Stronzi Ebbasta.

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‘Forse sei soltanto novità,
forse sarà per la tua età,
ma adoro mettermi nei guai”
(Decibel – Teenager)

Fratellini*, volete proprio farmi fare gli straordinari. Mi è anche toccato cambiare la playlist per venire incontro al vostro encefalo retrogrado. Di cosa sto parlando? Via, l’avrete ovviamente letto tutti, del tragico incidente avvenuto a Corinaldo, prima di un DJ set di Sfera Ebbasta. E, se siete masochisti come me, avrete anche letto un po’ di commenti in giro. Facciamo come al solito, ok? Prima di farvi il culo che meritate, faccio un riassunto veloce sui fatti e sulle cantonate più comuni prese da chi prima si fa un’opinione, poi s’informa. Tipo il Presidente del Consiglio, per capirci.

Dunque: quella sera, alla Lanterna Azzurra di Corinaldo, doveva esserci un DJ set (non un concerto, quindi, ma una breve ospitata) di Sfera Ebbasta. Che sì, doveva farne un altro la stessa sera, da un’altra parte. Cosa che può non piacervi, ma è prassi: un artista può fare più DJ set in una serata. E sì, queste serate di solito iniziano a orari sfasati: di nuovo, potete trovarlo assurdo, irrispettoso del pubblico, potete trovarla una roba antitetica al concetto di “arte”, ma così funziona, il mondo delle discoteche. Non è che è sbagliato perché non lo capite, al massimo se è sbagliato si cerca di capire perché e poi di cambiarlo con cognizione di causa.

Pare che il locale abbia venduto più biglietti rispetto alla capienza. Questo, però, potrebbe voler dire poco. I numeri ufficiali delle vendite, quelli che per l’appunto hanno smentito sonoramente il comunicato di Giuseppe Conte, sono arrivati dai carabinieri: 680 biglietti, circa 500 dei quali “staccati”, a fronte di una capienza massima di 500 persone; questo cozza con la testimonianza delle persone presenti, che parlano di più di mille persone (entrate “mettendosi in lista” o prenotando banalmente in discoteca, perché per l’appunto quello non era un concerto, ma un DJ set), e solo le indagini potranno dire come sono andate le cose. La cosa importante, però è che non è sempre illecito vendere più biglietti rispetto alla capienza.

Questa norma vale per i cinema, per i teatri e in generale per i locali con posti assegnati. Ma una festa in discoteca non ha i posti assegnati, ci sta tranquillamente che la gente arrivi, stia lì per un po’, e poi se ne vada, a casa o altrove, e questo permette ricambio di pubblico: la cosa che il locale deve garantire è che la capienza massima non sia superata durante l’evento, ma può pre-vendere più biglietti contando sui diversi orari del pubblico e sulle defezioni, che sono piuttosto comuni. Questo non vuol dire automaticamente che la Lanterna Azzurra è “innocente”, vuol dire che prima di emettere sentenze di colpevolezza bisogna accertare cos’è successo. Sennò stiamo parlando del colore dei peli del culo di Gesù: il fatto che qualcuno creda che siano biondi non significa che siano esistiti.

“Lei è molto giovane ma per questo non sarà
che dobbiamo attendere la sua maggiore età
per uscir la sera e poi fare quello che vogliamo noi”

(Equipe 84 – Pomeriggio ore sei)

Pare che il casino sia scoppiato per un tentativo di furto fatto con lo spray al peperoncino, cosa che avrebbe scatenato il panico; nel casino che ne è seguito, ha ceduto una balaustra e alcune persone sono rimaste schiacciate. Non è stata una bravata, non è una nuova moda ggiovane, non è una nuova droga ottenuta sintetizzando il Bhut Jolokia, ma un atto criminale deliberato, come ne succedono di continuo: qualsiasi oggetto utilizzabile come arma, dallo spray al peperoncino a un gambo di seggiola, prima o poi viene usato come arma. Grazie al cazzo che lo spray è efficace, anche uno spelucchino può essere usato per accoltellare qualcuno, anche se personalmente lo preferisco usare come pelapatate. Possiamo essere contrari alla diffusione delle armi – proprie o improprie – senza fare la figura dei coglioni rimanendo sorpresi del fatto che una cosa nata e pensata per difendere non possa essere usata impropriamente per offendere. Sembra che non abbiate mai visto una carica della polizia su manifestanti pacifici, mannaggiavvoi.

