Di mezzuomini, nani e giganti

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Salvini sul numero chiuso nelle facoltà scientifiche: “c’è bisogno di ingegneri e medici.”…

…”capaci”, invece non lo sentiremo spesso né presto, né in minuscolo né in maiuscolo.

Intanto inizia il ballo dell’assolutamente forse. Numero chiuso che viene numero chiuso che va, e motivazioni campate per aria fanno pendere l’invisibile bilancia ora da una parte ora dall’altra, mentre noi sentiamo sbatterci i piattini in testa con l’aggravante peso delle voci di questi sconsiderati mezzi uomini che ci governano (non mezzuomini, badate, che son tutt’altra risma).

Non voglio entrare nel merito del numero chiuso nelle università, anche perché non riuscirei ad entrarci nemmeno se abbattessero le pareti, quindi mi sento poco coinvolto, se non per aspetti relativi come il futuro del paese o dell’umanità, ma ultimamente mi sono abbastanza disamorato di questi due. Per tanto prenderò giusto l’insipienza sull’argomento da parte dei nostri “due quarti di premier” come riferimento.

Dalla stessa scuola viene il signor Foa, un signore apparentemente “erudito ma distratto” che ha dichiarato di voler “celebrare” il rastrellamento degli ebrei del ghetto nel giorno del 65° anniversario (ossia dieci anni fa). Non che le preferenze “povere d’amore” del giovanotto siano del tutto sconosciute, ma il fatto di scrivere pubblicamente qualcosa del genere mostra, se non una folle passione fascista, almeno una certa pochezza nelle capacità espressivo-linguistiche o un deficit di attenzione altrettanto improprio, tanto per un italo-svizzero, quanto per un presidente RAI.

Questi personaggi e più di loro la moltitudine che emerge progressivamente scendendo la piramide del potere, mi fanno sentire nuovamente a scuola, quando mi stupivo al momento in cui qualcuno non aveva capito la lezione, e m’innervosivo se il maestro la ripeteva, perché poi non ci sarebbe stato tempo per andare avanti, e avrei dovuto studiare da solo a casa, e sono un pigro di merda che preferisce sedersi sulle spalle dei giganti, piuttosto che zampettare come un bianconiglio qualsiasi nella foresta del ritardo.

Oggi quel qualcuno sono la maggior parte, e c’è bisogno che ci fermiamo tutti perché il maestro deve spiegare di nuovo. Tutto.

Oggi quel qualcuno sono la maggioranza. Nuovi fenomeni dell’indignazione, della vera libertà, del “a noi non la si fa”, della sveglia, della rottura con il sistema, della lotta ai “poteri forti”, della conoscenza “alternativa” contro i vecchi accademici, gente che non è stata attenta, non ha studiato e se lo ha fatto non ha capito, perché se la termodinamica è difficile fanculo il professore. Che deve rispiegare l’acqua calda, e tutti dobbiamo scottarci, altrimenti quelli non capiscono.

Può darsi che davvero serva un pizzico per accorgersi che una realtà apparentemente necessaria sia invece una realtà deliberatamente imposta, può darsi che serva una sveglia all’attuale conoscenza, all’attuale status quo; ma confondere questo con il non capire un cazzo, mi sembra davvero non capire un cazzo.

E a me di scottarmi mi rode il culo.

Quando dicevano “dobbiamo distruggere tutto per ricostruire“, un caro amico diceva “stocazzo, io c’ho famiglia“, io aggiungo che se abbatti la società a furia di stronzate, la ricostruzione non potrà che essere di merda.

Ogni giorno sento chiunque, dall’operaio a Toninelli, dall’accattone a Salvini, rivoltarsi contro qualcosa di assolutamente inesistente, innocuo o peggio necessario, solo perché non hanno idea di come funzioni davvero, e tanto meno di quali siano le conseguenze per un eventuale intervento “creativo”.
Sapete, quella roba tipo “se mancano i soldi allora stampiamoli”.

Ecco, in questa quotidianità ammiro e apprezzo quei professori che hanno la pazienza di rispiegare ogni volta le lezioni del primo anno (di qualsiasi materia), perché la vera ricostruzione passa da qui, dalla distruzione di quel monumento all’ignoranza e al disvalore eretto negli ultimi trent’anni, dal salire almeno su gli alluci dei giganti.

[D.C.]

 

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