L’attuale funzione tattica del Ministro dell’Interno.

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Il 7 Giugno, Luigi di Maio è corso al capezzale di Mimmo, un ex operaio della Fiat, che si era cosparso di benzina proprio davanti a casa del Ministro del Lavoro, a Pomigliano. Raccontando la cosa in un post, Di Maio ha sottolineato come si sia premurato di far sapere all’uomo che lo Stato è con lui, che le istituzioni sono al suo fianco e che il Governo del Cambiamento™ penserà ad aiutare lui e quelli come lui.

Quello che Di Maio non dice è che Mimmo – che per fortuna non è stato ricoverato per ustioni ma solo perché la benzina gli ha irritato gli occhi, lo dico solo perché dal post del Ministro la cosa non si capisce – non ha perso il lavoro perché un immigrato gliel’ha rubato, o perché i Poteri Forti™ lo vessano ingiustamente, o perché le scie chimiche hanno minato la sua salute e la Lorenzin gli ha detto “o ti vaccini o vai a casa”, no, Mimmo ha perso il lavoro perché nel 2014 lui e altri due suoi colleghi inscenarono il funerale di Marchionne davanti allo stabilimento di Pomigliano D’Arco. La Fiat li licenziò e la questione arrivò in tribunale: la Corte di Appello costrinse la Fiat a reintegrare gli uomini, ma la Corte di Cassazione cancellò la sentenza precedente permettendo alla Fiat di confermare licenziamento dei tre dipendenti. Il giorno dopo la sentenza definitiva, Mimmo si è incatenato al cancello di casa Di Maio e si è cosparso il capo di benzina.

Capisco che un disperato incatenato al cancello di casa sia una roba per cui corri subito da lui, quantomeno perché altrimenti quando provi a entrare con la macchina il cancello automatico si blocca. Fatico di più a capire come mai Di Maio abbia deciso di correre al capezzale di uno licenziato per aver inscenato il funerale del proprio datore di lavoro e non abbia invece mosso neanche un muscolo (neanche quelli della lingua) dopo l’omicidio di Soumaila Sacko, il sindacalista maliano neanche trentenne ucciso in Calabria. Che non aveva imbastito il finto funerale di nessuno o commesso nessun altro reato o illecito, anzi, lottava per i diritti dei lavoratori, magari anche di quelli che perdono il lavoro perché hanno fatto una (brutta, macabra) cazzata fuori luogo. Mi chiedo anche come avrebbe reagito il Popolo della Rete™ se il funerale inscenato fosse stato quello di Grillo e non quello di Marchionne, ma questa è una quisquilia.

Fatico a capire, almeno finché non guardo al resto e alla campagna elettorale permanente in cui siamo, fatta di una comunicazione che ruota intorno a interventi e provvedimenti tanto populisti quanto inutili, inostenibili o addirittura dannosi. Perché mentre parliamo c’è una nave carica di migranti che il Governo si rifiuta di far attraccare, la stessa nave che dopo la chiusura dei porti ad opera di Salvini è stata invitata ad attraccare da Nogarin, Sindaco di Livorno, per una manciata di minuti. Per una manciata di minuti perché Nogarin, dopo aver espresso idee condivisibili come l’invito a non perdere i propri valori e a rimanere umani, ha rimosso il post su pressione del Governo. Perché bisogna restare umani, ma non al prezzo di rinunciare ad essere paraculi.

Quando Nogarin ha parlato di “non perdere i propri valori”, evidentemente non ha pensato che per i tizi al Governo insieme al suo partito questi valori sono Dio, Patria e Famiglia, e se ci sono 629 persone (fra cui sette donne incinte, 123 minori non accompagnati e 11 bambini) in mezzo al mare sono cazzi loro, non nostri: che se ne vadano a Malta, che se tornino a casa, che i nostri valori – qui – sono di prenderli a manganellate. Citando Salvini, “è finita la pacchia.”


Che poi non è nemmeno questione di “restiamo umani”, che è una roba che come la dici ti danno del buonista: non si tratta di buonismo, ma di più banale buonsenso. Nel famoso Contratto del Governo del Cambiamento™ si parlava di vigilare, controllare e rimpatriare, che visto il tipo di gente che c’è al Governo mi pare più che normale, ma soprattutto si parlava di “rinegoziare” in sede europea. Da questo punto di vista, per esempio, avrebbe avuto senso partecipare con un nostro delegato al primo vertice europeo sui migranti. E invece abbiamo un Ministro dell’Interno che diserta il meeting, chiude i porti e fa pressione all’Unione Europea non tramite i canali preposti, ma lo fa calpestando la dignità di centinaia di persone, in barba ai diritti umani, con un atteggiamento che non solo rischia di diventare una piccola fabbrica di sanzioni da parte dell’Unione Europea stessa (sanzioni che andranno pagate e andranno ad aumentare il numero di cazzi che abbiamo, come se fossero pochi), ma che incarna perfettamente cosa intendono questi signori per “cambiamento”: non uscire dalla merda in cui siamo, ma diventare merde per mimetizzarsi al suo interno. Ed ecco spiegata la funzione del ministro omonimo.

[Marco Valtriani]

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