Le balle sui profughi sono balle.

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Tutti voi, almeno una volta, dal 2016 quando venne pubblicata, avrete visto quest’intervista,
spesso titolata “profughi? tutte balle!”, in cui la professoressa Anna Bono tenta di delegittimare completamente l’immigrazione africana. Ricondiviso in mille salse, accompagnato da varie grafiche e commenti, questo pezzo ha girato per anni in tutto quel mondo di scettici e semplicemente di malpensanti che credono in qualche complotto nascosto dietro al fenomeno dell’immigrazione, come se la semplice motivazione di cercare una vita migliore non sia considerata sufficiente, o legittima, per spostarsi nel Mondo.

Ricordo che intercettai questo articolo poco dopo la sua prima pubblicazione, e subito mi dedicai alla ricerca dei dati, trovando che la pressoché totalità delle affermazioni espresse con l’aura dell’autorità universitaria si rivelavano false o interpretate in maniera tendenziosa. Scrissi quindi questa risposta, punto su punto. E poi, però, non la pubblicai.

Il motivo è semplice e banale: un mio errore. Non volevo dare corda a un qualcosa che ai tempi, per quanto fosse il mio timore, non era ancora diventata virale. Non volevo dunque dare manforte alla sua diffusione, sostenendola con l’intento di criticarla.

A oggi, nel 2018, quando la sua distribuzione ha raggiunto la totalità delle comunità xenofobe, e i suoi argomenti si sono infiltrati anche in conversazioni cosiddette moderate, sull’onda di una straripante normalizzazione dell’odio per l’immigrazione, direi che il rischio di connivenza involontaria non lo corro più. Posso dunque dare finalmente rilievo e risposta a tutte queste travisazioni che senza pubblicità speravo potessero mancare di terreno fertile, e non trasformarsi, come invece è successo, nei dogmi di una narrazione sempre più maggioritaria.
Essendo l’intervista del 2016, ho preferito lasciare la confutazione dei dati a quella data, per dimostrare la loro falsità già al momento dell’uscita. Ad oggi i dati comunque confermano in buona parte ciò che di vero trovai due anni fa. Buona lettura.

 

 

Tecnicamente non esiste una domanda di asilo politico che abbia esito solo positivo o negativo. Esiste semmai una domanda di Protezione Internazionale, i cui esiti sono, a seconda della valutazione effettuata dalla Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, riassumibili in quattro modi:

Status di Rifugiato, laddove il rimpatrio porterebbe al rischio di morte per la persona.
Protezione Sussidiaria, laddove il rimpatrio porterebbe a gravi danni per la persona.
Protezione Umanitaria, laddove il rimpatrio porta a rischi per l’incolumità per la persona.
Diniego della Protezione Internazionale, laddove non sussistono i casi precedenti.

Quindi dire che solo il 4% di chi ha chiesto asilo politico ha avuto esito positivo è sbagliato e fraudolento. Semmai, di tutte le richieste di Protezione Internazionale, il 4% ha portato al riconoscimento di status di rifugiato, e aggiungiamo che la stima è comunque errata, perché dati alla mano la media al 2016 si assesta tra il 5 e il 6%, a cui si aggiungono in media il 15% di Protezione Sussidiaria e il 20% di Protezione Umanitaria. Quindi, se vogliamo parlare di esito positivo della richiesta di Protezione Internazionale, il dato si aggira intorno al 40%. Tenendo comunque conto del fatto che attività quali terrorismo, guerriglia locale e guerre civili, situazioni di povertà generalizzata e indigenza, carestie localizzate non sempre vengono riconosciute come guerre, per cui diventa più difficile che la Commissione approvi forme di protezione.

 

 

Qui comincia il ragionamento ed infatti cominciano le contraddizioni: prima si dice che non sono persone in gravi condizioni, poi si dice che devono dare fino a 10mila dollari ai trafficanti. Verrebbe da chidersi: perché non spendere un decimo e venire in aereo? La Protezione Internazionale può essere chiesta in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Ovviamente, perché se sei un omosessuale russo potresti essere in vacanza in Italia mentre in Russia passa una legge sulla pena di morte per gli omosessuali, e in quel caso la tua condizione di rifugiato si verificherebbe in itinere della tua permanenza. Inoltre, perché, se con quelle cifre si può stare bene nel proprio paese, spendere tanti soldi per andarsene rischiando la vita? Tra le tante opzioni ventagliate manca curiosamente la più frequente: l’indebitamento con i trafficanti stessi. Perché i soldi non sono così facili da ottenere “vendendo una mandria”. E se ci sono costano molti sacrifici, sacrifici che però vengono controbilanciati dalla possibilità di non patire l’indigenza che colpisce tutt’ora buona parte dell’Africa subsahariana.

 

 

Qui continua il ragionamento, ovvero l’interpretazione dei dati, ovvero la manipolazione delle informazioni al fine di far passare un’idea. L’idea in particolare è all’incirca questa: “Quando si vive in uno stato di pericolo ci si allontana solo il minimo, pensando di poter fare ritorno a casa.” Ma certamente. Infatti gli iraniani scappati dalla rivoluzione, gli ebrei scappati dai nazisti, i russi scappati dai comunisti, i palestinesi scappati dall’occupazione sono tutti rimasti al confine, che notoriamente era un posto sicuro in cui stare. Quello che ci si dimentica è che non sempre il conflitto è circoscrivibile, non sempre i paesi vicini ti accolgono, non sempre puoi sperare di tornare a casa nell’immediato, non sempre l’Unhcr è presente e tempestivo, non sempre hai il modo di andare da qualche parte se non nel campo più vicino perché, curioso a dirsi, non sempre la salute di un civile coinvolto in una guerra gli permette di superare un viaggio più lungo. Vero che la maggior parte degli sfollati non si sposta di molto, ma sembra assurdo che questo debba essere in qualche modo delegittimante per chi invece vuole e può cercare altro che non sia la guerra o un campo profughi.

