Iniziamo a riflettere.

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Ve la ricordate quella canzone, quella “hit” di Raffaele Riefoli in arte RAF: “Cosa resterà di questi anni Ottanta?”. Non era male, soprattutto perché segnava il definitivo crepuscolo di un periodo particolare della storia dell’Uomo. Mutuando, ci viene da chiederci: cosa resterà, di questo Movimento 5 Stelle?

Cazzo, dev’essere dura in questi giorni, per i grillini. Li vedi che girano per le vie del web in tentativi sempre più comici di difendere se stessi dalle bordate che arrivano da destra e da manca. Perfino gli aruspici pseudointellettuali del “movimento dei cittadini onesti”, tipo Travaglio o Scanzi, iniziano ad annaspare di fronte alla voragine che sta risucchiando quelli che dovevano essere i salvatori della patria e che rischia di portarli alla loro giusta dimensione politica e sociale: il nulla.

Il nulla. È dura combattere contro lo specchio, perché quello si fa i cazzi suoi, sapete. Quello riflette la verità, anche quando il vetro stondeggia o si allunga e distorce la percezione. Un po’ può durare, un po’ può servire; i proclami, le esche, gli insulti. La devastazione. Tutta roba che serve a vestirsi di panni non nostri in una campagna elettorale perpetua, continua. Un lavorìo ai fianchi degno di un pugile di quarta categoria, uno di quelli incapaci di sferrare un attacco poderoso, decisivo, serio. Uno di quei pugili che si nascondono dietro parole, avete presente, nelle conferenze di presentazione. Chihuahua che abbaiano e che corrono a nascondersi non appena arriva qualcuno che, oltre a chiacchierare, decide malauguratamente di agire.

Tante e tante volte lo abbiamo scritto, qua sopra. Molto prima delle elezioni, molto prima che venisse formato questo governo; un governo che verrà ricordato come uno dei più inetti ed infami della storia della Repubblica. Roba da farti rimpiangere Andreotti e Fanfani. Lo abbiamo scritto tante e tante volte, anche con toni duri, pure troppo; e non ci rendevamo conto che forse, nel nostro piccolo, stavamo solo radicalizzando le prese di posizione di questi bambini capricciosi. Ma ora ci siamo. Una manciata di settimane ed è già ora di fare i conti.

Si perde ormai il conto delle persone che si dissociano pubblicamente dalle politiche grilline. Attori, scrittori, e chi più ne ha più ne metta. Ma anche consiglieri comunali e provinciali un po’ in giro per l’Italia danno le dimissioni: mai con la Lega, i principi del movimento traditi. Il sindaco di Livorno che dice che apre il porto e poi cancella il post per “non creare problemi al governo”. Capite quanto sia sbagliato, tutto ciò: capite quanto sia tutto quanto di cartapesta. I principi un cazzo, amici.

Accanto a questi “delusi”, che si incattiviscono di più ogni giorno che passa con quelli che avevano promesso mari e monti e redditi di cittadinanza, ci sono gli altri. Gli altri a cui, fondamentalmente, non importa un cazzo di nulla se non di se stessi.

Ed ecco che se la Lega fagocita il movimento 5 stelle, in fin dei conti per loro non è che un bene. Perché si può dare la stura ai peggiori istinti senza freni, senza più il paravento del “cittadino onesto” come motivo di ribellione. Non glien’è mai fottuto un cazzo a nessuno di queste stronzate, ragazzi, diciamoci la verità: ricordiamoci che siamo in Italia, del resto.

L’onestà, ma chi se ne fotte. L’onestà che andrà di moda non va già più di moda. L’onestà può venire dopo. Dopo gli omicidi di Regeni e Cucchi, dopo le “crociere” di negri, dopo i complotti per non far nascere i bambini. A questo punto siamo. A questo punto ci avete ridotti. E quando uso il plurale mi rendo amaramente conto di rappresentare un’assoluta minoranza. Lo dicono i sondaggi, ragazzi. La maggior parte dei nostri connazionali dementi appoggia in pieno le politiche di Salvini. Quali siano queste politiche, poi, non è ancora dato sapere; al momento si viaggia ancora sul filo dello slogan. Esattamente ciò che stanno disperatamente tentando di fare i grillini per provare a riacciuffare un pezzo dei propri elettori che, riassumendo, al momento si dividono in: a) delusi e incazzati; b) delusi e felici per avere una scusa per migrare verso la Lega. Un avvitamento fascista pericoloso, pericolosissimo.

