monta e perché se c’è una leggenda metropolitana del cazzo a cui credere, lui ci crede).

Il tipo 7 è il fascismo occulto. Segue il fascismo occulto chi non dice mai apertamente d’essere fascista,  anzi, se lo chiami fascista fa anche finta di offendersi un po’, ma in compenso è cintura nera di “non sono razzista, ma…” e di revisione storica (“e allora le foibe?”). Il fascio occulto adora i leader forti e si sente tranquillo solo se qualcuno gli dice esattamente cosa fare e, ancora meglio, cosa pensare. Il suo coraggio nel dare fiato alla bocca è direttamente proporzionale al numero di persone che la pensano come lui che ha intorno, ma se isolato è pronto a rimangiarsi ogni cosa pur di non correre rischi.

Adesso, se vedete una qualche forma di fascismo, sapete che consistenza ha la merda di cui è composta.

 

Lo so, lo so, l’umorismo sulla cacca è dozzinale, ma d’altra parte fra intolleranza, autarchia e tirannide anche il fascismo è piuttosto dozzinale come ideologia. E i fascisti stessi sono dozzinali come villain: tutta quell’iconografia da macho serve a poco, se per imporre le tue idee devi usare la violenza, in branco, contro i più deboli. Puoi scrivere “dux” sul manganello col font più nostalgico che ti viene in mente: rimarrai sempre una merda e una mezza sega, indipendentemente da quanto forte urli.

Buona settimana.

[Marco Valtriani]

PS: il solito disclaimer, che si allunga ogni volta.

“Essere di destra” chiaramente non vuol dire “essere fascista”. Si può essere liberali, patriottici, conservatori senza essere fascisti. Essere di destra non implica automaticamente l’essere intolleranti, l’essere violenti o il voler imporre la propria visione ideologica agli altri. Qui non si parla di “essere di destra”, ma di essere fascisti. Non sta certo a me spiegarvi il perché, ma facciamo un ripassino prima che arrivi qualcuno a dire che impedire a qualcuno di essere fascista è “liberticida” o che siamo noi a essere “fascisti” perché aggrediamo le idee altrui, anche perché a dire il vero, in generale, abbiamo sempre difeso il diritto di dire la propria anche di gente che ci sta sul cazzo. Più volte. Il fascismo è stato un movimento e un partito che ha scardinato la democrazia, distrutto il dialogo politico, picchiato, deportato, stuprato e ucciso persone innocenti; ha trascinato il paese in una crisi nerissima e in una guerra suicida causando la morte di milioni di persone sul suolo nazionale e all’estero. Prevede l’imporsi violentemente sugli altri e il censurare le voci dissidenti a livello ideologico, essendo connaturata nel fascismo una matrice totalitaristica e antidemocratica. Il “fascismo”, inteso come ideologia autoritaria e totalitaria non è “superato” o “superabile”: finché esisterà la democrazia, potrebbe nascere un movimento in grado di metterla in pericolo e da cui è necessario difenderci. Rigettare il fascismo e pretendere che sia messo a tacere chi ne sostiene le idee, quindi non è né “liberticida”, né “impedire di esprimere un’opinione”, è banalmente “legittima difesa” della democrazia, per motivi che dovrebbero essere ovvi a chiunque dichiari un quoziente intellettivo a più di due cifre.

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7 comments

  1. Non sono mai stato fascista e mai lo sarò mai (ormai sono vecchio) e neppure mio papà lo era. Ho trovato molto interessante la scala da 1 a 7, però l’ho trovata di cattivo gusto se considero l’esistenza degli stitici… per cui, nello stesso modo come dare dello stronzo a qualcuno è offendere lo stronzo, in questo caso, ogni tipo di cacca si ritrova offesa.
    Ancora una cosa: come si può pensare che in Italia possano essere quasi tutti antifascisti quando ai tempi (io c’ero ed ero bimbo) un’altissima percentuale delle italiche genti osannava al fascismo?
    Buon pomeriggio.
    Quarc

    1. Ma una cacca non può offendersi, non ha proprio gli strumenti intellettivi per farlo 🙂

      “Come si può pensare che in Italia possano essere quasi tutti antifascisti quando ai tempi (io c’ero ed ero bimbo) un’altissima percentuale delle italiche genti osannava al fascismo”?
      Infatti non abbiamo scritto niente del genere, abbiamo detto che “la nostra repubblica ha inciso nel DNA” l’antifascismo: le istituzioni italiane, formalmente, sono antifasciste. Che ci sia un cospicuo numero di fascisti ancora a piede libero è chiaro, altrimenti episodi come quello di Como non succederebbero.

  2. da antifascista e socialdemocratico convinto, a parte condividere lo spirito del post, ti invito però a evitare di associare le richieste sulla moneta sovrana con il fascismo.

    IO sono di sinistrissima, e IO sono un sovranista convinto.

    del resto ti faccio notare che non si può proprio sostenere l’unione monetaria europea corrente, E essere di sinistra contemporaneamente.

    saluti,
    Claudio

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