Nella spirale di moralismo che ha seguito l’episodio, ho visto dare la colpa:
1) Al locale, prima che venisse accertato alcunché.
2) A Sfera Ebbasta, che signora mia ma ha letto che testi scrive, ai miei tempi la musica non era così**.
3) Ai giovani che sono privi di valori, come del resto è sempre stato (no, non parlo dei nostri nonni, ma di ogni fottuta generazione che ha messo piede sulla terra dall’antica babilonia a oggi)
4) Ai genitori dei ragazzi presenti alla serata e soprattutto alla madre morta durante il fuggi fuggi. Chapeau.

“Well, I’d rather see you dead, little girl,
than to be with another man.
You’d better keep your head, little girl,
or you won’t know where I am,”

(Beatles – Run for your life)

Ma allora ditelo, che siete stronzi e basta. Siccome non capivate i testi delle canzoni che ascoltavate, allora siete persone meglio? No, state solo portando avanti l’Eterno Ciclo della musica: Sfera Ebbasta is the new Marilyn Manson. Che era the new Iron Maiden. Che erano i new Rolling Stones. E via così fino al tetracordo. Siccome non capite i giovani, li giudicate invece di provare ad ascoltarli. E di volta in volta vi scagliate con violenza inaudita contro le cose che non comprendete, contro gli artisti, contro i ragazzi, contro i locali, contro le parole.

E invece, qualcuno ve lo deve dire, le cose non stanno come pensate voi, piccoli, meschini, ignobili grumi di carne ignorante ed egoista che non siete altro. Le responsabilità del locale vanno accertate, prima di emettere sentenze. Gli artisti descrivono la realtà, ma siamo noi che la rendiamo tale. I ragazzi fanno quello che hanno sempre fatto i ragazzi: esprimono disagio e  ribellione verso chi non li capisce, li giudica e vuole renderli uguali a ciò contro cui, da ragazzo, lottava con tutte le sue forze. Avete paura, avete giustamente paura di sbagliare, e quindi cercate capri espiatori, volete qualcuno a cui dare la colpa, qualsiasi cosa che vi assolva va bene, foss’anche un processo sommario, foss’anche dare dell’imbecille a una mamma morta perché stava provando a fare la mamma.

Non pensate a combattere il disagio giovanile, non riuscite neanche a sforzarvi di capire quel che passa per la testa dei ragazzi, vi basta dare la colpa a qualsiasi cosa diversa da voi per giustificare l’infelicità dei vostri figli. Ve la ricordate la mamma del sedicenne che si suicidò dopo che la madre chiamò la Guardia di Finanza per fargli perquisire la stanza? Di chi era la colpa, nel suo discorso funebre? Dei giovani. Che of course, of course, sono così difficili da capire! But maybe, se tuo figlio è finito in un giro che reputi brutto, potresti provare a capirci qualcosa prima di chiamare le guardie e spingerlo al suicidio, che è un sedicenne con qualche canna, non Pablo Escobar.

