5 buone pratiche per mettere KO i populisti sui social

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Eccoci qua con una nuova rubrica, nata osservando diversi commenti sulla nostra pagina e dopo infinite discussioni nell’Aia Furibonda, il nostro gruppo Facebook. Guida a Sinistra si occuperà di fornire consigli e suggerimenti per persone non sovranis democrat normali che vogliono fare qualcosa contro razzismi, populismi e fake news, che ne hanno le palle piene di litigare coi pentaleghisti o che banalmente vogliono evitare di fare danni involontari (per esempio dando immotivata visibilità a persone e fenomeni che ne hanno già fin troppa, anche grazie a un uso tanto spregiudicato quanto efficace dei social network, o peggiorando situazioni tese “nella vita reale”).

Oggi parliamo di Facebook. Ormai è chiaro anche ai sassi che alcune forze politiche, avvalendosi di professionisti del web marketing, abbiamo di fatto “vinto” le prime battaglie a livello di comunicazione, addirittura esasperando gli avversari al punto di rivolgere la loro indignazione contro di loro, traendone vantaggio. E quindi? Cosa può fare ognuno di noi per limitare i danni derivanti dalle sconfitte subite, spianando la strada a una contro-offensiva? Vediamolo insieme.

Di scritti su come funziona la Bestia, la macchina da guerra comunicativa della Lega, ormai ce ne sono a bizzeffe. Allo stesso modo, si trovano diverse analisi molto interessanti sulla comunicazione politica degli ultimi anni. Quello che faremo qui sarà un tentativo di semplificare un po’, dando qualche consiglio “di base” che, ovviamente, è opinabile, ma che secondo noi può portare chiunque a fare piccoli passi avanti nella battaglia quotidiana contro il populismo e il sovranismo, che come ben sappiamo non si fanno scrupoli a usare qualsiasi mezzo, incluse le fake news, pur di ottenere dei risultati, sfruttando sostenitori ed elettori non sempre consapevoli della portata delle loro azioni e, ahinoi, traendo vantaggio anche dall’incazzatura delle persone di fronte a episodi di razzismo, xenofobia, omofobia e via dicendo.

1. Non condividere e non commentare i post originali di chi vuoi combattere. Per Facebook, più un contenuto è apprezzato, cliccato, condiviso e commentato, più questo è importante. Al di là del tenore delle reactions e dei commenti che verranno postati, se condividi (o commenti) un post direttamente dalla bacheca di qualcuno, quella persona otterrà sicuramente visibilità con tutti, mentre la tua condivisione incazzata (magari condita da una bellissima battuta) rischia di impattare solo sulla tua echo chamber. Vale per le persone, per le pagine, per i partiti, per le idee: un link diretto è pubblicità gratis, sono click, sono soldi, sono consensi. Se proprio è inevitabile, meglio fare uno screenshot o linkare qualche quotidiano o blog “amico” che parla della notizia. Se nella bagarre fra Salvini e Saviano hai condiviso Salvini per insultarlo (e magari dare ragione a Saviano), hai sbagliato: comunque hai dato visibilità all’uno e non all’altro. Quindi, fai attenzione a cosa condividi e perchè, magari a prima vista ti sembra di fare qualcosa di utile o al massimo innocuo, e invece stai facendo un favore al populista di turno.

2. Segnala i contenuti inappropriati. Un insulto su Facebook, in una pagina o profilo pubblico, può portare a una denuncia per diffamazione; anche se sinceramente ti consiglio di valutare seriamente l’opzione in caso di insulti diretti e reiterati (un migliaio di euro da pagare per diffamazione sono un ottima doccia fredda per gli animi più bollenti), se proprio non vuoi arrivare a tanto con zia Assunta che poi non ti fa più le melanzane alla parmigiana, ricordati comunque che non c’è niente di male nel segnalare profili fake o con immagini razziste\omofobe e commenti contenenti insulti (specie se razziali) come “istigazione all’odio”, e post e commenti contenenti link come “spam” o “notizia falsa”, a seconda del caso.

3. Non litigare con gli imbecilli in modo imbecille. Sembra una cazzata, o quantomeno una banalità, ma l’unico effetto positivo di una litigata furiosa sulla bacheca di qualcuno che termina in un mitragliatore gatling caricato a vaffanculo è quello di farci smaltire un po’ di stress, sempre che in realtà sotto sotto non ce ne crei. Perché? Perché a fronte di uno scambio di insulti difficilmente il nostro interlocutore avrà cambiato idea, anzi, forse l’avrà rafforzata. E il suo post avrà avuto più visibilità. Se decidete di agire, dovete agire in modo che quello che fate abbia un effetto positivo. Ci torniamo nel prossimo punto, ma usate le regole della comunicazione non ostile: siate assertivi, fate domande, rispondete in modo semplice, non attaccate la persona e così via. Se diventiamo come loro perdiamo la guerra: dobbiamo attaccare in modo razionale, intelligente e concreto.

