Il grande peccato della sinistra.

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Prima o poi qualcuno dovrà pur prendersi la briga, pietosa alquanto senza nessun dubbio, di affermare con tenacia, distacco intellettuale e oggettività che la faccenda della sinistra che non saprebbe più ascoltare le istanze del paese reale ha rotto il cazzo in modo chiaro, netto, definitivo, liberatorio. E questo in prevalenza per una serie di motivazioni. Alcune principali. Altre un po’ più secondarie. Altre ancora, invece, per motivi che al momento ci sfuggono. Proviamo a fare una carrellata di queste motivazioni, senza tentare di ordinarli gerarchicamente ma mettendoli un po’ così, a cazzo di cane, che tanto i nostri lettori sono tanto tanto intelligenti e capiranno da soli.

Intanto: ma che diavolo sono queste “istanze”? Per la Treccani, la parola istanza deriva dal latino instantia, che vuol dire insistenza. “Insistenza nel chiedere, nel pregare, e la richiesta stessa in quanto fatto con insistenza, con calore; in senso fig., istanze sociali, le esigenze di una società o di una determinata categoria in quanto abbiano carattere di necessità, di urgenza, e richiedano provvedimenti atti a soddisfarle”.

Insomma, tradotto per noialtri le istanze sono praticamente i cacamenti di cazzo. Ma ciò che più ci sfrantuma, ormai l’ha capito anche il gatto, è l’uso del termine “paese reale”.

Il paese non è reale per via del monarca che dall’alto osserva e determina a suo piacimento. Magari, direbbe qualcuno. Il paese reale. Non sentite una certa ancoscia anche solo a pronunciarla ad alta voce, questa roba qui? Paese reale. Paese reale. Che è un po’ il nome nobile della cosiddetta “gente”. Lo sa anche il gatto, pure questo sa anche il gatto.

Piccola nota non a margine, ma piazzata qui in mezzo, così, a merda: queste pseudoriflessioni scaturiscono, se così si può dire, da tutta la polemica completamente folle sul pezzo di Michele Serra che io, così come spero la maggior parte di voi, non ho letto. Sicché del contenuto ce ne sbattiamo le palle, anche se, in soldoni, il vecchio Serra ha più o meno scritto che i bulli sono i poveri. Che l’abbia scritto o no, poco ne cale: ciò che conta, ora, è che tutti quanti, anche i neofilosofi da tastiera con decine di migliaia di seguaci, hanno commentato furiosamente che ecco!, la dimostrazione del perché la sinistra perde ovunque. Perché NON E’ PIU’ IN GRADO DI ASCOLTARE IL PAESE REALE.

Bene. Dicevamo. Questo paese reale. Ogni volta che sento parlare di questo cazzo di paese reale, oltre ad accapponarmisi la pelle di tutto il corpo, anche delle parti intime, mi chiedo dove sia, questo paese reale. Da chi sia composto. Eppure quando vado in giro per il mio paesino non mi pare di vedere persone irreali. Cioè, sì, ok: capita qualche volta di vedere qualcuno e dire che no, sei irreale, sei troppo brutto. Ma la bruttezza di questa gente penso che tuttavia sottolinei la loro essenza, il loro essere reali. Vedo giovani, vecchi, donne, uomini, bambini. Vedo imbianchini, fruttivendoli, assessori, avvocati, cacciatori, disoccupati. Vedo infermieri, pensionati, giornalisti, giardinieri. Vedo gialli e bianchi e neri e rossi. Ma è questo il paese reale, quindi? Oppure ci hanno messi tutti in una riserva, dentro una bolla alla Truman Show, in cui pensiamo di esistere e invece no, per nulla?

Le istanze del paese reale: avere più soldi, avere più lavoro, avere più lavoro lavorando meno, avere più assistenza, più assistenzialismo, meno tasse, più ospedali, meno furti. Scusatemi tanto. Ma perché, noialtri del paese irreale che siamo, più stronzi di voi? Anche a noi piacerebbe tanto guadagnare un sacco di soldi, magari senza fare un cazzo o comunque il meno possibile. Anche a noi piacerebbe molto vivere in uno stato che non ci ciuccia il settanta per cento delle entrate in tasse, tassine e tassotti. Ehi, stai a vedere che poi, alla fine, non siamo poi così diversi tra noi. Magari va a finire che siamo anche mezzi parenti.

Ma una cosa, UNA, è soprattutto la caratteristiche che descrive al meglio il PAESE REALE e le sue istanze: la sinistra non li ascolta.

Ragazzi. Io è da quando son nato che sento questa musica. Son sempre gli altri ad essere in grado di ascoltare, ricevere, rappresentare le istanze del paese reale. La Democrazia Cristiana, Berlusconi, i fasci, ora i Cinque Stelle e la Lega: tutti quanti, ma non la sinistra. Come se esistesse una sorta di linea, di confine oscuro, una specie di barriera ultrasonica che quando le istanze del paese reale riechieggiano nell’aere impedisce loro di svoltare da quella parte e, guarda un po’, vanno sempre di là.

Strano, no? Immaginatevele, tutte queste istanze del paese reale che come scie chimiche solcano i cieli per poi virare sempre ad est, là dove un tempo soleva sorgere il sol dell’avvenire e che invece ora, invece.

Boh, ragazzi. Che vi devo dire. A me sembra una delle più grandi stronzate del secolo scorso e anche di questo. Ma prendiamola per buona, questa leggenda: mettiamo che le cose stiano davvero così.

