Coazione a ripetere.

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Il Dizionario di Medicina della Treccani descrive la coazione a ripetere come la tendenza incoercibile e del tutto inconscia a porsi in situazioni penose o dolorose, senza rendersi conto di averle attivamente determinate, né del fatto che si tratta della ripetizione di vecchie esperienze.  Che è, più o meno, la sensazione che mi coglie ultimamente ogni volta che apro il blog per provare a scrivere qualcosa.

Ma è anche la prima cosa che mi viene in mente quando leggo i giornali e, soprattutto, i social – social che tendo a disertare sempre più spesso e sempre più a lungo, in un disperato tentativo di salvaguardare se non la mia sanità mentale quantomeno il mio fegato già logoro – perché mi sembra di rivedere ogni giorno lo stesso schema, identico, che si ripete: il Giorno della Marmotta ambientato dentro una damigiana di merda.

C’è sempre un qualche episodio in cui la vittima viene giudicata, derisa e vilipesa dall’Opinione Pubica, o una qualche tragedia strumentalizzata dai sempre più scadenti quotidiani nazioAnali o da qualche politico: e io mi trovo, nel tentativo di capire quali siano i fatti reali, a fare lo slalom fra bufale e cantonate prese dai giornali, mentre a bordo pista la folla vomita bile, odio e ignoranza sul tracciato. La telecronaca è come sempre affidata all’onnipresente Ministro dell’Inferno che dice qualcosa di orribile o crudele con quel suo tono unto, mentre i suoi alleati sostengono una qualsiasi posizione e il suo esatto contrario nello stesso momento, riuscendo come per magia a essere pro-anti-tutto, una specie gatto di Schrödinger vittima dell’effetto Dunning-Kruger, per cui ogni cosa è contemporaneamente vera e falsa allo stesso tempo, e lo è sicuramente e senza dubbio nonostante non si abbiano gli strumenti per giudicarla.

C’è sempre qualcuno, più o meno vagamente appartenente all’Area Politica Precedentemente Nota Come Sinistra, che si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità, e poi viene immediatamente contraddetto da qualcun altro della stessa, indefinita parte politica, che si dissocia, critica e rettifica finché non riesce, in un crescendo di dolorose rotture, a spaccare il capello in quattro, a frantumare la sinistra in sedici e a spappolare i miei coglioni in duecentocinquantasei sanguinolenti frammenti.

E nonostante ci sia gente che patisce la fame, gente che muore di freddo in strada e gente che muore di stenti in mare, dobbiamo stare zitti e buoni e lasciarlo lavorare, il Governo del Cambianiente, perché anche se dal mio punto di vista è chiaro che stiamo diventando un paese di bestie ottuse, affamate e feroci, i risultati non mancano: anche stavolta abbiamo salvato presepi, banche e facce di culo (si capisce che sono di “di culo” perché nonostante il sonoro reciti “abbiamo sconfitto la povertà” il labiale dice chiaramente “prot” e, comunque, l’odore rimane inconfondibile).

Lo so, lo so, non vi piace il mio… come lo chiamiamo? Disfattismo? Benaltrismo? Buonismo? Radicalchicchismo? Mi dispiace, mi dispiace davvero, ma che ci posso fare? Non ho davvero niente da dire: qualsiasi commento io possa esprimere rispetto a qualsiasi notizia, oltre a essere irrilevante e ininfluente, sarebbe qualcosa di già detto, perché – come precedentemente annunciato – mi sembra di vivere in un perenne deja vu, in una sorta di inception del grottesco in cui ogni cosa si ripete giorno dopo giorno, sul palco di un gigantesco teatro a forma di stivale, allestito su un enorme carro allegorico in fiamme che sfreccia, complici la gravità e una ripidissima discesa, verso un precipizio senza fondo.

E dunque, perché sto ancora scrivendo?

Non lo so. Ma il Dizionario di Medicina della Treccani descrive la coazione a ripetere come la tendenza incoercibile e del tutto inconscia a porsi in situazioni penose o dolorose, senza rendersi conto di averle attivamente determinate, né del fatto che si tratta della ripetizione di vecchie esperienze.

[Marco Valtriani]

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