Free DJ Minetti

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Mala tempora currunt, sed peiora parantur. Nel senso che siamo nella merda fino al collo e sta per arrivare l’ondata. Qualcosa del genere. Perché se è vero che ci siamo tutti più o meno rotti i coglioni di questi tira e molla per andare al Governo, in primis verrebbe da dire che la cosa davvero innovativa di questa “Terza Repubblica” è che a distanza di due mesi dalle elezioni ancora non si è capito chi ha vinto. Sì, va bene, chi ha perso s’è capito tutti. Poi dice che la Sinistra non serve a nulla, quando invece resta l’unico punto fermo nel marasma nazionale.

Capitano cose così banali che ci troviamo anche noi in difficoltà. Il latte alle ginocchia è ormai diventato burro. Hai voglia a pesticciare. Mai, a memoria d’uomo, si ricorda un periodo così palloso. Perfino le velate minacce insurrezionali ora di questo, ora di quello (non della sinistra però, che se fa una manifestazione ora rischia di fare una figura di merda peggiore del colpino di Stato dei cosiddetti “Forconi”, do you remember?) non fanno effetto, nessuno. Zero. Zero paura, zero credibilità. Il tutto soffocato, sommerso da un burocratese vecchia manera, se non peggio: “istituzioni”, “responsabilità” e così via, così via, così via.

Dai, cazzo. Che delusione immensa. E noi che ci aspettavamo fuochi d’artificio tutti i giorni. Ci tocca rivalutare il Governo Gentiloni, di cui non si ricorda una dichiarazione che sia una, come uno dei più scoppiettanti e vitali. Quasi rimpiangerlo, a dire il vero. Tocca attaccarsi alla flat tax progressiva di quel tizio che parla un sacco in televisione e non sbatte mai le palpebre, non so se ci avete fatto caso. Pare un robot. Con la differenza che i robot non è che dicano stronzate del genere tutti i giorni. Oppure qualche leghista, che manda in culo qualcun altro. O il vecchio, mitico Silviaccio che strappa la scena in qua e in là. Due palle, insomma. Ma anche più di due.

E vedete che non è mica semplice rimanere in forma in questo clima qui. Non è mica semplice trovare qualcosa di cui scrivere, su cui riflettere: qualcosa che valga la pena deridere, o da usare per far incazzare qualcuno. Si sta perdendo perfino il gusto della battaglia dialettica, in questo nulla generale; anche andare a sfidare apertamente qualche grillino sulla sua bacheca di Facebook ha perso il gusto originario. Sì, va bene, uno ci prova lo stesso, butta lì una presa per il culo. Ma senza convinzione, insomma.

Quella lanterna che il vecchio filosofo a noi tanto caro usava per cercare “l’uomo”, adesso dobbiamo usarla per cercare, nel buio nichilista che ci circonda, qualcosa che ci interessi. Perché parliamoci chiaro, gentaccia: è il disinteresse la minaccia più profonda, che bisogna sforzarsi in ogni modo di contrastare manco fosse la peste bubbonica o peggio.

Ma ecco che così, dal nulla, è la voce dell’intellettuale a risuonare. A riecheggiare. A scuotere la nostra coscienza. A ricordarci che in fin dei conti noialtri non siamo solo ciò che vediamo in televisione; noialtri non siamo solo quelli che infamano e vorrebbero sprangare chi non la pensa come loro. Ci sono temi che esistono a prescindere da noi e che vivono in dimensioni più alte, tra le nuvole, così in alto che sembrano quasi non poterci, forse doverci, interessare. Poi però ogni tanto piove, e capita che quella roba lassù, quelle nuvole, quelle idee, quei principi, non siano più astratte provocazioni immateriali. Ma roba tangibile, reale, vera, potente. Con cui ci dobbiamo confrontare, necessariamente.

Orbene. L’intellettuale a cui stiamo facendo riferimento ha un passato in politica, mentre adesso, secondo le ultime notizie, sta mettendo il proprio acume a servizio della musica. Nicole Minetti. Proprio lei, come direbbe il mitico Sandro Piccinini. Ed il tema che ha lanciato, anche se non direttamente lei ma il suo avvocato, è riassumibile in: “Pole la donna fare liberamente la maiala?”.

Piano, piano. Avete già il dito sul grilletto, lo sappiamo. Nel senso che state già per accusarci di misoginia e maschilismo, non nell’altro senso. Anche se probabilmente fare una battuta sessista per smontare un’accusa di presunto sessismo non è una buona idea, ma ormai il danno è fatto.

La faccenda è questa qui. Non vogliamo stare a farvi due palle immense ricapitolando tutto quel casino delle cosidette “Olgettine”, delle presunte orge con Silviaccio, le foto dal bagno di Arcore. Chi vuole può trovare un riassunto delle puntate precedenti un po’ dappertutto. Qui, ad esempio, qualcosa ci si capisce. Ma non è questo ciò che c’importa. Siamo apatici. Neanche le foto della Minetti ci hanno turbato più di tanto.