Esageriamo? Si spera. Ma i giornalisti fermati in caserma a Bolzano perché seguivano un’indagine sui sospetti flussi finanziari degli onestissimi leghisti; le schedature sempre più frequenti di timidissimi oppositori come quelli di Potere al Popolo o attivisti di Amnesty. I morti per strada, che sono per lo più di colore. Segnali esagerati? Forse, certo. E poi, ti dicono: cosa si poteva votare? Non c’era alternativa. Ed una volta arrivati in cima alla torre, dopo aver stretto il patto col diavolo leghista, ti dicono: cosa si poteva fare? Un governo andava fatto. Alla fine è comunque colpa del PD, ti dicono, che non c’è voluto stare.

Carissimi, siamo allo sdoganamento totale del senso del ridicolo. Guardatevi intorno. Parlate con le persone. Le persone ti dicono che meglio il ritorno del Duce che continuare col PD. Ti dicono: pigliali a casa tua i negri, sennò sei tu il vero razzista ed ipocrita. Ti dicono: io difendo i bambini italiani. Ti dicono: difendo. DIFENDO. Tutti che difendono qualcuno o qualcosa, ma non si è capito ancora bene da CHI, da COSA difendono tutto il difendibile.

Ci siete cascati, coglionazzi. Siete tutti in prima linea a sbraitare come i dobermann al guinzaglio delle guardie naziste, vi sentite in pericolo. Vi sentite in dovere di difendere e difendervi perché vi hanno raccontato storie terribili di paura, storie in cui gli ALTRI sono il male. Rubano, stuprano, ammazzano. E voi ci avete creduto, ci siete cascati, e che sia vero o no non conta un cazzo. Esattamente come dite voi quando vi si fa notare che credete e proponete quasi esclusivamente notizie false: “Non importa che non è vero, potrebbe tranquillamente esserlo”. Sì, certo. Come quella volta in cui ho raccontato ai miei amici tutti i numeri sessuali che avevo fatto in una notte di fuoco con Pamela Anderson e quando quelli m’hanno detto che non era vero un cazzo io ho risposto: “Vabbè, ma se fosse stato vero avrei fatto esattamente così”. Capite che non è così che funziona, non può essere così. Siete solo dei masturbatori della verità, niente di più; ma siete pericolosi perché non ve ne rendete conto, e anche se lo faceste, ve ne sbattereste i coglioni. Perché finalmente avete una copertura morale, prima che politica. Finalmente chi comanda è un disastroso maestro d’orchestra per lo sfogo dei vostri disagi.

Cosa resterà di questo movimento cinque stelle? Macerie, com’era prevedibile. “Stavolta vi è andata male, stavolta avete vinto” abbiamo scritto all’alba del giorno dopo le elezioni. Ma sticazzi, del destino di gente come Di Maio o Di Battista o Toninelli ce ne possiamo tranquillamente sbattere i coglioni. Torneranno ad essere ciò che non hanno mai smesso di essere: il nulla. Tuttavia, questa gente è riuscita a peggiorare il peggior incubo che potesse avverarsi: vincere le elezioni e fungere da zattera per l’approdo alle stanze del comando a un partito che ha preso la metà dei voti dei cinque stelle. Che ha preso meno voti del PD. Voi della democrazia diretta e dell’uno vale uno vi state facendo mangiare il culo dal terzo partito, capite.

Capite. Qualcuno lo fa. Ne conosco qualcuno. E, pur rimproverandogli che tutto questo era più che prevedibile, in fin dei conti lo rispetto, al grido di “Meglio tardi che mai”. Agli altri invece semplicemente non importa. Alla maggioranza che vuole i porti chiusi e che appoggia la linea della “voce grossa” non importa nulla. Alla maggioranza che vuole l’uso illimitato dei contanti, non importa nulla.