4. Scegli con cura gli argomenti. Uno dei punti di forza di Salvini (ma lo è stato anche di Grillo) è quello di impostare le discussioni sui mezzi di comunicazione. Ci sono argomenti su cui populisti e sovranisti sono forti, nel senso che chi li guida li ha ben istruiti, hanno risposte pronte e tendono a non cedere di un millimetro: sono argomenti su cui è inutile attaccare. Per un elettore cinquestelle, per esempio, l’onestà è un valore assoluto e soverchia tutti gli altri. È inutile attaccare un parlamentare cinquestelle per la sua incoerenza, incompetenza o whatever, lui è onesto e gli altri no, quindi lui è sempre meglio. Per il leghista medio c’è un’invasione in corso, siamo praticamente in guerra: non gliene frega nulla di restare umani,  dei dati sull’immigrazione, dei morti in mare. E quindi? Vediamo: per esempio, finora i cinquestelle potevano contare sul fatto di non aver mai governato, quindi “era colpa degli altri”: ora che sono al Governo invece le loro azioni (o non azioni) producono effetti, e si possono attaccare per i loro errori e le loro negligenze. La Lega, al contrario, ha governato per anni: è uno dei punti su cui è attaccabile al momento in cui si presenta come “il cambiamento”. In sostanza, partiti come questi vanno attaccati nel momento in cui producono danno a degli italiani con le loro azioni. Non è facile coglierli in castagna, all’inizio la resistenza sarà sempre la stessa (è allora il PD) ma piano piano inizieranno a cedere. Ma sempre attaccando in modo ragionato, perché così come è inutile tirare un cazzotto a un pugile con la guardia alta, attaccare scompostamente su temi a caso è controproducente. Inoltre, come dicevo prima, è meglio minare le sicurezze dell’interlocutore con delle domande su temi “difficili” (evidenziandone, sempre gentilmente, l’eventuale incapacità di risposta, al fine di instillare dubbi) che non provare a caricare a testa bassa.

5. Reagire male è peggio che non reagire. Ho perso il conto delle volte in cui, dopo qualche messaggio pacato rivolto a un interlocutore ostile e incazzato col mondo (e coi migranti, o con gli omosessuali, o le donne, o i puffi, fate voi), dopo che si stava iniziando a ragionare, è arrivato qualcuno che ha mandato a monte tutto il lavoro fatto apostrofandolo con un inutile “vaffanculo, razzista di merda”. Ecco, no. Se qualcuno sta già rispondendo in modo adeguato, il meglio che potete fare è dargli ragione, il peggio è proprio inasprire di nuovo i toni vanificando gli sforzi altrui per costruire un dialogo (e facendo la figura degli integralisti sboccati anche con lettori occasionali). Sia chiaro: non sto dicendo di stare zitti di fronte alle bestialità, sto dicendo che come ogni scontro non si vince provando a colpire il pugno dell’avversario con la propria faccia, anche in questo caso servono una strategia (vuoi far cambiare idea alla persona con cui stai parlando? O agli astanti? O vuoi solo instillare qualche dubbio nell’interlocutore? hai idea di come farlo?), la conoscenza dell’interlocutore (sai chi vota e perché? è arrabbiato? pragmatico? razionale?) e aver chiaro qual è lo scenario del dibattito (è la tua bacheca? la sua? un gruppo? una pagina? gli astanti sono allineati o ostili?). Solo in questo modo potrai scegliere non solo gli argomenti migliori, ma anche il tono, le parole e eventuali risposte.

Quindi, riassumendo: non condividere e non commentare i post originali di chi vuoi combattere, è meno dannoso fare degli screen e, ancora meglio, linkare contenuti propositivi e “a favore” della tua causa anziché contro quella di altri; segnala i contenuti inappropriati, contenenti fake news o istigazione all’odio; non litigare con gli imbecilli in modo imbecille, rimani sempre lucido, educato ed eventualmente chiudi la discussione se vedi che non va da nessuna parte; scegli con cura gli argomenti, non lasciare che sia l’interlocutore a guidare la discussione su un terreno per te svantaggioso; infine, reagire male è peggio che non reagire: se quello che fai alla fine rischia di produrre più danni che altro, forse è meglio evitare e agire in un momento più opportuno.

