I Guardiani della Morale

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Il regista e sceneggiatore dei Guardiani della Galassia è stato licenziato dalla Disney perché da comico dieci anni fa ha scritto battute politicamente scorrette.

Parafrasando lo statista Barillari: “Da quando la politica viene prima della comicità?”.

Da sempre, pare.
Tanto che alla Disney nessuno ha pensato che questa censura retroattiva di uno stimato professionista, per dei tweet di provocatoria comicità risalenti a una decade fa, per giunta rimossi, potesse suonare come una nota stonata in uno dei migliori concerti della propria stagione.

Il tutto dando l’immagine di questo direttore d’orchestra che a metà della Radetzky March di capodanno alza sdegnatamente e trionfalmente le code del proprio frac verso il pubblico con la potenza di una sonora scorreggia.

Fottetevi, James Gunn è fuori.

È inaccettabile avere a che fare con personaggi insensibili o irrispettosi, anche solo per scena, o con personaggi legati a comportamenti o ideologie deprecabili, come i razzisti, per dire.

 

 

Con questo non voglio certo sostenere che siccome Walterino si sospettava razzista allora oggi la sua casa debba dare ospitalità a tutti i Borghezio del caso (a proposito, l’avete visto? Questo è il suo momento!), ma mi piace, nella tifosa difesa della libertà di espressione, dare risalto all’ipocrita incoerenza del moralismo.

Che poi in Disney lavoreranno sì brave persone, ma anche cattolici che sostengono preti pedofili, gay, negri, bugiardi, italiani, atei, gente che ha riso alle battute di Gunn, puttanieri, gente che picchia i figli… In somma, quale diamine è ‘sta morale Disney? Cioè, hanno campato per decenni di film con tanto sessimo quanta carne in un maiale, e si preoccupano dell’immagine fin nei più reconditi recessi del già noto passato di un regista? Che diamine, almeno prima un po’ di negazionismo!

Ho come l’impressione, quindi, che non sia tanto il rigoroso codice etico della casa ad aver tagliato il povero Gunn, bensì il più temuto e da sempre avverso scandalo.

Come diceva la mia cattolicissima nonna: “il peccato non è fare le cose, ma farle sapere.”. Esatto, il peccato non è peccare, ma scandalizzare, perché dio vede tutto ma tendenzialmente si fa i cazzi suoi (in fondo è figlio di Maria).

Perché la Disney conosceva Gunn, i suoi tweet erano pubblici (e hanno contribuito alla sua carriera), tutti sapevano già, ma ora, tirati fuori ad hoc da un propagandista ultraconsevatore, hanno scatenato la purtroppo comune reazione di autocensura preventiva, onde evitare che chissà poi la gente cosa pensa, anche se alla gente non frega un cazzo, o se addirittura possa pensare che vada bene così.
Come se si giocasse ad avere una morale assai diversa da quella reale, considerata, senza ragione, “migliore”.

Ma questo esercizio non rappresenta l’utilità disciplinare dello stivale lucido del militare, bensì rappresenta nella società civile un peso che opprime la libertà nella sua forma più creativa e arricchente, questo esercizio costa ritardo, qualità e, soprattutto, rischia di smerdarmi uno dei migliori prodotti Disney.

C’è stata solidarietà da parte del cast del film verso il proprio regista, che apprezzo, ma che non centra il punto: non c’è bisogno che “la passi liscia” perché “ora è bravo”, c’è bisogno che non ci sia nulla da passare liscio, perché Gunn non è un delinquente, e il possibile (tutt’altro che probabile) danno d’immagine che emerge dal contesto deriva quasi esclusivamente dal risalto che Disney stessa ha dato all’accaduto, perché di quel che ha detto Gunn dieci anni fa non fregava giustamente un cazzo a nessuno, Disney compresa.

Questo mostrarsi conservatori della buona morale mentre se ne vive una assai più ragionevole e moderna, soprattutto in ambito artistico, è quello che non a torto viene socialmente definito “un palo nel culo”, una di quelle cose, per intenderci, che non stimolano l’avanzare dalla società stessa.

I grandi posso dire le parolacce, non è che debbano per forza e non dev’essere un vanto farlo, però manco a piazzare ‘ste scenate quando ne parte una.

Con affetto, una cazzo di persona adulta.

[D.C.]

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One comment

  1. Già quando ha firmato il contratto con la disney, ancora prima di mettere giù la penna, Gunn poteva essere licenziato per quei post.
    cioè, cazzo, la disney lo ha assunto solo perchè non gli ha contato anche i peli del culo prima di assumerlo.
    ma non c’è una legge che dovrebbe prevenire questo?
    si è vero che se assumi un coglione te la sei cercata, ma non puoi assumere una persona, e quindi dire che ti va bene così, e poi dire “ah no, però hai fatto quella cazzata 10 anni prima, l’abbiamo lisciata, ora vattene”
    Gunn non potrebbe (almeno ipoteticamente) appellarsi al licenziamento senza giusta causa?
    lasciamo stare che la Disney gli riderebbe in faccia e con lei i suoi 2 milioni di avvocati…

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