Il breve passo fra sparata e sparatoria.

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Lo sappiamo, lo sappiamo: vi siete già rotti il cazzo di leggere analisi più o meno accurate, più o meno politicizzate, più o meno tutto il resto a proposito di quello che è capitato a Macerata. Lo sappiamo, anche noi abbiamo affrontato l’argomento. Tuttavia, prima che il tritacarne mediatico passi avanti, prima che la cosiddetta “agenda” tiri dritto e il sangue di Macerata finisca nel classico dimenticatoio… Ragazzi, ragazze, che dobbiamo dire: a noi è rimasta una vogliolina. Un po’ come quel raschiorino in gola di notte che ti tiene sveglio e ti fa smadonnare. Fino al momento in cui puff!, il raschiorino sparisce. E tu puoi tornare a dormire, dormire, forse sognare eccetera (semicit.)

In questi giorni, insomma, se ne sono sentite dire un po’ di tutti i colori. Anche se, a dire il vero, ci pare che molte delle cose che abbiamo sentito dire andavano più sul color marrone che sugli altri. Giornali e giornalisti, politici o cantanti; nessuno ha perso l’occasione di tirare dalla propria parte gli accadimenti, a dimostrazione di essere lui, e solo lui, dalla giusta parte della barricata. La parte giusta della barricata. Abbiamo sentito parlare molto, moltissimo, di: “follia”. Di: “terrorismo”, di “terrorismo fascista”. Di “razzismo”. Di “vendetta”, di “vero patriota”, di “squilibrato”. Ognuno ha insomma appiccicato l’etichetta che più gli è piaciuta, o meglio, che più gli è servita per – appunto – bollare l’avvenuto.

Noi non siamo certo qui per dire chi ha ragione e chi ha torto. Anche perché, dai, ragazzi: davvero è una questione da discutere? Davvero non basta l’endorsement di quei coglioni di Forza Nuova per capire dove sta la ragione? Davvero non è un sigillo di testadicazzaggine il sostegno ricevuto da Libero, o il Giornale? La questione non sta nel dire se questo tizio abbia fatto bene o male. La questione, oggi, dopo qualche giorno, sta nel tentare di capire meglio, e magari provare a capire, un altro paio di questioni irrisolte.

Gentiloni: “Confido nel senso di responsabilità di tutte le forze politiche: comportamenti criminali non possono avere alcuna motivazione ideologica. I delinquenti sono delinquenti”.

Berlusconi: “Quanto è accaduto a Macerata sembra il gesto di uno squilibrato, che merita la più ferma condanna, ma che non può essere ricondotto a una lucida connotazione politica”.

Di Maio: “Lancio un appello a tutti i leader dei partiti su quello che è successo a Macerata: stiamo in silenzio e non facciamo campagna elettorale sulla pelle della ragazza uccisa e dei feriti di oggi”.

Renzi: “Dopo i fatti di Macerata, vorrei fare un appello a tutti, ma proprio a tutti, alla calma e alla responsabilità. L’uomo che ha sparato, colpendo sei coetanei di colore, è una persona squallida e folle. Ma lo Stato è più forte di lui. Quell’uomo si è candidato con la Lega Nord e oggi ha sparato anche alla sede del Pd di Macerata: verrebbe facile tenere alta la polemica verso chi ogni giorno alimenta l’odio contro di noi. Ma sarebbe un errore: è tempo di calma e di responsabilità, davvero”.

Meloni: “Oggi una sparatoria, un gesto folle da criminali squilibrati, senza alcuna possibile giustificazione. Così si è ridotta l’Italia in mano alla sinistra. Chiediamo condanne esemplari e certezza della pena per chi attenta alla sicurezza dei cittadini. È tempo che gli Italiani tornino a credere in uno Stato che garantisca loro sicurezza, ordine e legalità”.

Le parole di Salvini non le riportiamo. Tanto le avete già sentite ovunque, dappertutto, a tutte le ore, su tutti i giornali, radio, televisioni. Ovunque. E ognuno si sarà fatto la sua idea, a riguardo. Ma sappiate che se la vostra idea collima con quella del suddetto elemento, la vostra è un’idea di merda.

Non vi pare, nell’insieme, di scorgere un certo paraculismo in tutte queste parole? Dice: “non dobbiamo strumentalizzare!!1!”, ma all’interno della stessa frase strumentalizzano. Dare una lettura di ciò che è successo non è strumentalizzare. Non nella mente di questi fenomeni del seggiolone. Da sempre, in queste parole c’è di più, proprio perché c’è poco, pochissimo. Quello che c’è anche se non si vede è l’ignavia. È: non prendere posizioni nette per non scontentare nessuno. C’è che dire che quello ha sbagliato non perché folle, ma in base a un’idea politica, significherebbe prendere una posizione netta. E le posizioni nette, in politica, fanno perdere voti. Sì, anche i voti di quelle teste di cazzo che pensano che, in fin dei conti, non è che quel demente di Macerata abbia proprio fatto male male, dai.

