Colpa nostra.

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Sarà per quella V che campeggia lì in mezzo, perché loro non sono un partito, ricordiamocelo: sono un movimento. Anzi, un moVimento. Perché, ricordiamocelo ragazzi, che le radici di chi si appresta a governarci non affondano nella resistenza, nell’azionismo, nelle “ideologie”, prima che “ideologia” diventasse una specie di insulto alla madre di tutti. Ricordiamocelo che questi qui nascono più o meno da uno show denominato “Vaffanculo Day”. Io me lo ricordo, quel Vaffanculo Day, con tutta quella gente a berciare contro tutto e tutti. E mi ricordo di Travaglio, su quel palco, insieme a tanti altri.

Correva l’anno 2007. L’anno scorso già molte penne si sono prodigate nelle celebrazioni e nelle leccate di culo più sperticate; d’altronde, più o meno, si sapeva già come sarebbero andate le elezioni prossime venture. C’è anche chi cercò di fare un breve excursus dei “voltafaccia” dei “meravigliosi ragazzi”, dei “francescani della politica”. Di quei noi duri e puri che, come ricordano i meme di questi giorni, volevano “aprire il parlamento come una scatoletta di tonno”. Che poi, diciamocelo chiaramente: a voi aprire le scatolette di tonno riesce bene? Sì? Boh, io il più delle volte o mi smerdo con quell’oliaccio infame o mi affetto un paio di dita. Sarà per questo che l’Operazione Riomare dei nostri, anzi, dei loro “meravigliosi ragazzi” non è andata granché bene, al momento.

Ma insomma, si diceva: quella V. Uno dei più grandi meriti di quel Vaffanculo, che al tempo pareva liberatorio, quasi epifanico, è senz’altro stato quello di scuotere il mondo politico da un certo qual torpore esistenziale. Perlomeno, quello di sdoganare un determinato livello di volgarità, di alzare l’asticella di un parlare a cui già il Berlusca, con vent’anni d’anticipo, aveva affibbiato una prima, forte spallata.

Ed è per questo motivo che mi associo con forza, grandissima forza al grido del nostro capo papero: stavolta, fanculo lo diciamo noi. È meraviglioso leggere che tanta gente ha condiviso il nostro pezzo, è meraviglioso leggere che tante persone hanno commentato in modo intelligente, cioè dandoci ragione. Del resto, non deve essere semplice, in questi giorni, essere un grillino. Voglio dire: diventi il partito più votato, ti masturbi qualche giorno, ma già all’orizzonte si annuvolano le nere nubi dello stocazzismo. Perché sì, hai vinto. Bravo, complimenti. Ma ora? E ora, ora che non basta più infamare tutto e tutti, ora che ti rendi conto che il tuo programma politico si poteva riassumere in due punti: 1) VAFFANCULO TUTTI BASTARDI e 2) SI E IL PD ALLORA!?!? non è poi così attuabile. Ora, insomma, che succede?

In effetti mi pare che, dopo qualche giorno in cui ancora si festeggiava sul cadavere morto di un partito democratico ai minimi storici; dopo qualche giorno in cui si è cercato in ogni modo di indicare il defunto partito di Renzi come colpevole dei danni che ancora si dovevano manifestare; mi pare, insomma, che questi galletti siano in grosso, grossissimo imbarazzo. E che inizino ad abbassare la cresta. Perché poi si sono guardati un po’ intorno e quelli rimasti in piedi, vivi, dopo le elezioni, erano Salvini e pochi altri. Che per loro, poi, alla fine, come ci ricordano quotidianamente, erano tutti uguali. Erano, appunto. Che si fa, quindi? Che si fa? È un po’ come aprire la scatoletta e trovarci una tonnellata di cacca, dentro, anziché il tonno. E però, invece di buttarla via, quella cacca, la si assaggia e oh, va a finire che quella cacca ti garba pure. Trattative, elezioni di gente intollerabile come seconda e terza carica della Repubblica, e via dicendo: il disastro è in itinere, roba di queste ore, di questi giorni.

Allora giù. Ripeschiamo cosa dicevano questi di Salvini, di Berlusconi. Cosa diceva Di Battista a proposito degli accordi con gli altri partiti (ah, a proposito: Dibba inviato per Il Fatto Quotidiano, grande prova di giornalismo libero, liberissimo, grandissimi), cosa diceva questo e quello, cosa dicono ora. Va bene tutto.

Ma.

Ma, esimissimi lettori, dopo aver unito la vostra voce al nostro specchio riflesso che rimanda indietro il Vaffanculo a questa ggente, vorrei invitarvi ad una piccola, piccolissima riflessione in più.

Non ci caschiamo.

No, amici, non ci caschiamo, non ci facciamo fregare.