Non vi schierate a favore delle vittime di sessimo, omofobia e intolleranza ma vi lamentate quando poi l’odio e la violenza colpiscono voi o qualcuno che amate. Siete pronti a giudicare ogni minimo errore, ad attribuire responsabilità arbitrarie in ogni cazzo di tragedia che vi passa davanti agli occhi, e quando poi vi arriva una denuncia perchè avete detto che stuprereste un politico a caso (il cui cognome inizia con la B, e no, non è Berlusconi) vi cacate sotto in maniera così patetica che anche le vostre scuse fanno venire voglia di sputarvi in bocca. Blaterate di invasione e di pistole, e non vi rendete conto che senza equità e ridistribuzione del reddito potete dire di sparare a quanti negri volete***, ma rimarrete poveri e infelici, con figli frustrati che ascoltano canzoni che permettano loro di provare a essere diversi da voi.

Insomma: non ascoltate, non sapete, non capite, ma giudicate. E quando lo fate, siete quasi sempre dalla parte sbagliata. Non siete coi deboli, ma spintonate per rientrare nella squadra dei forti. Alle vittime preferite sempre il #teamcarnefici. Stronzi. Stronzi e basta.

Pensateci, un pochino, se vi ricordate come si fa. Perché essere carnefici è una scelta, ma se mai vi capitasse di essere vittima, sappiate che nessuno chiederà la vostra opinione o il vostro permesso. E quello che vorrete, quando sarete spezzati, umiliati e soli, difficilmente sarà sentirvi urlare nel cervello che ve la siete cercata.

Buona settimana, fratellini.

[Benito Karimov]

* ho iniziato nello scorso articolo a chiamarvi così, e ormai continuo, che fa tanto Jack Folla dei poveri. Mi ci vedo. “Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo. Due uomini che guardano il muro è il principio di un’evasione”. O, più probabilmente, è una coppia di disadattati.

** forse quella che ascoltava lei, signora. Ma siamo proprio sicuri? Non parlo di Marilyn Manson, degli Slayer o degli Anal Cunt, eh. Rileggetevi i testi di Sweet Little Sixteen di Chuck Berry, o di Ahab the Arab di Ray Stevens, di I Saw Her Standing There e Run for Your Life dei Beatles, o di Under My Thumb e Stray Cat Blues degli Stones. Negli anni ’60, quando la musica era quella bella, mica come quella di oggi  i testi razzisti, misogini, violenti erano assai frequenti.
Droga? Sesso? Jimi Hendrix, Eric Clapton e Lou Reed non parlavano d’altro. Ma andate a risentirvi anche Pomeriggio Ore Sei dell’Equipe 84, Piccola Katy dei Pooh, Teenager dei Decibel, i primi dischi di Vasco Rossi, gli attacchi all’aborto di Nek, il gay pentito di Povia, come vedono il tradimento Battisti, i Modà e una sfilza notabile di cantanti italiani. Potrei continuare, ma se non avete già capito siete probabilmente dei rincoglioniti senza speranza o, peggio, Magdi Allam.

*** Anche perché probabilmente, se non sapete usarla, la pistola al massimo può servirvi a farvi malissimo da soli, a diminuire accidentalmente il numero di componenti del vostro nucleo familiare, o a far fronte nel modo peggiore a un breve ma intenso periodo di depressione.

