La famiglia in soldoni

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Figlio quarantacinquenne denuncia il padre per non averlo riconosciuto alla nascita e ne ricava dei soldi.

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-Mio padre non mi ha voluto bene, figlia mia, ma ora posso mostrarti cosa significhi amare.

Dev’essere stato questo il preambolo alla causa, perché, come afferma il quarantacinquenne procuratore di giovani promesse calcistiche, “L’unica cosa che mi dà la forza […] è regalare a mia figlia quell’amore paterno che io non ho avuto la fortuna di ricevere”.

Che dire, dovrà sperare che lei non assorba il suo amore “figlierno”.

Urano, Crono, Zeus e tutta la saggezza degli antichi. http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Astro_Saturno.htm

Eppure non posso fare a meno di chiedermi se avere avuto un padre testa di cazzo l’avrebbe portato alla medesima conclusione. Un padre violento, razzista, stupido, ignorante, cattolico, alcolista, non sarebbe stato parimenti dannoso? O persino peggio. Della serie “mi si nota di più se non lo cresco, o se lo cresco a suon di pregiudizi, urla e mazzate?”. Come si decide quale situazione paterna sia giusta?

Ma per il giudice il problema non si pone, il danno non deve essere dimostrato, la mancata presenza paterna è danno in sé, per il figlio.

In questa Patria, la Famiglia si fa con padre, madre e figlio (o meglio più).

Mi chiedo che sentenza ne uscirebbe se dicessero al giudice che Dio è un po’ che non si fa vivo.

Penso anche alla tempesta di ‘sticazzi che pioverebbe se una madre non volesse riconoscere il figlio in una coppia omosessuale.

Ma spezzo in fine una lancia in favore del povero togato, che ha pragmaticamente stabilito come il danno sia derivato altresì dal dover vivere “con il solo reddito della madre.”. Un’affermazione in grado di abbattere tutte le mie riserve riguardo la sentenza, perché posso accettare tutto, ma i soldi no cazzo, i soldi li dovete sganciare. Non è per questo che siete diventati genitori?

“Ti condanno perché per colpa tua il bimbo è cresciuto meno ricco di quanto sarebbe potuto essere.”.

Mi chiedo però come reagiranno quegli stronzi che come me un padre l’hanno avuto, ma magari non sono cresciuti lo stesso con due stipendi, o comunque senza le agiatezze concesse ai più fortunati. Potremmo organizzare una class action contro il genitore inoccupato, o chiedere un rimborso allo Stato per il mancato sostegno, o a dio per le mancate opportunità, o al giudice per l’ennesima presa per il culo.

Ciò nonostante, sotto l’attuale filosofia economica, un tizio di quarantacinque anni che trova il modo di sfilare ventimila euro al suo mancato padre con una puttanata del genere è del tutto encomiabile. E più passa il tempo più ho l’impressione che tutto tenda a sottolineare come chiunque abbia un’intelligenza sufficiente ad organizzare una buona truffa e non lo stia facendo, sia un emerito coglione.

Ancora una volta i sostenitori della famiglia “tradizionale” hanno esposto il punto: l’unica vera tradizione è la ricchezza. Qualsiasi cosa vogliate fare, assicuratevi di avere i soldi per farla o di trarne personale beneficio economico. Fintanto che la situazione è tale, tutto il resto è merda.
In soldoni, la famiglia è questo.

 

[D.C.]

 

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