Perché questi la stanno già buttando in caciara, con quello che piglia l’autobus per andare a lavorare, le affermazioni di Grillo su Salvini. Questi la stanno buttando sulla “rissa da contenitore” per non farci pensare più al contenuto. E lo so, lo so che se è vero che questa gente fa ridere i polli, figurarsi i paperi: ma stiamo attenti. Stiamo attenti perché in questi giorni, dopo le prime, grandi risate, nessuno parla più di Reddito di Cittadinanza se non il vecchio menestrello di regime, Travaglio, che sostiene con tutta la naturalezza del mondo che ma dai, si sapeva già comunque che non si poteva fare. Ora si ragiona di accordi per le poltrone, ma quello che cova rischia di essere pericoloso.

A me se al Governo vanno Salvini e Di Maio non me ne frega un cazzo: andassero, contro ogni sprezzo del ridicolo possibile immaginabile. Andassero, e poi spiegassero ai loro elettori come far combaciare la Flat Tax al 15%, tanto cara ai leghisti (insieme alla morte per affogamento di centinaia di bambini), con il Reddito di Cittadinanza, panacea di ogni male per i cinque stelle. Va bene che anche Salvini ha cambiato idea su un po’ di cose, ma la mappa elettorale parla chiaro: Nord contro Sud. Pochi cazzi.

È così immaginabile che, se le cose andranno come sembra, si va incontro a un mezzo disastro. Ed i mezzi disastri, in politica, funzionano sempre allo stesso modo. Perché è qua che si misura la capacità politica di chi è chiamato a dirigere un paese, la sua bravura, che non sta nel risolvere la questione. Neanche un po’. In questi casi tutto sta, com’è sempre stato e com’è anche in questi anni, unicamente, solamente, magicamente nel TROVARE UN COLPEVOLE.

Lo stesso colpevole che negli scorsi anni ha portato il paese a un disastro immaginario. Sarà lo stesso colpevole che ha scritto il dissenso, anche dileggiando, questa gente. In poche parole: noi. E lungi da noi catastrofizzare la situazione, ché dopotutto rimaniamo pur sempre in Italia, insomma. Non è che siamo gente seria. Ma si prospetta una situazione molto simile ad una polveriera, soprattutto per due fattori: primo che ora questi sono al comando, e cioè hanno il potere vero, quello di decidere non solo per i propri iscritti al blog ma anche per gli altri, e cioè sempre noi; e, secondo fattore, che chi li ha eletti sta per batterci il muso. I milioni di persone che vedono crollare così miseramente i propri sogni di lavoro, o meglio, di reddito senza fare un cazzo, di purezza politica, di continuare a non parlare né degnare di uno sguardo chi li ha preceduti… Ecco. Questa è gente che ha riposto molte speranze in ‘sta roba. Ed è gente che finora si è dimostrata violenta solo a parole, e disposta a credere a tutto, tutto, tutto. Crederanno ancora una volta, quando gli diranno che tutte le cazzate che gli hanno propinato non si possono fare non perché, appunto, cazzate, ma perché… Perché è colpa nostra?

Io mi sto già leccando i baffi, pregustando ciò che succederà. E voi?

[Gianni Somigli]

 

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3 comments

  1. Credo si sottovalutino certi meccanismi psicologici: gli elettori M5S, entusiasti per aver vinto il campionato, faranno di tutto per ridurre le dissonanze cognitive e per non rendersi conto in nessun caso di cosa farà il M5S.
    Troveranno giustificazioni patetiche (“Di Maio fa le stesse cose di chi lo ha preceduto, ma con più onestah”) o si aggrapperanno a inezie (“il M5S sta facendo una carbonara con il pesto e i copertoni di auto usati, ma ci ha messo i pinoli DOP”) – ma non ammetteranno MAI di essere dei …, ehm, creduloni.
    Esattamente come gli elettori di tutti gli altri partiti (PD incluso, e paradossalmente si sentono migliori proprio perché si tirano carne da soli) si fanno forza a vicenda per dirsi continuamente di essere nel giusto più degli altri.

    Io una cosa sto capendo, purtroppo: è inutile anche tentare di far capire ai pirla quanto sono pirla.
    Da qui l’unica cosa che possiamo fare è sghignazzare e fingere che non stiamo piangendo.

  2. Hai ragione. L’Italia è spaccata in due. L’Europa deflagra (guarda cosa sta accadendo in catalogna), spirano venti di decomposizione. Nel quadro dei pareggi di bilancio e della scarsità di soldi da investire per riequilibrare le differenze, la cartina politica fotografa un paese che dopo 160 anni è ancora plasticamente diviso in due (o più). Interventi statali e investimenti (come il reddito di cittadinanza) potrebbero ancora tenere insieme queste due entità, se girassero soldi per tutti. Poiché invece non ci sono investimenti, non ci sono soldi in abbondanza, ecco, conciliare quelle due italie non mi sembra cosa per niente facile.

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