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4 comments

    1. SCRITTO STAMANI DA ME MEDESIMO SU FB : Possibile che io che ho 60 anni debba difendere il Trap. Ogni generazione ha l’artista che canta il disagio del suo tempo, e lo fa con le parole che usa chi lo deve ascoltare, il gergo. Quando ero bimbetto gli America cantavano la struggente ballata di Hotel California nella quale si descriveva una ragazza che moriva da sola per un buco nel braccio. I poeti del country Crosby Still Nash & Young erano i menestrelli della gioventù bruciata della america rurale e inneggiavano alle metanfetamine ed alla ero. Vasco Rossi ed Eric Clapton cantavano apertamente di cocaina, perfino Battisti , tutti abbiamo cantato ” ma non dovevamo vederci più ” sapendo o non sapendo che parlava di droga. Quanti di voi hanno portato le loro scarpe firmate sul prato di Lucca a vedere i Rolling Stones che si sono fatti anche di origano e pepolino… ma di che parliamo. La società attuale è un bel problemone, ma ogni generazione ha avuto le sue beghe, ed i suoi cantori. Ma ci sono esempi straordinari nell’arte, i poeti maledetti inglesi, Baudelaire era un fattone, il Bosch era considerato un pittore demoniaco da esorcizzare e bruciare al rogo. Quanti esempi, Jim Morrison…i Nirvana, ma di che parliamo… ma l’arte è piena di riferimenti straordinari, che vanno valutati nel tempo. Bertolucci descrisse una inchiappettata nell’Ultimo Tango, e venne massacrato, ora tutti a leccare il culo al suo feretro… Perbenisti e farisei, mi fate paura, i ragazzi hanno bisogno di altro. Genitori, fate i babbi e non gli amici e i bros, siate un punto di riferimento e di ascolto, invece di fare i fenomeni. Vedrete che i figlioli, alla fine, ascolteranno voi, dopo aver fatto le loro esperienze. Date loro gli strumenti per farsi le esperienze e per autotutelarsi, Fortificateli. La censura su Sfera non serve a niente. A tutto questo, si aggiunge l’aggravante di genitori che non sono più tali, di babbi che non sono più babbi, ma amici, che fanno a gara coi figli ad essere più stupidi di loro, con l’aggravante che uno di 14 anni ha il diritto di essere stupido, e che il babbo dovrebbe fare da astuccio. Un babbo è un babbo, non un bros, rispetto dei ruoli, e rispetto dei processi di crescita anche quando non ci piacciono. Un genitore dovrebbe essere un porticciolo itinerante, che segue la fragile imbarcazione del figlio, ed essere pronto e presente per essere accogliente, ma solo e quando viene richiesto di entrare nel porto.

      1. Però ragazzi, la questione qui non è nemmeno la difesa della musica o dell’artista. Che qualcuno ci abbia ricamato sopra, è evidente, ma è stata una minoranza. Esprimere perplessità invece sulle uscite di sicurezza (come purtroppo in molti luoghi del divertimento) è ammissibile? Non mi pare come parlare di Sfera Ebbasta e del pericolo del trap.
        Sono due piani ben distinti, uno è dare notizia del piano di indagine, il secondo è dare colpe ad un poveretto che non c’entra un cazzo solo perché a qualcuno sta sulle balle.
        Non credo si debba attendere l’esito del processo per dire che si sta indagando se le uscite erano a norma…. niente gogna, sono d’accordo. Ma qualche dubbio quel locale e quello scivolo stretto che porta ad un giardino (?) me lo ha fatto venire. Sbaglio?

      2. Maurizio, grazie, bellissimo contributo.

        Matteo: certo, sono argomenti diversi. L’articolo se la prende con diverse “reazioni”:
        1) Quelle di chi ha già trovato il colpevole prima ancora che le autorità finiscano di indagare.
        2) Quelle di chi pensa che sia colpa dell’arte in sé (e nella fattispecie che espressioni musicali “nuove” siano per forza peggio delle precedenti, che poi sono gli stessi che magari si lamentavano perché i genitori criticavano la musica che ascoltavano loro, e oggi sono diventati uguali).
        3) Quelle che, per estensione, additano “i giovani” e la loro mancanza di nerbo, ideali e solcazzoio come responsabili, oppure che non trovano di meglio che dare dei cretini a dei genitori colpevoli, sostanzialmente, di aver provato a entrare nel mondo dei figli.

        Esprimere perplessità sulle dinamiche e, ormai dopo qualche giorno e qualche elemento in più, puntare il dito contro eventuali anomalie a livello di sicurezza, è invece una reazione perfettamente sensata.
        Insomma, se la tua posizione è quella che hai espresso nel commento posso dire tranquillamente che l’articolo non ce l’ha con te (e con chi esprime opinioni o pone domande in modo analogo al tuo).

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