Di sicuro c’è solo che è morto

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AVVERTENZA: questo pezzo potrebbe contenere tracce di D’Alema.

“Di sicuro c’è solo che è morto”, titolava L’Europeo davanti al cadavere crivellato di colpi del famoso famigerato bandito Salvatore Giuliano. Uno dei tanti misteri italiani, uno fra i più famosi, raccontato dal grande giornalista Tommaso Besozzi.

Ecco. Di sicuro, in questi giorni, c’è solo che il PD è morto. E, proprio come uno dei misteri italiani ma anche come nella canzone del vecchio Max Pezzali, chi sia stato non si sa. Anche se in effetti quelli della mala o forse la pubblicità qualcosa potrebbero pure entrarci.

Quello che possiamo dare per certo, invece, è che l’anomalia non sta per iniziare. Non ritengo un’anomalia la vittoria dei Cinque Stelle, o della Lega. Pensateci. Come si definisce, “anomalia”?

La Treccani ci dice che “anomalia” deriva dal greco e che significa “irregolarità, difformità dalla regola generale, o da una struttura, da un tipo che si considera o argomento di un numero complesso”.

Da questo punto di vista, la vera anomalia non è forse stata questo questo quinquennio? Cioè cinque anni di relativa stabilità, in cui i numeri sono costantemente migliorati in modo anomalo, in cui l’orizzonte dei cosiddetti “diritti civili” si è allargato in modo anomalo, in cui nessuno ha riso di noi durante incontri internazionali, ed anche questo, maremmimpestata, è diventata una roba anomala. Così come è anomalo che non ci si sia trovati ad affrontare pompini presunti di ministre ex showgirl e di troioni acclarati che presenziavano a cene eleganti. Allo stesso modo, è anomalo non aver visto tende berbere in centro a Roma, è stato anomalo non aver visto, nell’ultima parte della legislatura, sparate in tv ad ogni ora da parte del primo ministro italiano.

Insomma: dall’anomalia stiamo uscendo or ora. Un po’ come quelli che, se gli chiedi cosa sia la pace, ti rispondono che è l’assenza di guerra.

Finalmente torneremo a spendere e spandere come ai bei vecchi normalissimi tempi in cui il debito pubblico s’è allargato più delle gambe di Cicciolina (altra non anomalia politica).

Finalmente torneremo ad attuare politiche fondate sull’odio di stato verso quei “signori un po’ abbronzati”.

Finalmente abbiamo rivisto il vecchio, grandissimo cappotto elettorale di cui si è rivestito il Meridione. Su questo punto, poi, solo la storia ci racconterà cosa sia successo. Sarà stata davvero la grande voglia di cambiare, a consegnare tutte le regioni del Sud Italia ai pentastellati? In altri tempi, tempi ovviamente normali e non anomali, quando succedevano queste robe si parlava di mafie e camorra, di spostamento di voti, di elezioni inquinate dai clan e così via. Ma ora no, ora queste cose non esistono più. Quante volte avete sentito parlare di mafia, camorra e ‘ndrangheta durante questa campagna elettorale? Mai? E allora, cazzo, è evidente che questo problema non è più un problema. Si sa che ormai questa è roba da fiction, da serie TV. Prendete “Gomorra”, per esempio: non è che la gente, tanta, che s’è vista le gesta di Ciro Di Marzio & C. si sia scandalizzata davanti alle scene in cui si spiegava alla perfezione come vengono spesso truccate le elezioni, no. La gente s’è messa a piangere per la morte di un camorrista. Normale, normalissimo, non anomalo.

Finalmente torneremo a pensare che chi cazzo se ne frega, tanto io i quattrini ce l’ho, un lavoro ce l’ho, prima di morire di fame io moriranno di fame tutti quei coglioni che hanno dato il voto a questi qui. Che è poi quello che si pensava quando operai, disoccupati e pensionati sull’orlo del baratro mortale davano il voto al Berlusca e alle sue normalissimie politiche a cazzo di cane. Normale pensare così.

