Pappa al pomodoro elettorale.

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Coraggio, amici. Coraggio. Il momento più inutile e meno serio di queste elezioni, e cioè le elezioni, sta per passare. Dopodiché potremo tornare a parlare di elezioni, a chiedere le elezioni, e così via. Anche perché si sa di già come andrà a finire. Quindi, di che vi preoccupate. Sempre ammesso che siate preoccupati, s’intende. Noi da queste parti, per esempio, non lo siamo. E infatti oggi ci sarebbe anche piaciuto parlare di altro. Di come si fa una pappa al pomodoro degna di nota, per esempio; o di cosa cazzo sia questo “Vero”, che dice sia un social. Un altro. Ma siccome siamo nella settimana della fine del mondo, facciamo così.

Io di campagna elettorali non è che ne abbia viste un miliardo. E infatti sono ancora vivo. Ma, da quello che avevo capito, da quello che avevo studiato, da quello che avevo letto, l’ultima settimana prima delle votazioni era la settimana dei “botti finali”. Delle promesse mirabolanti, del colpo da KO, del calcio in culo finale alla decenza. Tanto poi si va a votare e dal giorno dopo tutto quello che s’è detto non vale più un cazzo: si sa, si sa come vanno queste cose. Restiamo amici comunque, no?, anche se vinco le elezioni continuo a fare campagna elettorale all’infinito, se perdo le elezioni parlerò per qualche giorno di golpe e poi mi rimetto a fare campagna elettorale all’infinito, e così via, e così via, in un martellamento di coglioni a cui oramai i nostri coglioni sono così assuefatti da non farci emettere neanche più un mugolio di dispiacere, neppure piccino piccino.

Ma stavolta no. Stavolta siamo andati ben oltre. C’è da stropicciarsi gli occhi e dire: ma no, dai, davvero? Ma davvero? Lasciamo perdere il Berlusca, che occupa plasticamente (!!!) la scena televisiva (sua) col simbolo del partito (suo) con la dicitura: “BERLUSCONI PRESIDENTE”. La piccolezza trascurabile che lui, il Berlusca, non sia eleggibile. Sì, dai. Ma niente di serio. Che vuoi che sia, insomma, che sempre lui, il Berlusca, sia pure indagato per strage insieme al vecchio amico e cofondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, casualmente in galera da qualche anno per una quisquilia: concorso esterno in associazione mafiosa. Ineleggibilità e mafia sono dunque i cavalli di battaglia del vecchio Silviaccio. Qualcuno di voi, per caso, è rimasto colpito dalla proposta politica, dagli obiettivi di governo, da una qualsivoglia stracazzo di parola politica di questa gente?

No. Finalmente siamo nel futuro, il futuro è arrivato: lunga vita al futuro. Finalmente non si parla più di idee e ideologie. Non si parla più di programmi. Non si parla più di misure economiche, sociali, di “ricette per il risanamento”, di “ricette per i giovani”, di “ricette per le pensioni”. Non glien’è mai fregato un cazzo a nessuno, di questa roba qui. E finalmente è arrivato il futuro a far calare la maschera e a puntare tutto sul nulla. Un nulla che si materializza nella farsa definitiva dei “giuramenti”. Dai, via. Ma l’avete visto Salvini fingere di giurare da premier con il Vangelo, la Costituzione, il crocifisso in mano? Ma l’avete sentito Salvini? Ma l’avete sentito Salvini appropriarsi di una citazione facebookiana di Pertini? Sandro Pertini, capito? Sandro Pertini quelli come Salvini li appendeva a capo in giù. C’è qualcosa di cattivo, nella storia, certe volte.

Tutto già visto, tutto già sentito. Leggo in giro le opinioni di persone secondo le quali questa sarebbe stata la peggiore campagna elettorale di tutti i tempi. La più povera di contenuti, la più squallida per i contenuti, la più misera per i falsi contenuti. Boh. Io non lo so se sia così o meno. E a dire il vero, non sono mai stato uno di quelli che si stava meglio quando si stava peggio. Anche perché: avete notato, voialtri, una qualche differenza nella comunicazione o nella condotta tra il periodo di campagna e il resto del tempo e dei tempi? Ok la campagna elettorale permanente, ma.

Eppure, eppure c’è ancora qualcuno in grado di stupire. Non dico di fare paura, perché qui si parla di politica, mica di cose serie. Mentre il fascioleghista posava momentaneamente sotto il tavolo l’ampollina del Dio Po, magari accanto alle birre e agli striscioni col simpatico augurio di morte ai terroni colerosi terremotati ecc., Luigi Di Maio si recava al Quirinale per presentare la propria lista di ministri. Anzi, non di ministri: di ministeri. Qua signori non si promette più di abolire l’ICI, no: qua, una decina di giorni prima delle elezioni, si va dal presidente della Repubblica con la lista DEI MINISTERI.

In questo paese meraviglioso e disastrato si piglia tutto per buono, tutto per normale. Di Maio si presenta al Quirinale ed il presidente Mattarella, bontà sua, non lo riceve. Neanche un salutino veloce veloce, voglio dire, due chiacchiere sul tempo, sulla neve, sull’ultima giornata di campionato. Mattarella resiste. Perché quel “portavoce dei cittadini” (roba da far venire i brividi) c’ha un foglio di carta su cui c’è scritto che vuol creare il Ministero del Benessere. Questi, amici che leggete, voglion fare il Ministero dei Bambini e delle Bambine. Questi vogliono il MINISTERO DELLA PACE.

Ora. Su questi tizi si è scritto tanto, anche troppo. Forse varrebbe la pena, a qualche giorno dalle votazioni, ridare un’occhiata a 1984 di Orwell: “Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale propria nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Sopratutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell’indurre l’inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto”.

La Guerra è pace; la Libertà è schiavitù; l’Ignoranza è forza. Sono i tre slogan del “Partito” immaginato da Orwell, mentre quello che ci ritroviamo noialtri, di Partito o meglio di Movimento, nelle ultime ore ha fatto sapere di voler includere Guido Bagatta nella sua “squadra di governo”. GUIDO BAGATTA, capite. Ripetete con me: Guido Bagatta. Guido Bagatta. Guidobagatta. Guidobagattaguidobagattaguidobagatta.

Coraggio, amici. Coraggio. Il momento meno serio di queste elezioni, e cioè le elezioni, sta per passare. Dopodiché potremo tornare a parlare di elezioni, o di pappa al pomodoro.

[Gianni Somigli]

 

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