Cane.

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Uno dei primi concetti che ti vengono spiegati ad una lezione di giornalismo è il concetto di “notiziabilità”: non tutto ciò che accade è una notizia. Ci vogliono determinate caratteristiche perché un fatto diventi notizia. Il tutto in genere si riassume nella celeberrima “un cane che morde un uomo non è una notizia, lo è l’uomo che morde un cane”. E sono evidenti i motivi per cui l’assioma vale: la stravaganza dell’evento in sé, la fuoriuscita dalla regola della “normalità”.

Negli scorsi giorni si è parlato molto di Matera. Io ci sono stato poche settimane fa, da quelle parti: amo la Lucania, trovo che sia una delle terre più incredibili che abbiamo in Italia. E lo dice un toscano chiantigiano di valle, perciò il complimento vale più del doppio (per la nostra notoria visione centrotoscanocentrica del mondo, si capisce). È incredibile, Matera, ti sembra fatata, ti sembra magica; sicuramente, sembra più magica a te adesso che la guardi rispetto a quelli che fino al secondo dopoguerra ci avevano vissuto e che costrinsero De Gasperi a firmare una legge per lo sfollamento coatto di chi viveva in quei tuguri di pietra insieme agli animali.

Matera è balzata poi agli onori delle cronache non perché ci sono stato io, che non è una notizia se non per me e per qualche parente stretto, ma per il famoso famigerato caso delle parole del vicepremier e ministro di qualcosa Di Maio, che non avrebbe conosciuto la collocazione geografica di Matera chiedendo a Emiliano, governatore pugliese, cosa stessero facendo per la città lucana.

Il dialogo “rubato” da telecamere malandrine in un primo momento sembrava proprio avvalorare questa tesi. I media si sono scatenati. I “mettitori di toppe” si sono scatenati come al solito, con tempestività spaventevole. E nel giro di poco si è scoperto che no, Di Maio non è che non sappia che Matera è in Basilicata e non in Puglia. Lo “scagiona” un documento in cui la Regione Puglia deve dare una mano a Matera, Città della Cultura Europea 2019. Lo stesso Emiliano “scagiona” il poro Di Maio. E spuntano altri video che “scagionano” Di Maio.

Da quando è iniziata questo avvitamento della politica e del modo in cui le persone partecipano alla sua narrativa, sono incalcolabili i momenti in cui i sostenitori del populismo, definiti “webeti”, “analfabeti funzionali” e via dicendo, hanno abboccato a notizie palesemente distorte se non puramente, evidentemente false. E quando gli uomini e le donne di buona volontà hanno loro fatto notare che ehi, amico, amica, ma non ti rendi conto che è p a l e s e m e n t e una stronzata?, quelli hanno sempre, sempre, sempre risposto: “Sì ok qst è falsa ma poteva essere vera”. Dentro alla loro testa, il concetto di verosimiglianza ha superato quello di verità: sono arrivati, non loro, ma sono arrivati a formulare il concetto di “post-verità”. Roba che fa venire i brividi, ma tant’è. Questi sono i tempi che ci troviamo a vivere.

“Poteva essere benissimo vero!1!!” ti dicono, tralasciano anche di piazzare un congiuntivo, un condizionale, che noialtri vivremmo come barlume di speranza e che invece è diventato, il congiuntivo, pietra angolare del nuovo palazzo del potere e dei suoi mattoni d’odio.

Sarebbe potuto essere benissimo vero che Di Maio non sapesse un cazzo, su e di Matera. Diciamoci la verità: chi si sarebbe scandalizzato? Di Maio è quello che non più di qualche giorno fa è andato in televisione a dire che siamo fatti al 90% d’acqua. È quello di Pinochet e del Venezuela, dopotutto; della “lobby dei malati di cancro”, degli infiniti congiuntivi a cazzo di cane e così via. Mi può star bene che uno ci rimanga un po’ peggio se il reverendo eccellente illustrissimo presidente del consiglio parla sbagliando l’8 Settembre per il Venticinque Aprile, visto che, diocristo, è un avvocato!, un professore!, però dai, non lo fanno parlare mai, quando apre bocca in un paio di giorni dice che difenderebbe la Lega per la questione di quegli spiccioli rubati al popolo italiano di cui voleva essere difensore e poi questa storia che non sa la Storia. Ma Di Maio, dai. Di Maio.

Di Maio. Sarebbe potuto essere benissimo vero, e invece è verosimile; e non è comunque una vera e propria bufala, tecnicamente. Diciamo che così, in un primo momento d’incertezza, proprio perché sarebbe potuto essere benissimo vero, era senz’altro più credibile che il nostro caro viceleader avesse detto un’altra stronzata delle sue che fosse a conoscenza di un piano d’investimenti interregionale. E invece eccolo là. Ed ecco la corte, le schiere di mettitori di toppe che si batte il petto, ed ecco che non si parla d’altro per giorni: di come i giornali siano cattivi, di come le persone siano cattive, di come i giornali andrebbero chiusi, e forse, un giorno, anche le persone.

Poco conta che “l’uomo che morde il cane” sia che Di Maio non ha fatto una gaffe, in un osceno ribaltamento di come dovrebbero andare le cose in un paese “normale” e che invece di normale ha sempre avuto ben poco. Perché le cose importanti, a ben vedere, sarebbero altre: Di Maio, Toninelli e tutta la faccenda sul ponte, compreso il commissario da lui nominato costretto a dimettersi perché indagato per i fatti su cui avrebbe dovuto indagare, o le pressioni ricevute ancor prima che il ponte crollasse e lui fosse ministro; tutta quella merdata sui vaccini e le autocertificazioni e la quarantena per i bambini vaccinati e poi no, tutto come prima, anzi pure il corpo docente deve essere vaccinato. Il “grande successo” per i BTP. Conte che tuona che farà il daspo a vita anti-corrotti e poi ci ripensa. La chiusura dell’ILVA che poi invece non si chiude, anzi resta tutto come doveva essere. Gli operai della Bekaert in attesa di cassa integrazione.  Mentre quell’altro è arrivato al 30%, si dice, pigliando a ceffoni questa manica di stupratori dell’intelletto a suon di faccine, serate al papetee e sequestri di persona.

C’è chi si ostina a dire che quelli di prima erano uguali se non peggio. Provatemelo, voialtri gente illuminata, che io bisogna chiuda qua questo articolo o rischio di mettere a repentaglio il mio proverbiale distacco cinico dai fatti del mondo ma anche l’integrità del mio pc.

[Gianni Somigli]

 

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