Tutto tornerà ad essere normale, l’anomalia è finita. Ed è questo che odio. È questo che mi deprime. È ciò che siamo portati ad accettare come “normale”. È che tutta questa merda che ci riversano addosso ce la fanno passare come una pioggia di fiori profumati. Il Gattopardo ha vinto ancora una volta, perché il Gattopardo siamo noialtri, da sempre: siamo un paese anomalo, perché detesta le anomalie.

Di una cosa soprattutto sono curioso, però. E poi chiudo, perché davvero faccio una fatica immane a scrivere in questi giorni senza ricorrere a copiose, normalissime bestemmie.

La morte del PD non sarà del tutto inutile. No, non sto parlando della rifondazione della sinistra, dell’analisi della disfatta: non me ne frega un cazzo.

No. Ora che il PD è morto, su cosa si fonderà la politica dei 5 Stelle e della Lega?

Ora che il PD è morto, con cosa verrà sostituito l’assioma fondante: Sì, MA IL PD ALLORA?

Chi sarà il nuovo colpevole di tutti i mali del mondo su cui riversare tutta la propria bile, chi sarà il nuovo oggetto delle campagne di odio?

Ancora non s’è capito chi ha vinto, di sicuro si è capito chi ha perso, Dio è morto, Marx è morto e anche io mi sono già rotto i coglioni ancora prima di cominciare.

[Gianni Somigli]

PS: come dite? Non s’è parlato di D’Alema in tutto il pezzo nonostante l’avvertenza iniziale? Ok… Ma… Siete proprio sicuri sicuri?

 

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6 comments

  1. I partiti, una volta defunti, si antropomorfizzano e vengono ricordati, come i cari estinti, sempre meglio di quello che erano. Sono abbastanza anziano da ricordare bene la DC, che lo stesso Renzi rimpiangeva, e pure il PCI, poi PDS, che io, pure stando a sinistra, mi sono sempre rifiutato di votare.
    La memoria elettorale è sempre corta. Bene, auspico un po’ di centrodestra. Non tanto, solo un annetto, anche meno. Alla gente mancano i Gasparri, e anche i Gaspari, alla gente manca un po’ di sano mal di fegato per ricordarsi che non deve eccedere.
    Auspico qualcuno che ci faccia rimpiangere l’acconciatura di Gentiloni, l’enigmatica espressione della Madìa, l’incredibilismo della Fedeli.
    Nessuno riuscirò però a farci rimpiangere Stefano Esposito. Dice che si ritira. Champagne.

  2. Una delle 2389 analisi in cui si ribadisce “dovevate votare il PD perché noi siamo meglio”. Che sarà pure vero, visto il paragone con la monnezza, però dopo aver disperso intere regioni rosse, intere città rosse, ancora non è chiaro che per essere votati non basta essere poco più della monnezza. Se una donna nell’età in cui può procreare viene chiamata come commessa solo quando serve al negozio, in piena regolarità legale, o viene lasciata a casa da Amazon solo quando non sono più rinnovabili i contratti da serva, non gliene fregherà una mazza di Di Maio che sbaglia il congiuntivo al G8 o che potrebbe vivere peggio se governasse Salvini. Forse non vi è chiaro, né a voi che non riuscite ad andare più lontano di Netflix, né ai partecipanti al banchetto delle spoglie del PD, che per questa donna È GIÀ PEGGIO! Che vuole rompere tutto, a torto o a ragione, perché non ha visto alcuna tutela in quel “PIL al 4%”. Però continuate pure così, paragonatevi al peggio che c’è nella società. Vi farà sempre sentire i migliori. Immagino facciate anche “un buon Facebook”, vero?

