Bastian Malato

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“Adesso che è bruciata la loro cattedrale voglio vedere se fanno le vigne-” “SEI UN RITARDATO.”.

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Avrete notato l’incendio di Notre-Dame, e chiunque con un minimo di sensibilità culturale ne avrà in qualche modo sofferto. Una di quelle situazioni che al limitare del no comment possono ragionevolmente prevedere giusto un “oh cazzo”.

E invece, per una forma di malata perversione espressiva, questo evento (come ogni altro) ha scatenato l’ormai canonica tempesta di merda di commenti, da quelli meno sensati a quelli più stronzi, facendo spesso il giro senza passare dal via né da alcuna forma di ragione.

La sindrome del Bastian Contrario, che prevederebbe almeno l’attendere un verdetto per esprimere un punto di vista opposto, si è diffusa e trasformata in una forma di “eiafecazione commentorroica precoce”, per questo abbiamo un micelio di Bastian malati che rende purulenta qualsiasi minima escoriazione del tessuto sociale.

Un omicidio? È un fake! Lo meritava! Servirebbe la pena di morte perché l’omicidio è sbagliato!
Uno stupro? Non ha affondato abbastanza! Se era facile non conta! Al contrario non l’avrebbero detto!
Un incendio? A me la vignetta di Charlie Hebdo sulle lasagne non è andata giù! Voglio vedere se adesso fanno “la satira”!

Questo è solo uno dei casi, forse anche tra i più marginali, e vista la totale assenza di empatia umana non mi aspetto certo di trovare empatia culturale, ma è un caso che ha colpito trasversalmente la società, affondando negli spiragli di ignoranza anche di quella parte del pubblico generalmente meno propensa a pubblici slanci d’idiozia.

Ovviamente sì, l’hanno fatta.

E io mi sono ritrovato a definire la satira come una critica con sberleffo (ora aggiungerei l’ovvio “contro il potere”), e che solo due tipi di persone non la tollerano: chi ne è oggetto, e chi non la capisce.

Per sommi capi fascisti e stupidi (o entrambi).

Mi hanno risposto che la satira è l’amico stronzo che non sa stare al suo posto.

Il che mi ha messo in difficoltà perché effettivamente è così, con l’unica nota che il posto non è il suo ma quello in cui si vorrebbe relegato quell’amico. Il che è un po’ da fascisti o da stupidi.

“Puoi parlare purché con le tue parole non evidenzi le nostre colpe”.

Non esattamente un principio di una società che voglia crescere.

Ed è strano che questa richiesta di “stare al proprio posto”, di “fare silenzio”, arrivi dalla stessa marmaglia che non riuscirebbe a non commentare nemmeno se ne andasse della propria dignità.
Oppure non è così strano.

Nel caso specifico si tratta di un individuo che si affretta a dichiararsi “non fascista”, quindi, e volendo dar credito a questa convinzione personale, possiamo solo registrare l’ennesimo caso di Bastian malato: un povero cristo annoiato che voleva solo partecipare all’ultimo disastro, e non avendo potuto dar fuoco alla chiesa egli stesso, si è dovuto limitare a dire qualcosa che scuotesse gli animi, perché ci si accorgesse del suo disagio.

E anche se un po’ mi sento in colpa per aver assecondato questa perversione, devo dire che l’annusarsi il culo a vicenda di questi malati è sufficiente a fornire loro abbastanza linfa da tirare avanti anche senza l’attenzione dei non infetti.

Il problema è “come ne usciamo?”, una manciata di sopravvissuti, come in un’apocalisse zombie del ritardo mentale, qualcosa devono inventarsi. Urlare loro contro “RITARDATI!” purtroppo ha solo l’effetto di attirarne di più, e chiudersi in un bunker senza social rischia di essere solo una lenta morte in un mondo devastato, la lotta però è impari, armarsi di cultura, saggezza, pazienza e uscire a colpire con grande intelligenza senza pietà sembra un piano suicida. D’altra parte sarebbe difficile sviluppare un vaccino che nessuno vuole, perché il malato non è conscio del suo stato e chi ne sfrutta le pulsioni non ha interesse nella guarigione, io mi farei pure i cazzi miei, ma sono più vicino al contagio che alla salvezza, e per ora non posso far altro che una guerriglia di sopravvivenza, uscendo talvolta mascherato da semplice Bastian Contrario, per colpire inosservato.

[D.C.]

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