“Pole la donne fare liberamente la maiala?”. Ossia: è corretto parlare di “libertà di decidere della propria vita al libero esercizio della prostituzione”, come sostenuto dall’avvocato Pasquale Pantano? A dimostrazione della sua tesi, il legale della Minetti, nel corso della sua arringa difensiva, si è spinto in un paragone forse un po’ spericolato tra Nicole Minetti e Marco Cappato, leader radicale finito sotto processo per il caso del suicidio assistito in Svizzera di DJ Fabo. “Così come Cappato ha aiutato quell’uomo nell’esercizio di un diritto, ossia la libertà di decidere della propria vita, anche Minetti ha solo dato un aiuto alle giovani ospiti delle serate di Berlusconi ad Arcore nell’esercizio libero della prostituzione, che rientra anche questo nella libertà di autodeterminarsi”.

I giudici, a differenza di quanto successo nel processo Cappato, non hanno accolto le richieste di Pantano di rimandare la questione alla Consulta. E però il tema è succoso, il tema esiste, ed aveva già oltrepassato le Colonne d’Arcore con un altro processo, quello a Tarantini, in cui i giudici della Corte d’Appello di Bari hanno sollevato dubbi di costituzionalità sulla famosa Legge Merlin. È l’ottava volta che succede, l’ultima nel 1985: la Corte ha finora respinto ogni dubbio di legittimità.

A parte questo, il dibattito sulla legalizzazione della prostituzione torna ogni tanto a far parlare di sé. Da quel 1958, anno in cui entrò in vigore la sopracitata Legge Merlin che abolì le “case chiuse” ed introdusse i reati legati alla prostituzione. In occasione del sessantesimo anniversario di questa legge, si sono letti pezzi in cui si sostiene che la legge andrebbe addirittura rafforzata, perché la prostituzione “corrompe una società intera, perché distrugge la dignità della donna”.

Ma la faccenda è ancor più complessa. E noiosa. Tutta quella roba sui diritti e sui principi, sullo Stato e quanto esso possa entrare nelle nostre vite e nelle nostre camere da letto. Liberismo, liberalismo, moralismo.

Attenzione: qui non si vuol parlare di depenalizzare lo sfruttamento della prostituzione, ci mancherebbe. Qui si vuol parlare di una scelta, libera, della donna. E anche dell’uomo, a dire il vero. Il libero esercizio della prostituzione è autodeterminazione? E l’esercizio della prostituzione può essere “libero”, oppure, in una lettura materialista della faccenda, nessuna donna “liberamente” sceglierebbe di prostituirsi, essendo in qualche modo costretta a farlo, se non da un “protettore”, dalla povertà, o dalla condizione sociale, o da qualsiasi altra roba? Una scelta libera di questo tipo “distrugge la dignità della donna”, dicono. Ciò che non ci torna è che spesso, spessissimo, a decidere cosa sia la dignità della donna siano gli uomini. La dignità della Isoardi che vuol stare a casa a stirare le camicie di Salvini anziché far carriera (una grandissima puttanata, manco un mese hanno fatto passare). La dignità delle donne dovrebbe essere quella descritta da Adinolfi, forse?

Pensate un po’. La nostra risposta è: se garba a loro, avoglia. Se una donna trova la sua dignità a stirare camicie, va bene. Se una si vuol sottomettere al marito, fossanche Adinolfi, va bene. Se una vuole o non vuole fare qualsiasi cosa? Va bene. Immaginate un po’, quanto sarebbe ganzo.

Non stiamo quindi neanche a spiegare che la posizione di chi scrive, a proposito dell’argomento “Pole la donna smaialare liberamente?”, è: sì. Che alla fine è esattamente la stessa posizione di coloro che comandano, del resto: perché diciamoci la verità. Anche il suicidio assistito, che resta più o meno illegale (anche se qualcosa sta cambiando), era una di quelle tante robe intitolate “Si fa ma non si dice”. Finché non arriva un Marco Cappato, un radicale, o un Beppino Englaro, o una Nicole Minetti (dio ci perdoni per ciò che stiamo scrivendo) a dire che no, non va bene così. Che l’ipocrisia di Stato non può esistere per sempre, e che con una battaglia giudiziaria e pubblica si può mettere il re nudo di fronte allo specchio.

Certo, certo. Lo sappiamo benissimo che IL PAESE REALE se ne sbatte il cazzo di tutto ciò. Che il paese reale vuole il reddito di cittadinanza e la flat tax progressiva. Tuttavia, noialtri ci sentiamo, in questa apatia che rischia di sfociare nell’afasia intellettiva, di appoggiare la Nicole Minetti (ah-ehm, la sua battaglia dai, si diceva la sua battaglia111!!!1!) in favore della libertà, di tutte le libertà, di tutte le libertà di tutti.

[Gianni Somigli]

 

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