 

 

Per quanto la comunità senegalese in Italia sia una delle più numerose, il che è motivato dal fatto che l’afflusso è presente e all’incirca ininterrotto da almeno 25 anni, la percentuale di senegalesi arrivati via mare nel corso del 2016 è appena il 6%. E sì, è uno dei paesi africani in cui si sta meglio, infatti più del 20% della popolazione è sottonutrita.

 

 

“Chiunque parli di immigrazione” è buffo, perché anche lei parla di immigrazione e anche lei non spiega la differenza. “In parte però si tratta di un errore voluto, perché c’è la tendenza ad affermare” che chiunque arrivi in Italia non abbia una forma di disagio e quindi non debba essere ospitato, a fronte del 40% aventi diritto a protezione ufficiale, escludendo tutti coloro che per vari motivi burocratici non la ottengono. Inoltre non si spiega perché se quelli che partono non sono indigenti dovrebbero partire quasi solo gli uomini. Tant’è che stando agli ultimi rilevamenti anagrafici del 2014 negli arrivi sono equamente distribuiti fra maschi e femmine. A margine: emigrante è chi va via dal proprio paese in generale, ma nello specifico si considera tale chi lo fa per motivi economici. Profugo è chi scappa dal proprio paese per motivi legati a conflitti e persecuzioni. Rifugiato è colui che ottiene la Protezione Internazionale riconosciuta dall’Onu secondo i parametri della Convenzione di Ginevra.

 

 

Facciamole vedere queste pubblicità, citiamo le fonti. Strano che dopo anni di attenzione morbosa sul tema non sia ancora spuntata una di queste famigerate operazioni di propaganda. Poi immaginiamoci le telefonate di questi ragazzi ai loro amici in cui confermano che effettivamente i trasporti, i libri, il cinema, i ristoranti, i cellulari, i computer, i preservativi  sono gratis. E poi immaginamoceli ridere di affermazioni del genere completamente prive di ogni senso, a meno che non si consideri un tetto (scelto da altri) e un vitto (scelto da altri) il tutto a cui ognuno aspira. Ah, e queste telefonate intercontinentali le devono fare con i massimo 2,5€ giornalieri che ricevono per tutte le spese ulteriori, compresi quindi vestiti, cibi e bevande al di fuori delle strutture, biglietti per gli spostamenti, farmaci da banco, etc.

 

 

Finalmente dopo mistificazioni e disinformazione, calcoli sballati e considerazioni quanto meno risibili, arriviamo a qualcosa di sensato: infatti fra quei 4 milioni e 600mila poveri assoluti, la metà è di origine straniera. Questo perché è semplicemente falso che chi viene qua fa la pacchia o viene trattato in maniera migliore degli italiani. Anzi, è esattamente vero il contrario. E le cose vanno peggiorando. Solo che la vita in un’Africa ancora prevalentemente soggiogata agli interessi coloniali del resto del mondo è molto difficile. Far desistere la migrazione vuol dire creare le condizioni per cui la vita in Africa risulti meglio della vita in Europa. Si potrebbe migliorare la condizione di vita in Africa, ma costerebbe troppo. Quindi si punta a rendere meno appetibile l’Italia. Meno appetibile di un continente in cui si muore di fame.

[Franco Sardo]

Note redazionali: la foto di copertina è di Oscar Corral, che ha realizzato degli splendidi scatti per El Pais sul viaggio dell’Aquarius.

Non abbiamo messo link all’intervista originale, il cui contenuto è comunque quello riportato negli screenshot, per non dare ulteriore visibilità ai siti che la ospitano, tanto se volete trovarla l’ha recentissimamente condivisa anche il nostro simpaticissimo Ministro dell’Interno.

Per quanto riguarda le fonti che confutano quanto detto dalla Bono: la prima è senza dubbio proprio il sito del Ministero dell’Interno (nei vari documenti elencati trovate un sacco di dati ufficiali, per esempio molti “numeri” del fenomeno immigrazione li trovate qui).

Sul diritto d’asilo e le norme che lo regolano, qui trovate le norme prese da un sito fazioso e comunista, quello della Camera dei Deputati.

Qui invece qualche dato sulla situazione del Senegal (e molto altro, se avete voglia di spulciare le varie sezioni), sul sito sovversivo e filo-marxista della divisione statistica delle Nazioni Unite.

 

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One comment

  1. Da un po’ cerco di discutere con amici e conoscenti proprio l’articolo citato via screenshot. Su un punto mi trovo in difficoltá, e non ho ben capito la risposta qui: “Verrebbe da chidersi: perché non spendere un decimo e venire in aereo?”. Alcuni dicono “perché per una normativa europea la responsabilitá é a carico delle compagnie aeree, che non se la prendono e rifiutano di imbarcare questi passeggeri”… é davvero cosí?

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