Com’è profondo il mare.

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paperi3

Mi sento sperduto. Continuiamo ad arrabbiarci, a usare l’ironia, a combattere l’ignoranza, a ripetere di restare umani e altre belle parole.

Ma la verità è una sola: abbiamo perso.

Inutile girarci intorno, inutile incolpare se stessi o gli altri, o addirittura il fallimento della democrazia (sic) perché anzi, la democrazia non ha fallito per nulla, e i risultati sono lì a dimostrarcelo, hanno vinto loro. E per loro non intendo il M5S, la Lega o chi per loro, la sconfitta di cui parlo è di carattere ben più vasto delle ultime elezioni.

Come altri hanno notato e analizzato prima e meglio di me, ci sono voluti trent’anni, ma l’appiattimento culturale voluto e programmato da Berlusconi (o da chi lo controlla, sto semplificando di molto la faccenda) ha prodotto almeno due generazioni di persone completamente ignoranti e fiere di esserlo, e se internet, fonte infinita di sapere e conoscenza, poteva arginare questa deriva, paradossalmente l’ha facilitata, fungendo da megafono per la voce di truffatori, complottisti, affaristi e politici senza scrupoli ma soprattutto di tanti, troppi idioti convinti di poter dire la loro solo perché iscritti a un social network. E la parte più bella è che vengono ascoltati.

È inutile, non c’è più lavoro, non c’è più decoro
Dio o chi per lui sta cercando di dividerci,
di farci del male, di farci annegare,
come è profondo il mare
come è profondo il mare.

Ed ecco quindi terreno fertile per chi l’ignoranza la fomenta e la cavalca, dirigendola dove fa comodo.

Lo dicevo in tempi non sospetti che Umberto Bossi era un politico fenomenale, capace di prendere un gruppo di semianalfabeti razzisti e livorosi e portarli a essere una forza con cui fare i conti, con cui confrontarsi, con cui – aiuto – persino dialogare. Ma anche lui, con una poltrona sotto al sedere, si è dimostrato esattamente uguale agli altri.
Il capolavoro l’ha compiuto Matteo Salvini, che, piaccia o no, verrà sempre ricordato come il politico che ha mantenuto la sua promessa elettorale appena ne ha avuto l’occasione e il potere.
Arrabbiamoci, disperiamoci, appelliamoci a un’umanità ormai sempre più rara, la verità è sotto gli occhi di tutti: non solo Salvini e i suoi complici hanno chiuso i porti e impedito l’attracco della nave con più di 600 migranti a bordo, ma è stato applaudito per questo. La maggioranza degli italiani, la stragrande maggioranza degli italiani, è contenta, soddisfatta, felice di aver votato uno che mantiene le promesse. E se queste promesse sono inumane, stupide, vergognose, poco importa, la battaglia è persa, e non è una battaglia politica, ma culturale.

Poi da solo l’urlo divento un tamburo
e il povero, come un lampo, nel cielo sicuro,
comincio una guerra per conquistare
quello scherzo di terra
che il suo grande cuore doveva coltivare,
come è profondo il mare
come è profondo il mare.

Si badi, questo non è un articolo contro la Lega, o contro il M5S, che si sta dimostrando nient’altro che un branco di dilettanti che si fa tenere per le palle da politici con molti meno scrupoli e troppa intelligenza politica in più, né, dio ce ne scampi, un articolo a favore del PD, che considero una parte più che rilevante della deriva culturale, visto che non ha più nulla al suo interno che possa definirsi di sinistra, mandando così a puttane qualunque teoria di alternanza di potere, ho usato gli ultimi avvenimenti solo come esempio perfetto; il mio pensiero affonda le radici molto più lontano, dal Drive In al Si stava meglio quando si stava peggio, da Le Iene al E allora le Foibe?, dai Marò all’Era delle fake news, dai fischi ad Almirante che rende omaggio alla salma di Berlinguer agli insulti alla Boldrini, dalla Chiesa Cattolica al sessismo, dai nostalgici agli antivaccinisti, e così via.
Tutte battaglie che noi abbiamo sistematicamente perso, e che tentiamo di recuperare a botte di hashtag umanitari e slogan vuoti.

È chiaro che il pensiero dà fastidio
anche se chi pensa è muto come un pesce
anzi è un pesce e come pesce
è difficile da bloccare
perché lo protegge il mare,
come è profondo il mare.

C’è un modo per vincere? Io non lo so, io non so come si potrà recuperare da quest’ignoranza, perché ci vorrà una volontà politica superiore che riporti la cultura, l’educazione civica, la civiltà, il rispetto, e di sicuro ci vorranno generazioni. Forse è solo qui che possiamo rialzarci, educando i nostri figli, i nostri amici, chi abbiamo intorno. Educarli all’umanità, pur nel rispetto di idee diverse dalle proprie.

Abbiamo perso questa enorme battaglia, ma guai a rassegnarsi a perdere la guerra.

Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche
il pensiero è come l’oceano,
non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.
Così stanno bruciando il mare,
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare,
così stanno piegando il mare.

[E.P.]

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