Come votare senza paura.

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Manca poco alle elezioni, il ceto medio riflessivo e le sue propaggini stanno affrontando con la solita pacata tranquillità l’approssimarsi dell’apocalisse. I populismi indignano e i fascismi spaventano. Nel mentre il principale partito dell’area di riferimento democratica risulta attraente quanto masticare una gomma trovata sull’asfalto. “Meglio della merda!” dice una sponda “Meglio la merda!” dice l’altra sponda, in un confronto dialettico dietetico a base di longform e sporadiche shitstorm.

Il risultato è ulteriore disaffezione politica, apatia elettorale, deresponsabilizzazione civica. Ovvero, l’ennesimo parlamento desautorato da qualunque legittimità e rappresentatività, con un governo debole che farà di tutto per mostrarsi forte, vedi alla voce autoritarismo. Mai come nei casi in cui si manifesta lo spettro della propria caducità infatti il potere risulta essere arrogante. La parabola politica dell’eterno/etereo Renzi nè è il fulgido esempio. Ma si potrebbe anche citare il perennemente ricercato Berlusconi.
In sostanza, qualunque sia il risultato che uscirà dal 4 Marzo, ci sarà presumibilmente un governo che avrà prima di tutto necessità di sopravvivere. Un governo quindi le cui capacità mentali saranno concentrate al nucleo rettile di sopravvivenza, un governo animale, rettiliano per gli amici complottisti che ci seguono da casa. Normale che si senta aria di zolfo e apocalisse. La gente non è stupida, è peggio: è spaventata. Per questo bisogna guardarsi non negli occhi, ma al proprio interno, e ammetterselo. Ma soprattutto, ancora meglio, subito dopo dirsi: va bene così.

Va bene così, sì. Va bene così che ci sia un movimento populista di incompetenti teleguidato da un’agenzia di marketing. Va bene così che ci sia una banda di reazionari più o meno esterodiretti completamente assuefatti alle proprie menzogne. Va bene così che ci sia un partito che al proprio interno ha covato la propria autodistruzione coinvolgendo in questo ciò che di buono si poteva fare. Vanno bene anche tutti i partiti minori, chi più chi meno legittimamente alla ricerca di un’agibilità politica delle dimensioni di uno scottex. Vanno bene pure le illegali squadracce mafiofasciste, sì, pure loro e tutto il posticcio armamentario esoterico nazionalista che vanno portandosi dietro come paragnosti porta a porta. Va bene così.

Va bene così per un motivo semplice: diversamente non poteva andare. Al netto di trovarci davanti ad una delle peggiori leggi elettorali mai pensate da esseri dotati di intelletto, e al netto di trovarci in una congiuntura storica che pare riecheggiare dal futuro nelle stanze damascate dei palazzi del potere di un secolo fa, oggi ci troviamo veramente di fronte, forse finalmente, alla sfida democratica più grande: la sfida alla democrazia.
E badate, non parlo del fatto che se vince una coalizione si sarà più democratici o meno. No, parlo del fatto che questa è esattamente la condizione più auspicabile della democrazia, l’essere in bilico, l’essere messa in discussione, l’essere vituperata persino nella sua essenza, dalle stesse persone che la praticano, e ciò nonostante, funzionare. Non come vogliamo noi, certo, ma questo è un dettaglio che raggiunta una certa maturità dovrebbe risultare poco rilevante.

Non si ignora il fatto che un processo apparentemente democratico possa portare a risultati non democratici, o peggio dare la stura a totalitarismi. Ma questo è, nuovamente, uno dei punti chiave delle democrazie moderne, in cui le elezioni costituiscono solo uno dei tanti passaggi dell’attuarsi della sovranità popolare. E soprattutto, delle democrazie mature è tipico che l’attività politica non si esaurisca nelle elezioni, ma continui, perduri durante tutto il tempo, e in tutte le forme consentite.
Ma questo sembra sfuggire, tutti presi come siamo dall’ansia da prestazione elettorale. Tanto che in Italia, oggi, si sta assistendo al frignare dei cosiddetti democratici. Perchè? Perché in maniera più evidente che in altre occasioni, oggi ci si sente una minoranza. Ma non è forse la minoranza la dimensione del principale attuarsi della democrazia? Se fosse sempre la maggioranza cosa la distinguerebbe da una forma elettorale di totalitarismo? Non è forse ciò che ai tempi era minoranza ad aver portato a tutto quel processo di ricostruzione nazionale sancito poi dalla Costituzione? E non è se non per una sparuta minoranza che l’Italia ha scelto di essere repubblica e non monarchia.
Abbiamo forse paura che la struttura dell’Italia non sia adatta alla democrazia ma lei non lo sa e si indicono le elezioni lo stesso? Abbiamo forse paura della nostra caducità, o della caducità delle nostre idee? Non è forse sempre stato così? E le prossime, necessarie, utili allo sviluppo per come lo si intende, dove crescono? In un ambiente di ansia e paura, oppure di coraggio e consapevolezza? Quand’è che l’idea che le cose stessero andando bene ci ha fatto credere che l’unico modo di farle andare bene sia necessariamente essere la maggioranza, appartenervi, votarla, esserne candidati rappresentanti persino?

A tutti quelli che dicono “Vorrei avere un partito da votare”, si risponda: ma ringrazia che c’è ancora qualche partito che il tuo voto lo vuole. Non per tutti è così. Sono ancora molte le persone che vivono in Italia e non possono votare. Fate conto di essere come loro. Perché è da loro che si ricomincerà. Se poi il solipsismo deve diventare l’orizzonte, che almeno ci si eviti il piagnisteo: nel nostro sistema elettorale l’astensionismo è scelta degna se attuata con la consapevolezza di assecondare passivamente la maggioranza.

Il 4 Marzo, comunque vada, non ci sarà alcuna apocalisse. Forse la cosa migliore sarebbe cominciare a smettere di ragionare secondo logiche puramente sportive come vincitori e vinti, figlie di concezioni infantili dell’agire comune, spinte e sospinte dai personal coach delle classi dirigenti per racimolare like dagli stream della frustrazione. Le elezioni non servono a far vincere, servono a contarsi. Finalmente. Finalmente sapremo quanto vale la propaganda a vuoto pneumatico di Di Maio, quanto vale quella a rancore xenofobo di Salvini, o ancora quella a egotismo spinto di Renzi.

E a prescindere dalle proporzioni politiche che saranno stabilite per cinque anni, i sondaggi concordano nel dire che la mattina del 5 Marzo il sole sorgerà ancora. Pensa come se la democrazia dovesse esistere per sempre, vota come se dovesse morire domani.

[Franco Sardo]

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