Qualcuno ha sostenuto, non senza argomentare, che la sinistra (e le persone di sinistra) hanno perso la guerra della comunicazione, stritolati fra un buonista e un radical chic usati rigorosamente a sproposito. Sono ragionevolmente sicuro che sì, è vero, abbiamo perso battaglie molto importanti – sia a livello politico, che sociale, che umano – ma penso che la “guerra” sul piano della comunicazione non sia ancora finita.

Possiamo fare tutti la nostra parte, in modo razionale e ragionevole, provando a dare una mano a accendere almeno una lanterna, in attesa che risorga il sol dell’avvenir.

Buona settimana a tutti.

[Marco Valtriani]

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13 comments

  1. Aggiungerei al punto 4 l’idea di cambiare argomento: come dici tu è inutile discutere di immigrazione e razzismo e onestah, ma si può parlare delle mancanze dello stato italiano, e per una volta dare la colpa agli evasori fiscali, o ai datori di lavoro che non rispettano le norme sulla sicurezza – almeno si tagliano le gambe alle cazzate sugli immigrati che rubano i lavori.

    In ogni caso grazie per avermi ridato speranza. Speranza per una opposizione ragionata e civile con cui posso identificarmi, non sono solo come un cane (o un coglione solitario).
    I 400 calci direbbero che mi sudano gli occhi per questo articolo.

  2. Urgh.
    Ho sbirciato l’articolo di Luisi: mi vanto di saperne qualcosa di comunicazione, e l’articolo ha confermato alcune mie intuizioni sparse, ma, ragazzi, la lucidità di analisi narrativa di Luisi mi ha superato a destra e poi mi ha doppiato senza sforzo.
    Tanto di cappello! Quando si dice un professionista…

  3. 1) Non si puo’ rispondere in punta di fioretto alle badilate nei denti, ti fai male. Bisogna colpire più forte.
    2) I semianalfabeti che spammano cagate allucinanti per sfogare il loro rancidume razzistoide sono impermeabili agli argomenti, loro usano i social come un cesso, e non tirano nemmeno l’acqua.
    3) Inutile cercare di ragionare con un lobotomizzato grillegaiolo, sono come animali idioti capiscono solo le legnate e solo se provengono da più fronti, allora tacciono.
    4) Inutile cercare di ragionare con chi opera secondo la logica del branco, un cane idrofobo abbaia una cagata e tutti gli altri dietro, anche se è una puttanata colossale. Il napalm in quei casi è l’arma migliore.
    In sintesi come affrontare il processo di lobotomizzazione dell’italiota medio? Con i numeri. Non conta la ragione, non contano gli argomenti e nemmeno la verità, solo i numeri. Infatti le batterie di spammatori russi pagati un tanto al kg hanno mosso caterve di voti tra Brexit/Trump e quella fogna di governo che vi ritrovate.
    E’ una guerra combattuta sui social media, se non hai i numeri è già persa in partenza.

    1. 1) Devi sempre pensare a qual è il tuo obiettivo. Se vai sulla bacheca del politico X che ha fatto la sparata Y (o sulla bacheca di qualcuno che ha condiviso l’originale) e ti metti a litigare coi cretini, stai solo regalando interazioni al politico X. Se litighi e ogni volta non convinci nessuno, ma anzi cementi e polarizzi le convinzioni del tuo interocutore, stai sostanzialmente remando CONTRO la causa, come i disturbatori alle manifestazioni. Le “badilate” hanno senso in alcuni contesti, ma normalmente se una persona vuole agire per *migliorare* il clima politico le badilate sono controproducenti (non è che lo dico io, ci sono molte teorie comunicative a riguardo).
      2) Infatti è inutile parlarci. Si può contestare brevemente quello che dicono – se farlo non produce in realtà vantaggi a terzi – a beneficio di eventuali lettori indecisi e al massimo si segnalano contenuti inappropriati. Aquila non captat muscas.
      3) Vedi punto 2, mi sembra più o meno lo stesso discorso.
      4) Mi spieghi cosa intendi con “il napalm” in un contesto social?

