2 Maggio

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E alla fine si torna al lavoro.

Un concetto a cui siamo abituati, sebbene venga poi espresso in maniere molto diverse tra chi non ha mai smesso e chi non ha mai iniziato, tra chi ha dovuto smettere e chi non ne può più. Una banalità al pari dei meme del lunedì.

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Già, è mercoledì.

Ma in momenti di raccolta intorno a un tema importante, come accade il primo di Maggio, ci sta che si facciano alcune valutazioni sullo stato delle cose. Ad esempio l’ognun per se e dio per tutti alla base del mercato del lavoro.

Esce fuori quando si parla del lavoro festivo, con ‘sti cazzo di supermercati aperti anche h24, manco vendessero generi di prima necessità. Un discorso che trova sostenitori e detrattori, che comprende le necessità di un mondo con ritmi sempre più serrati e quelle di persone che necessitano di condividere momenti di pausa per socializzare, ma anche di lavorare per guadagnare e così magari socializzare un po’ più serenamente.

Che poi si tratti di lavori meccanici che potrebbero e dovrebbero essere automatizzati, riporta il discorso dal piano sociale a quello politico e tecnologico.

Davvero c’è ancora bisogno di tutta questa mano d’opera?
Intendiamoci, come si usa dire: non è il lavoro che manca, sono i soldi. Da fare c’è sempre, ma ad oggi far svolgere manualmente a persone lavori che possono essere svolti da macchine e computer è come se trovassimo normale viaggiare così:

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E così confondiamo la necessità di una vita dignitosa con la necessità di svolgere lavori ormai desueti se non inutili. Certo il sistema che utilizziamo non è evidentemente pronto a sostenere una popolazione “improduttiva”; ma così, in quello che potrebbe essere il periodo migliore della storia umana, rischiamo di rimanere incastrati in un disagio a consumo che finirà per esplodere in un tripudio si superflua inutilità.

E così come non è pronto il sistema, non sono pronte le persone che lo vivono, che per la maggior parte non sono preparate ad offrire alla società qualcosa di diverso che un paio di braccia e una bocca da sfamare.

Questo probabilmente dipende anche da una valutazione sballata delle necessità della società e dei lavori fondamentali per uno sviluppo ponderato.

Non è facile trovare chi sia pronto a leggere il futuro, ad interpretarlo e a trasmetterlo alle generazione che dovranno affrontarlo e gestirlo. Non è facile essere quelle persone e, a quanto pare, non è facile nemmeno essere genitori di figli con una qualche prospettiva. Perché se non è vero quello che sostiene Michele Serra riguardo alla bassa estrazione sociale di ragazzini pronti a digievolvere in gentaglia, è pur vero che sarà meglio per questi ragazzini che i loro genitori siano abbastanza ricchi da non dover cercare lavoro quando sarà il momento.

Comunque gli insegnanti non lavorano durante le feste, quindi se doveste consigliare una carriera ai vostri figli, tra il commesso e il professore, se proprio ci tenete a passare la domenica insieme, sapete in che direzione spingerli.

Io intanto, nel 2018, lavoro con persone che si lamentano del peggioramento dei tempi, soprattutto rispetto a quando si poteva venire in città dai paesi e dal nulla, solo con il sudore della fronte, si poteva passare dal lavare i piatti ad avere un proprio ristorante nel giro di pochi anni.

E meno male.

Nel 2018 se uno che non sa mettere due parole in fila, che non ha mai sentito parlare di tasse se non nelle barzellette e per cui haccp è il bagno per i disabili, vuole aprire un ristorante, è normale che trovi degli ostacoli, giusto nella malsana idea che la salute del pubblico sia più importante della realizzazione personale di un individuo immeritevole.

Nel 2018 sarebbe d’uopo che una società non ostacolasse l’accesso alle conoscenze del caso per avviare una qualsiasi attività. Anche al disopra delle possibilità e delle volontà di genitori sfortunati o sconsiderati.

Certo che se vogliamo utilizzare esempi del genere per una sorta di elogio all’ignoranza, per esaltare l’idea di un mondo in cui chiunque debba poter fare tutto senza preparazione alcuna, direi che potete costruirvi quest’isola che non c’è in qualche altro dove, per poi non venirci a cercare quando avrete veramente bisogno di qualcosa da qualcuno che sappia davvero farla. Perché dove uno vale l’altro, probabilmente nessuno vale un cazzo.

A ‘sto prezzo, potrebbe andar bene pure lavorare di domenica.

Buon lavoro.

[D.C.]

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