La forza delle idee

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I vice premier italiani non scendono a compromessi con quegli ubriaconi della commissione europea.

Nello stile sobrio e ponderato dei nostri rappresentanti di governo, esatta espressione dell’ignoranza e della cattiveria collettiva, alla risposta dei mercati alle loro vaneggianti manovre economiche, hanno risposto sfoderando un notevole sfoggio di bias: Junker è un beone.

Alé.

Oltre a questo il famoso teorema di mia nonna sullo scandalo: “il problema non è chi fa la cosa, ma chi lo dice.”. Quindi il problema del crollo economico che probabilmente sta per investirci non deriverà dalle fantasiose pretese matematiche di questi inetti, ma dalle perplessità espresse dalla mandria di europei avvinazzati.

E la prima cosa che mi viene in mente, anche fossero tali, è che almeno loro possono smettere. Mentre se uno è coglione, difficilmente potrà fare una pausa.

Dovremmo istituire un “giorno della sobrietà”, tipo il venerdì casual senza cravatta, un giorno a settimana in cui non dire o fare stronzate, un giorno dedicato al ragionamento, come forma di esercizio, hai visto mai che qualcuno ci prenda gusto. Per il resto della settimana puttanate a ruota libera, ci si può stare, sarebbe come accendere la televisione solo quando c’è Superquark.

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E mentre questi chiacchierano, qualcuno passa ai fatti.

Esportando l’italian style della furbizia, dell’arroganza e della povertà come cultura, legate ad un’alta forma d’incapacità criminale, la deputata 5S Moi si è fatta multare dall’UE per aver sfruttato e maltrattato gli assistenti concessi lei, utilizzandoli per un trasloco e per avere qualche “prestito” e chissà cosa d’altro.

È inutile parlare di come vogliamo rivoluzionare il nostro paese e influenzare l’Europa verso il cambiamento con la forza delle idee, se non ci facciamo capire come sappiamo fare noi: a gesti. Anzi, a gesta. E che gesta.

Perché le idee sono davvero forti solo se puoi ficcarle su  per il culo della gente.

E pensare che sono circondato da gente così, gente che ha sempre ragione anche quando fa quello che condanna nel prossimo, gente che vive di diritti e lamentele, di privilegi e aggressioni, di fortuna e odio.

Buona parte di me è alla stessa maniera, sono cresciuto così, sono ancora qui, ma ho la pretesa di pensare che considerarlo sbagliato mi renda una persona di poco meno stronza, o forse di più, perché più cosciente, ma certamente più pronta al cambiamento di quanto non sia questa massa di ex elettori democristiani e demofascisti, diversi nei loghi e nei colori, ma sempre in cerca di un dittatore, nella speranza di rientrare nelle sue grazie.

Siamo preda di un individualismo brado, pigro e strafottente, attraverso il quale riusciamo ad unirci solo nel punto più basso dei nostri istinti, senza slancio alcuno verso l’elevazione, la crescita, il miglioramento personale. Pretendiamo, come tutto il resto, che sia la società a migliorare, intorno a noi, mai dentro di noi.

Siamo pezzi di merda, e così ci facciamo equamente rappresentare, con la forza delle nostre idee di merda.

[D.C.]

 

 

 

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