In Italia ci sono troppi neri.

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Più o meno, cos’è successo lo sappiamo tutti. Sabato scorso, a Macerata, un uomo ha ferito a colpi di pistola sei stranieri, senza per fortuna riuscire a uccidere nessuno. L’accusa della procura per l’uomo, Luca Traini, che si è sostanzialmente arreso alle forze dell’ordine dopo lo scellerato gesto, è di strage aggravata dal razzismo e porto abusivo di armi. Secondo il legale del ragazzo, a far scattare il raptus sarebbe stato l’aver sentito per l’ennesima volta alla radio la storia di Pamela Mastropietro, per il cui omicidio è attualmente indagato uno spacciatore di origini nigeriane, Innocent Oseghale, già colto a occultare il cadavere fatto a pezzi della ragazza. Io per tutta risposta ieri sera ho ri-guardato Non Aprite Quella Porta, così, per rassicurarmi.

Vediamo un po’ dove sta il problema, vi va? Il primo problema sta nel cercare di far passare Traini per “squilibrato”, in virtù di un’infanzia difficile e una diagnosi di disturbo borderline di personalità. Solo in Italia, il disturbo borderline di personalità colpisce 120.000 persone. Se davvero questa è la causa della tentata strage, siamo nella merda: possiamo aspettarci sparatorie da gangster movie per tutto il 2018, chiedendoci come cazzo sia possibile che su 120.000 persone nessuno si sia messo a sparare per strada negli anni precedenti. Per quanto mi riguarda, e ci tengo a ribadire che è una mia personalissima opinione, vedo nel gesto di Traini il gesto di una persona che, instabilità emotiva o meno, ha la testa imbottita di idee di merda.

Perché se, di fronte a un omicidio commesso con ogni probabilità da uno spacciatore nigeriano, ti metti a sparare a tutte le persone di colore che vedi, hai un serissimo problema di ordine logico: sarebbe come se io, incazzato per gli omicidi di Igor il Russo (che poi era serbo) prendessi a coltellate il ragazzo serbo che mi monta le mensole in casa. Cazzo c’entra, poveraccio? O, ancora, come se io adesso pensassi che tutti i maceratesi sono razzisti con tendenze omicide. Un po’ esagerato, non trovate?

Nessuno qui difende Innocent Oseghale, che oltretutto era già stato colpito da un ordine di rimpatrio: sicuramente ha avuto parte nella tragedia di Pamela Mastropietro e, e a chiarirlo penseranno le indagini, forse è proprio lui l’assassino; e non c’è dubbio che la lentezza dello Stato nell’espellere un ospite eufemisticamente non esemplare sia assolutamente condannabile. Così come non c’è dubbio che debba pagare per quello che ha fatto. Come Traini, del resto. Come chiunque compia un reato, perché in Italia come in tutti i paesi civili funziona così: vieni condannato e punito per gli atti che compi, non per quello che sei. Altrimenti tutti i milanesi andrebbero appesi per gli alluci prima che compiano gli stessi orrori musicali e ideologici perpetrati da Povia.

L’attentato di Traini non significa che i maceratesi sono tutti potenziali killer. Non significa neanche lo sono che tutte le persone di destra o tutti i sostenitori della Lega. Si può però pensare che fomentare l’intolleranza per fini elettorali, assecondare anziché condannare le tendenze violente e razziste di alcune persone, ignorare anziché combattere il neofascismo strisciante possa contribuire a tragedie come queste, in cui un ragazzo con la testa imbottita di ideologie reazionarie, razziste e violente decide che a pagare per un criminale di colore (peraltro già nelle mani delle Forze dell’Ordine) debbano essere non “tutti quelli che compiono quei reati”, ma “tutti quelli di colore”, e che debbano pagare non col carcere e la rieducazione, ma con un proiettile in fronte.

Se mi spaventa chi “giustifica” Traini dicendo che era matto, mi spaventa ancora di più chi lo giustifica e basta, come quei cari ragazzi di Forza Nuova, che si schierano apertamente dalla sua parte. Senza giri di parole, personalmente ritengo che un partito che di fronte a un tentativo di strage dice “sarà politicamente scorretto, sarà sconveniente, in campagna elettorale nessuno farà un passo avanti, ma oggi noi ci schieriamo con Luca Traini” non debba potersi presentare alle elezioni. Non è “politicamente scorretto” o “sconveniente”: schierarsi dalla parte di un wannabe stragista reo confesso è irresponsabile e dichiarare che un gesto del genere sia giustificato è, credo, ai limiti dell’istigazione a delinquere. Così come trovo irresponsabile, pericoloso e antisociale incitare all’odio e all’azione. Un anno fa, Salvini disse “c’è bisogno di una pulizia di massa anche in Italia, via per via, quartiere per quartiere, piazza per piazza con le maniere forti se serve perché ci sono interi pezzi di Italia fuori controllo”. Oggi ci chiediamo come mai un ragazzo meno che trentenne abbia aperto il fuoco nella sua città, via per via, quartiere per quartiere, piazza per piazza, perché ha pensato che la situazione fosse fuori controllo, quando quello fuori controllo era lui.

