Meno male che cambiamo

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Finalmente abbiamo un governo. Meno male.

Il nuovo governo è già pronto: per la giustizia si procederà ad armare i cittadini, per i diritti civili a negare direttamente l’esistenza dei soggetti interessati, per la demografia meno aborti ma niente obbligo vaccinale, per istruzione e cultura chi vivrà vedrà, che il futuro è oggi, quindi del domani ‘sti cazzi.

Non sembrerebbe il massimo, ma almeno abbiamo un nuovo governo, più italiano che mai, sebbene composto per lo più da sputacchiatori di tricolore, questi sono più italiani di quanto essi stessi riescano riconoscersi.

Un governo del cambiamento, e il cambiamento è vita, come amo sostenere. Anche se questo significa uscire spesso dalla zona di conforto, anche se non sempre tutto va come sperato. Qualche scossone di assestamento siamo pronti a sostenerlo, può starci che sia il prezzo per guadagnarne in onestà, in correttezza, in legalità, in conformazione a nuovi sistemi più performanti che lascino maggiore libertà individuali in un contesto socialmente normato.

Per esempio, a Roma, dove in elezioni comunali e politiche tra M5S e altra destra si è superato abbondantemente il 60%, sono stato pronto ad abbracciare il cambiamento. Pronto ad accettare una città dalla bassissima tolleranza verso disonestà, crimini e ingiustizie, pronto a respirare l’aria pulita portata dal vento del cambiamento, con la forza della legalità, con la direzione della giustizia.

Poi sono uscito di casa, e scavalcando merde di cane ho suonato cinque minuti il clacson per poter superare la doppia fila. Nella città in cui l’unica soluzione logistica sembra essere quella di otturare le troppe buche con la troppa spazzatura, il traffico mi mortifica e il parcheggio mi frustra, ma alla fine raggiungo la meta, quel famoso locale dai prezzi ottimi in cui nessuno chiede lo scontrino e nessuno lo fa. Torno sconsolato zigzagando tra terze file e vigili distratti, facendo occhio a quei ragazzotti maleducati che mangiano fast food lasciandone traccia per tutto il percorso, attento a non parcheggiare davanti al cancello di quel signore che non paga il passo carrabile ma che pare estremamente pronto a difenderlo comunque, mentre la moglie getta la carta, in una busta di plastica, nel secchio dell’umido.

Giustizia è fatta. Mortacci vostra.

Come dice sempre il caro collega: “Famola ‘sta tolleranza zero, ma davero, che io so’ pronto. E cominciamo da chi la chiede.“.

Gli italiani sono sempre gli stessi, hanno solo spostato una crocetta verso chi ha sdoganato il loro ignorante ed infantile egoismo; ma gli italiani erano già così. Per questo chi ieri votava DC oggi vota M5S. Non è una lotta contro noi stessi, è una ribellione adolescenziale fine a sé stessa, è un consiglio di classe che chiede sette ore di ricreazione al giorno, che vuole studenti ad insegnare, che vuole astrologia e non vuole matematica.

Se gli anni di Berlusconi non ci hanno insegnato niente è perché non ci hanno segnati abbastanza. Forse a questo giro la questione cambierà, anche se sono più propenso a credere che siamo pronti ad accettare di tutto, pur di non cambiare.

Inoltre credo, o forse spero, che come nel male non possiamo cambiare, lo stesso sia nel bene, così da non poter peggiorare oltre certi limiti.

Meno male che cambiamo.

Meno male che cambiamo poco.

Più che altro meno male. Che “meno male” è quello che dobbiamo metterci ora, ciò a cui possiamo aggrapparci. Meno male possibile.

Meno male, pensavo peggio.

[D.C.]

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