      Posso anche essere d’accordo sui numeri, però mi permetto un appunto: i numeri SIAMO NOI. Concretamente, sfanculando gli imbecilli a ogni occasione, cosa si ottiene a parte sfogarsi per qualche minuto? Ti assicuro che se rompi la scorza di ostilità riesci a dialogare più spesso di quello che si potrebbe pensare. Già solo far sbollire un po’ di rabbia, ascoltare, instillare dubbi è un risultato migliore di quello che ottieni con qualsiasi “blastata”, a meno che non ci siano effetti positivi delle blastate su chi le subisce (e su chi la pensa come lui e le legge). I blastatori come Burioni e Mentana sono utili perché “raggruppano” le persone allineate, ed è una parte importante delle dinamiche social, ma serve anche qualcuno che materialmente provi a minare le convinzioni di chi è ostile, altrimenti si perde la guerra.

      Siamo arrivati a questo punto proprio perché, ingenuamente, ci siamo fatti trascinare nel fango di una comunicazione ostile e polarizzata. Più si va avanti così, più “vincono loro”.

      My 2 cents.

  4. Trovo molto utile questo pezzo. In particolare il punto 1 (quello che consiglia di non fare è quanto anch’io a volte faccio purtroppo). Anche gli altri sono buoni e ancora mi piace il 5: io cerco di ragionare, argomentare e puntualmente arriva qualcuno che la pensa come me e che butta tutto in rissa e vaffanculo. Cercherò di sottilineare questo punto nel condividere l’articolo 🙂

  5. Aggiungerei una cosa. Fatevi dei file di testo, dove salvate argomenti correlati da dati e fatti, che potete anche mettere a punto man mano, con i link alle fonti più autorevoli… Alla fine sono sempre quelli, gli argomenti. Io ce l’ho per i vaccini, per la bufala della banca d’italia privata, per quelle sul salvataggio delle banche, varie fedine penali, foto e link a video (salvati anche a parte) ecc. ecc.. È facile fare in modo che caschino in trappole che si stendono mano a mano durante la conversazione. Così potete essere rapidissimi, efficaci e pressochè inattaccabili. Inoltre una cosa molto efficace è prendere direttamente chi dice una minchiata e chiedergliene conto. Tipo:

    Tizio: “Il vaccino causa l’autismo”

    Ottimo: “Tizio, puoi linkare articoli scientifici, fonti autorevoli ecc. e sopratutto spiegarcele?”

    99% si squagliano. Se invece insistono, gli rifai la domanda, anche piuttosto seccato.

    Se linkano il fuffosito lo si deride (“si come no, tinformoapanza.it è autorevole, come no!” emoticon lollose varie) e gli sparate un link serio dei pediatri italiani, lunghissimo e ponderoso, con bibliografia. Impossibile attaccarlo per il cazzaro. E se spara che “i pediatri kastah pakati dal piddì” gli sparate quello in Inglese del OMS o del The Lancet. Praticamente lo killate in un secondo.

    La cosa più importante è non lasciare spazio alcuno a questi. Ma non per loro, e su questo dissento, perchè non si convinceranno MAI, e se anche gli venisse un minimo dubbio gli passa in un baleno quando il cuggino gli dice il contrario. Ma è per quelli che lurkano, che seguono senza parlare e che sono quasi sempre in cerca di notizie e informazione. Sono loro da convincere mettendo in ridicolo con la forza dei fatti (e un po’ di sputtanamento eh, tanto perchè si accorgano che i tuoi argomenti sono superiori) il cazzaro.

    1. Ma non è che ci sia ottimismo, anzi.
      Ultimamente però ho visto una notevole (e eccessiva) aggressività anche fuori contesto da parte di gente di sinistra. Non parlo ovviamente di vignette, pezzi satirici\umoristici, ma proprio in discussioni normali che dovrebbero essere civili.

      “Il PD ha fatto questa cosa che non mi è piaciuta”
      “Analfabeta funzionale! Webete! Non capisci un cazzo!”
      “Piddiota, vaffanculo!”

      Ecco, magari se alla prima frase (che può anche essere “il PD mi fa schifo al cazzo”, sia chiaro) uno risponde “cos’è di preciso che non ti piace?” quantomeno riesce a inquadrare l’interlocutore: se parla per slogan, se ha un’opinione ragionata e valida, etc, e magari c’è modo di ragionare con lui. Se si scatta subito in modo ostile, invece, non c’è verso di ottenere nulla se non offese pittoresche.

      Tanto prima o poi con qualcuno il momento del vaffanculo, del blocco o della Tecnica Finale del Ruggito del Democratico Arrogante™ arriva, l’importante è non provocarlo apposta per il gusto di elargire “blastate” che però non servono a nulla.