Bisognerebbe pensare in primis, secondo me, al ruolo della politica. Cioè, proprio a cosa serva la politica. Io non so come la vedete voi, semmai scrivetecelo nei commenti. Almeno ci si infama un pochino come ai bei vecchi tempi. Per me, la politica è tutto fuorché accondiscendenza. O perlomeno dovrebbe esserlo nei limiti del possibile. Odio quella politica il cui fine è ascoltare le istanze. La odio. Eppure mi pare che, in fin dei conti, come si diceva prima, più o meno abbia vinto sempre (o quasi) chi questa cazzo di istanze le ha sapute ascoltare. Dc, Berlusca, sporadicamente il centrosinistra, Cinque Stelle e Lega. E allora; perché continuare a stressare le palle? Se vincono quelli in grado di ascoltare le istanze del paese reale, perché ‘ste cazzo di istanze son sempre lì, irrisolte, sempreverdi peggio di Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte?

Per me la politica dovrebbe essere altro, infatti. Per me, la politica dovrebbe essere, in un paese civile e mediamente evoluto, la cosiddetta “classe dirigente”. E, in quanto tale, “dirigere”. Sì, pure le istanze della gente, del paese reale. Perché così, come succede oggi in Italia e non solo, queste istanze non si ascoltano: si cavalcano, si amplificano. Si creano. Come le paure, non come la fame. La differenza sostanziale, io credo, sta tutta qui.

Ma chi vi scrive è un azionista nostalgico, rosselliano, e forse, semplicemente ci facciamo un sacco di seghe mentali perché la faccenda è molto, molto meno complicata. Forse, aveva semplicemente ragione il buon vecchio Checco Zalone con la sua “Taranta di Centrodestra”, quando, nella gag introduttiva con Claudio Bisio, sosteneva che “c’è la globalizzazione, la gente è di destra, il popolo è: delle libertà”. Ecco. Quest’è. Il popolo. La gente. Il paese reale. Ed è forse questo il peccato originale della sinistra: non è non saper ascoltare. Il grande peccato della sinistra è non essere la destra. Mettetevi l’animo in pace, proprio come noi. La sinistra non vincerà mai, semplicemente perché non esiste. Così come non esistiamo noialtri, del non-paese-reale.

[Gianni Somigli]

 

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2 comments

  1. Ho letto con molto interesse questo articolo, come sempre succede con questo blog. Sono fondamentalmente d’accordo con le idee dell’autore riguardo a cosa dovrebbe/non dovrebbe fare la politica. Ricordo, qualche mese fa, che un politico leghista (non ricordo né nome né carica, purtroppo), intervistato telefonicamente nello show mattutino di Telese e Giannino su Radio24, si era dichiarato contro l’obbligo delle vaccinazioni non perché fosse antivaccinista, ma perché “percepiva” che l’aria tirava da quella parte e, secondo lui, il politico non deve avere “l’arroganza” di sentirsi superiore agli elettori ma ascoltare le loro istanze e agire di conseguenza. Fortunatamente, Giannino (che ha idee spesso agli antipodi delle mie, ma che non è stupido) parlò di “idee agghiaccianti” e mi sentii meno solo.

    Sfortunatamente, a questo discorso manca un punto. Ovvero: la maniera più efficace di fare politica, nel senso espresso dall’autore del post, è governare. Come si fa a governare? Ottenendo la fiducia del Parlamento. Come si ottiene la fiducia del Parlamento? Facendo sì che la maggioranza dei parlamentari abbia idee sufficientemente simili al tuo programma di governo. Come si “ottengono” parlamentari? Vincendo le elezioni. Come si vincono le elezioni? Prendendo voti. Qui scatta il corto circuito. Se vuoi prendere voti, devi imparare a comunicare con l’elettore, non si scappa. Il problema della “sinistra che non sa parlare al paese”, secondo me, non sta tanto nel COSA, ma nel COME. Le destre e i populismi in generale, hanno uno stile di comunicazione semplice e diretto, mentre la sinistra tende a essere ampollosa e prolissa. Proprio su questo blog, qualche tempo fa, il buon Karimov paragonava la reazione social di Cuperlo e Salvini al terremoto marchigiano. È ovvio che per persone come quelle che appartengono alla mia filter bubble e, immagino, anche a quella di Gianni Somigli, un post come quello di Cuperlo sia più efficace. Peccato che a molte altre persone (eccolo, il “paese reale”, al di là dei giochi di parole fatti nel post) la vista di un post così lungo faccia scattare direttamente la modalità “tl;dr”. Inoltre: come in parte dice anche Somigli, la sinistra dovrebbe imparare a non farsi dettare l’agenda politica dagli avversari. Esempio: se la destra parla di “emergenza immigrazione”, hai voglia a dire che dai dati non risulta alcuna emergenza, chi è convinto che questa emergenza ci sia non lo convinci così. Una strategia più efficace, forse, potrebbe essere “ma davvero pensate che se non arrivate alla fine del mese sia colpa dei 3 africani che stanno al parco sotto casa vostra?”. Ovviamente parlo da ignorante, non ho studiato Scienze della comunicazione o affini, però mi sembra che finora il piano A abbia clamorosamente fallito. Purtroppo, la sinistra tende a rincorrere la destra o, comunque, la non-sinistra, non sul COME ma sul COSA, adottando posizioni più conservatrici, quando non apertamente -fobe, su temi come immigrazione, diritti civili ecc… Va da sé che è una politica fallimentare, perché, tra la copia e l’originale, l’elettore (e non solo) tende a scegliere l’originale.

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