    1. Ti offendi se ti dico che da un certo punto in poi non ho capito di cosa stai parlando?
      Nel senso: tutta la prima parte sullo scarso interesse di chi vive una condizione difficile rispetto alle quisquilie in favore di cose più importanti è assolutamente condivisibile, con un “ma”: il problema di Di Maio non è che sbaglia i congiuntivi, il problema di Di Maio – uno, il primo che mi viene in mente – è che promette un reddito di cittadinanza senza avere le coperture che farlo, e lo presenta in modo che sembri che davvero lo Stato regalerà soldi a strafottere, che è tanto demagogico e populista quanto irrealistico.
      La critica alla sinistra di usare un linguaggio sbagliato nei contenuti e nei modi ci sta, ma che la soluzione sia sparare puttanate così ti votano boh, personalmente non credo sia la strada giusta (sicuramente non è la strada giusta per risolvere concretamente qualcosa).
      Fra parentesi, questo è solo un blog in cui un certo numero di persone dicono la loro. Non rappresentiamo né siamo portavoce di alcuno schieramento, anche perché non tutti i redattori votano (e la pensano) nello stesso modo. Siamo, insomma, elettori e niente più.
      L’ultima parte, sul non andare più lontano di Netflix, sul paragone col peggio della società – quale che sia questo peggio – e sul “fare un buon facebook” (?!) sinceramente non l’ho proprio capita, sorry.

  3. Come vostro solito un articolo che mi provoca una strana paresi facciale: mi si stampa in faccia un sorrisetto a metà tra il divertito e l’acidità di stomaco.
    Sono leva ’92 e quando stavo deambulando in modo malfermo, il cavaliere stava deambulando in discesa verso il campo…non ho potuto vivere mai, a mio parere, un italia dove ci fosse una classe politica preoccupata per il proprio lavoro piuttosto che per l’immagine o i voti ( o i cazzo di scandali)… alla Politica dedico poco tempo in quanto ho un’azienda familiare e lavoro tutto il giorno e quando la sera mi metto davanti alla tv preferisco Netflix, piuttosto che il reddito di cittadinanza.
    Sono cresciuto pensando, grazie ai nonni che mi facevano vedere/ascoltare gaber,de andre, guccini che ci fosse della magia nella politica, che quelli di destra fossero avversari, mai nemici e che gli estremismi ovunque fossero situati, non avessero quasi mai ragion d’essere.
    pensavo che la politica fosse una cosa che facevano gli adulti, tutti gli adulti e che la gente si gestisse come un popolo.
    Poi cresci e studi la storia, senti i discorsi dei governanti passati(vedi pertini) e ti svegli…capisci che non ci sono correnti di pensiero come una volta, non è più il tempo degli ideali…e tempo delle correnti di denaro, degli ideali inculcati a forza in un popolo che non sa ascoltarsi ma vuole solo parlare.
    E cosi il sogno di persone valorose italiane si rattrappisce mano a mano…rimangono pochi esempi, quasi nessuno in politica…senti solo più immondizia elettorale mentre la tua vita va avanti e la politica si allontana da te.
    Poi arrivò Bersani e ingenuamente io pensai che fosse lui…che fosse la mia occasione di vedere un uomo giusto (sicuramente non santo o perfetto) lottare per degli ideali.
    Non era cosa.
    Il PD per me da allora già morì un pò e io mi infuriai per i voltafaccia che ci furono.
    Renzi sapevo fosse stato un buon sindaco per Firenze ma lo vedevo come un usurpatore.
    Invece mi ricredetti…si allontanava dai paletti della sinistra ma non mi importava…vedevo gente che sembrava lavorare, che aveva una sua dignità lavorativa come la mia…ci credevo.
    Un altra volta il sogno rattrappisce.
    E cosi rimango in attesa, speranzoso,ma non cosi tanto…

    La vostra è una riflessione azzeccata e ben scritta, che condivido pienamente anche se sono consapevole di essere un ignorante, continuo a seguirvi e a permettervi di rendermi divertito e malinconico.

    un paperoso abbraccio

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