  6. Mi sa che qui manca il punto 0: lasciare stare siti come Facebook e Twitter da cui niente di buono può scaturire.

    Non si tratta di semplici e neutrali meccanismi di relay e contenitori di testo come era per esempio Usenet, rete che andava per la maggiore negli anni ’90, piena di imbecilli già all’epoca ma se non altro “proprietà di nessuno in particolare” (ogni provider, collegato a tutti gli altri, vendeva in cambio di un obolo o compreso nell’abbonamento l’accesso alla rete).

    Siti come Facebook si pongono l’obbiettivo di assorbire al proprio interno tutta la comunicazione tra esseri umani, di qualsiasi natura (dagli annunci di lavoro alle foto del cane alla rissa politica), monitorarla al massimo del consentito dalla legge e tagliare fuori chiunque non ci stia (non è questa una teoria del complotto, si badi bene, è noto che si è tenuti ad agire così con un prodotto o servizio che goda del c.d. “effetto rete”).

    Ciò che è peggio, e di cui non si parla lontanamente abbastanza, è che la comunicazione, che la compagnia è già riuscita in buona parte a cooptare, viene inscatolata dentro un’interfaccia tossica e pericolosa, non rimpiazzabile con un programma a propria scelta (come è il caso dell’email per cui si può scegliere tra Outlook o Thunderbird o).

    Un’interfaccia progettata – con criteri che vanno dal banale alle tecniche subdole delle slot machine – per massimizzare gli obbiettivi del gestore, riassumibili in una parola con: addiction.

    L’interfaccia di Facebook è _pensata_ per indurre certi comportamenti – per indurre a cliccare, interagire, condividere, urlare per provare a farsi sentire nel rumore di mille altre persone che urlano.

    Che un meccanismo del genere ci abbia dato gli antivaxxer e Salvini è il minimo.

    Come giornalisti, politici e leader che si contrappongono al populismo già nel 2009-2011 abbiano deciso di legittimare questo sistema e affidarvi le comunicazioni (aumentando quindi il valore del social network almeno quanto Mike Bongiorno aumentò il valore di Mediaset) è una cosa che a tutt’oggi non comprendo.

    1. Ciao Marco, è un 5S che ti scrive,
      c’è un solo modo per cambiare lo “status quo”.
      “Voi” (perchè tu hai diviso tra un “loro” ed un “noi”) dovreste attivamente entrare in politica, fondando un movimento/partito di vera ispirazione di Sinistra (con la S maiuscola) lasciando che la “vecchia” classe politica (percepita come inaffidabile o peggio: collusa) scompaia.
      Tutti riconoscono che la razza non esiste, che la soluzione per i profughi non è semplicemente chiudergli l’accesso, che la questione del lavoro deve tornare al centro dell’azione del Governo, etc… Insomma, sappiamo che tutte le idee progressiste sono da approfondire e portare avanti.
      Il vero problema della Sinistra in Italia è che non c’è più. La credibilità dei partiti di Sinistra è pari a quello di Berlusconi.
      Per dirla in altro modo: non è il PD, la soluzione che state cercando.

      1. Caro Gabriele, forse hai ragione, il piddi non è la soluzione.

        Ma qual’è il problema?
        In pochi cercano di identificarlo.

        E ancora, nel dire che non è la soluzione, non so se tu o gli altri propugnatori di questa tesi avete una buona idea di cosa, _esattamente_, non vada (a parte cose banali e vere come “nasce con la pretesa di riunire postcomunisti e democristiani, cosa che ha senso solo in funzione di opposizione a Berlusconi o chi per lui”).

        A questo punto, conscio di essere poco diverso da uno spambot ucraino qualsiasi, non posso proprio trattenermi dal linkare ancora una volta il blog del Fornelli (che a questo punto sospetto legga il blog papero e giochi sistematicamente al rialzo), che propone una teoria se non altro dotata di coerenza interna: https://keinpfusch.net/gli-amish-della-politica/

      2. Ciao Gabriele, intanto una premessa: io è un bel po’ che non voto PD, quindi se mi dici “non è il PD, la soluzione che state cercando” non posso che essere d’accordo. Ti dirò di più: sono d’accordo anche quando dici che la vecchia classe politica è “bruciata”, credo che l’errore principale di partiti come LeU, per esempio, sia stata quella di raccogliersi intorno a “soliti noti”, che in questo modo hanno dato l’impressione di voler rimanere attaccati alle poltrone. Non so chi può fare una cosa del genere – non io, di sicuro: mi mancano conoscenze, voglia e capacità – ma sicuramente c’è bisogno di qualcosa di nuovo, che riparta dal lavoro e dall’istruzione. Spero di vederlo, prima o poi.

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