Fomentare il razzismo e il fascismo rischia di far sentire qualcuno legittimato ad agire.  E se un politico fa una cacata del genere, ci sentiamo in diritto di dire che secondo noi è un cazzo di incosciente di prima categoria, che con malizia e cattiveria alimenta il fuoco della violenza e dell’odio razziale distorcendo i dati reali riguardanti l’immigrazione in questo Paese: l’arrivo dei migranti è una questione che va affrontata e gestita al meglio, nel tentativo di garantire un’esistenza serena a tutti, con umanità e tolleranza verso qualunque persona. Che poi si chieda che chiunque commetta un crimine venga punito, beh, grazie al cazzo, ma questo vale per qualsiasi essere umano, indipendentemente dal colore della pelle, dall’etnia, dalla religione, dal genere e dall’orientamento sessuale. Mica facciamo sconti ai pedofili solo perché sono anche preti, no? Ah, scusate, esempio sbagliato, ma ci siamo capiti.

Peraltro, mi chiedo quanto a lungo la ragazza uccisa a Macerata, che aveva problemi di tossicodipendenza, sarebbe rimasta una povera vittima se a ucciderla fosse stato un ragazzo italiano di buona famiglia. Perché in casi analoghi la vittima è diventata al volo una persona che sarebbe comunque finita male comunque o che se l’è cercata. Non so se l’avete notato, ma se una ragazza viene violentata da un negro è una vittima della debordante invasione straniera, se invece viene costretta a uno stupro di gruppo da parte di figli di papà il crimine diventa per magia  “una ragazzata“. Ecco, questo è un esempio di come sessismo e razzismo giochino a ping pong nel nostro bel paese del cazzo. Si potrebbe fare uno schema sull’argomento, una serie di domande che permettano di prevedere con un buon grado di precisione la reazione della stampa e della popolazione: “la vittima era una donna?”, “la vittima era omosessuale?”, “la vittima faceva uso di droghe o stava compiendo un reato minore?”, ma anche “il criminale era straniero?”, “il criminale indossava una divisa?”. Perché una trans sudamericana che uccide un aggressore italiano è più colpevole di un commerciante italiano che si difende da una rapina messa a segno da un gruppo di slavi, giusto? Se ti sei fermato a pensarci, occhio, potresti aver contratto una qualche forma di intolleranza, e non di quelle alimentari.

Inizio ad essere sicuro che sì, in Italia ci sono troppi neri. Neri dentro, neri nell’anima, con un manganello al posto del cuore e una latrina al posto del cervello. Forse è il caso di fare un respirone e ricordarci che si giudicano gli atti e non si pregiudicano le persone. Un criminale è un criminale, indipendentemente da sesso, etnia, religione e quant’altro. Un innocente è comunque un innocente e una vittima è sempre una vittima. Poi ci sono tutte le variabili, le sfumature, le attenuanti, le aggravanti, ma sono dettate dai fatti, non dai colori, dagli organi riproduttivi o dalla direzione in cui ti volti quando preghi.

Finché non capiremo questo, finché ci faremo rincoglionire dalla retorica fascista e da puttante sonorissime come “la razza bianca”, “l’invasione dei migranti”, “la famiglia tradizionale”, “il patriarcato” e altre cose del genere rimarremo sempre persone piccole e meschine, intolleranti e potenzialmente violente, e in Italia ci saranno sempre troppi neri.

[Marco Valtriani]

PS: ricordiamo ai nostri pregiati utenti che in Italia l’apologia di fascismo è un reato, e che la nostra Repubblica condanna e sanziona sia gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, sia gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Ricordiamo anche che la nostra Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Fateci e fatevi un favore, pensateci prima di scrivere qualche stronzata.

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7 comments

  1. Al di là della meravigliosa battuta sui milanesi e su Povia, uno dei problemi centrali della questione è che non è vero né sostenibile che “in Italia come in tutti i paesi civili funziona così: vieni condannato e punito per gli atti che compi, non per quello che sei”. Anzi, prende sempre più pericolosamente campo il processo contrario.

    1. Dovrebbe funzionare così e sulla carta è così che funziona.
      Se ci sono storture, cerchiamo di correggerle (in primis votando qualcuno che non abbia già manifestato a parole la volontà di fare troiai inverecondi).

      1. Non so: la consolazione che qualcosa funzioni sulla carta, che in certi casi ha un utilizzo ben specifico, non mi tranquillizza. Ancor meno il fatto che determinate storture, almeno per ciò di cui mi occupo io, non sembrano correggibili. Tanto meno con il voto. Sarò troppo disincantato, ma mi pare che il troiaio inverecondo sia, con diverse modalità e in diverse misure, strutturalmente parte di ogni programma elettorale di ogni partito e di ogni leader politico…

  2. Come se il delinquere più efferato di qualcuno rendesse un altro delinquere quasi un “non delinquere”.
    Ne ho lette di cagate che seguono il “sillogismo” di cui sopra: la rete è un microfono davanti alla bocca di ognuno di noi, ma, signori, non tutti siamo cantanti. E Chi non sa cantare è bene che non usi il microfono… perché disturba le orecchie di tutti.

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