Che quel manichino di Di Maio o alcuni altri tentino disperatamente di attrarre l’attenzione con slogan tipo “Decreto Dignità”, non fa altro che confermare l’immagine attuale dei cinque stelle.

Non so se avete presente come finisce il viaggio all’inferno di Dante nella sua commedia. C’è il diavolo, incastrato per metà al centro della terra, che con le sue tre bocche divora i tre traditori più merdosi della storia dell’umanità (fino ad allora): Giuda, Bruto e Cassio. Dante li vede sgambettare mentre Lucifero se li sbrana. Non vogliamo paragonare Salvini a Lucifero. Anzi sì. E non vogliamo paragonare i cinque stelle ai traditori sbranati che sgambettano. Anzi sì. L’unica differenza, per così dire, è che in quella visione dantesca il diavolo è già stato sconfitto e relegato “al fondo della ghiaccia”.

Come ci si debba comportare, in questi giorni, io non lo so. Penso sia questo l’argomento vero su cui dobbiamo seriamente iniziare a riflettere. Perché davvero io non lo so. Ho intrapreso battaglie sui social con gente che ha il fascio littorio come immagine di copertina. Li ho derisi, presi per il culo. Serve? Non lo so. Non credo. Penso che serva solo ad incattivirli ancora di più. Altri li ho insultati, sui social e nella vita vera. Quasi arrivando allo scontro fisico. Serve? Non lo so. Non credo.

Che fare, allora? Come arginare questi tempi bui, in cui la ragione pare essere diventata quasi un elemento di cui vergognarsi? Aspettare nel classico mare di merda, sperando che non faccia l’onda? Combattere? Io non lo so. Ma per la prima volta in quasi quarant’anni di vita, lo confesso: “la veggo buia”.

 

 

[Gianni Somigli]

 

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3 comments

  1. > Ho intrapreso battaglie sui social con gente che ha il fascio littorio come immagine di copertina.

    E qui sta, a mio vedere, l’errore.

    E’ ora di capire che è stato un errore spostare il discorso pubblico su una piattaforma di proprietà di una Spa, inizialmente pensata per far scopare i collegiali americani, e il cui gestore ha un interesse preciso a massimizzare il profitto.
    E poichè non fa pagare il biglietto ai boccaloni che sottoscrivono un account, evidentemente i soldi deve farli in altra maniera, che passa per l’usare la propria enorme influenza per plasmare subdolamente il mondo a beneficio dei propri VERI clienti, come la “comune” pubblicità non aveva mai potuto sognare di fare, anche tramite interfacce truffaldine (tipo le slot machine o gli 199 zozzi) che massimizzano l’addiction e, come effetto collaterale, stimolano l’espressione dei più bassi istinti.

    E’, ossia, ora di capire che quando il politico X ha iniziato a postare su Facebook anzichè dare una velina all’ANSA nel 2010 o giù di lì per essere più moderno, stava commettendo un grosso errore, perchè non lo aveva capito.
    Non aveva, ossia, capito la differenza tra Facebook e, per dire, le BBS degli anni ’80 e la rete Usenet dei primi anni ’90 (servizio che era senza un “padrone” unico, offerto dietro guiderdone dai principali provider come TIN o IOL tramite un server federato con la più grande rete, e a cui si accedeva con una pletora di programmi vari).

    Che non è solo una differenza tecnica, ma come SEMPRE, dall’invenzione della stampa in poi, soprattutto una differenza in termini politici, economici e sociali.

    E’ mia opinione che se vogliamo tornare alla normalità bisogna, tra le altre cose, prendere conoscenza di queste cose.
    E poi riappropriarsi dei modi e i canali normali della comunicazione tra persone e con le istituzioni – il che non vuol dire tornare al telegrafo: viva il quotidiano sull’iPad e viva l’email, viva la messaggistica istantanea al posto del fax, ma bisogna sapere se si faccia o meno un uso sano del mezzo scelto e quali siano, in ogni momento, gli interessi e gli attori in gioco.

    Direi che un primo passo potrebbe quindi essere smettere di litigare con gli sconosciuti su Facebook.
    Un secondo passo potrebbe cancellare l’account.
    E comprarsi una casella di posta a pagamento.

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