Anche perché, esiste un dettaglio che in non molti hanno sottolineato. Ma che è forse il dettaglio più sconvolgente, quello che davvero ci dà la cifra della gravità dell’accaduto.

Quello lì non ha sparato “solo” alla gente di colore che incrociava per strada; quello lì ha sparato anche alla vetrina della sede del Partito Democratico. Si spara contro la sede di un partito e contro gli immigrati. E però “non strumentalizziamo”, che pare brutto. Se quello avesse beccato, che so, tre neri e tre attivisti del PD, di cosa staremmo parlando oggi? Di quale “invasione” ci staremmo preoccupando? Non staremmo forse parlando di “guerra civile” o di qualcosa del genere?

C’è anche chi, per fortuna, non deve parlare a chiappe strette per non perdere voti.

Roberto Saviano: “Il mandante morale dei fatti di Macerata è Matteo Salvini. Lui e le sue parole sconsiderate sono oramai un pericolo mortale per la tenuta democratica. Chi oggi, soprattutto ai massimi livelli istituzionali, non se ne rende conto, sta ipotecando il nostro futuro”. E poi ancora: “Invito gli organi di informazione a definire i fatti di Macerata per quello che sono: un atto terroristico di matrice fascista. Ogni tentativo di edulcorare o rendere neutra la notizia è connivenza”. Oh, diocristo, ci voleva tanto?

Basta. Davvero, basta. Ne abbiamo pieni i coglioni di questa roba. Ci vuole un coraggio enorme a provarci, a continuare a provarci, a tentare di riflettere, di non mollare, di non lasciarsi prendere dallo scoramento, dalla voglia di dire: fate come cazzo vi pare, allora. Ci vogliono due testicoli di dimensioni leggendarie per cercare di trovare un filo, di non farselo mettere nel deretano. E STUDIARE è ancora l’unico, l’UNICO modo che ancora, come sempre, funge da argine estremo contro il peggiore dei mali in cui possiamo incorrere: l’indifferenza.

Studiare la storia, per esempio. Visto che ci fate due coglioni immensi con la “giornata della memoria” e con tutte le vostre cazzo di foto “per non dimenticare”. Ecco, proprio per non dimenticare, sentite questa: “È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato. Ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il Palazzo, come se fosse da abbattere”. No, non sono parole di questi giorni: sono le parole con cui l’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, commentò altri fatti. Sempre fatti di sangue.

Aprile 2013. Non duemila anni fa. Aprile 2013, quando un altro “folle” decise di prendere e sparare a cazzo davanti a Montecitorio perché “volevo ammazzare due o tre politici”. Due o tre, così, a caso, perché in quei giorni lì erano tutti uguali, ancor più tutti uguali del solito; e c’era un partito, anzi, un moVimento, che aveva martellato giorno e notte su questo, che aveva pubblicato liste di giornalisti “cattivi”, di politici “cattivi”, con gente che alle proprie tastiere augurava la morte un po’ così, a cazzo, a chiunque. Ma ehi, anche in quel caso lì, se poi qualcuno attua i punti forti del programma politico con cui ti stracciano i coglioni e il cervello da mattina a sera, mica sarà colpa del mittente del messaggio, eh? È un folle, insomma. Solo un folle. Uno che non capisce. Perché alla fine dei conti, non si fa mica sul serio.

Sì, va bene, si incita a stuprare la Boldrini, o a staccarle la testa, a dare fuoco ad un manichino in pieno stile Ku Klux Klan: ma mica si fa sul serio, dai, ci avete creduto? Bruciamo i rom, curiamo i gay (a bastonate), le donne sottomesse, islamici di merda e tutto il campionario… Ma così, per scherzare.

Questa è la politica del: “Ah, e così ti sposi? Sì, ma niente di serio” (cit.). E a noi c’ha rotto le palle questa roba. Non ne possiamo più di questa montagna di merda. Anche perché, carissime emerite teste di cazzo, sarebbe il caso che prendeste esempio dal nonnino di tutti voialtri, che un giorno ebbe a dire: “Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento ad oggi”.

Ma forse, forse, anche queste erano solo le parole di un folle che non aveva capito che forse, forse, non era il caso di prendere sul serio perfino se stesso. E che il popolo italiano tutto ti perdona, ma proprio tutto. Tranne una cosa: prendere una posizione netta. In quel caso, è facile che tu finisca la tua avventura terrena appeso a testa in giù.

[Gianni Somigli]

 

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One comment

  1. sono assolutamente d’accordo con te. Il problema, che mi pongo da diverso tempo e che mi fa passare la voglia di scrivere sul mio blog, è che le (tante, troppe) persone che sono così culturalmente ed intellettualmente primitive da dare credito a personaggi di caratura “salviniana” non leggono. Non è che non leggono il tuo o il mio blog: non leggono, punto. Guardano i titoli del Corriere dello Sport, al massimo i titoli dei vari Messaggero o Repubblica e poi tornano nella loro beata ignoranza. E la cosa mi fa incazzare molto di più delle sparate orribili e dell’indifferenza della politica, che in questi tempi è più che mai, purtroppo, espressione del popolo.

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