Articolo 21: tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero.

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Eppure la tengo sempre lì, in un cassettino, manco fosse una reliquia. Come fosse qualcosa da esibire, casomai ce ne fosse bisogno: qualcosa di buono. Un ideale, più che altro. Sono stato a un tanto così da buttarla via, tipo avanzo di un pasto non troppo soddisfacente. Se non ricordo male, cosa che può tranquillamente starci, sono stato addirittura ad un passo dal bruciarla, o dal buttarla in Arno, come feci con le poche misere cose rimastemi dopo la fine di una storia d’amore. Si sa come vanno le cose, quando si è giovani e scenotragici. Si ha bisogno di una qualche grandezza dell’atto, certe volte. Poi ho semplicemente smesso di pagare quei cento euro annui, a casa non mi è più arrivato il bollino tristissimo accompagnato da un cartoncino intriso, ad anni alterni, di frasi della Fallaci o di Montanelli. Tecnicamente, non sono più stato un giornalista da quel momento, e con quei cento euro mi ci sarò comprato qualcosa di più utile. Che so, birre, vino. Robe così.

Ma cazzo, io ve lo giuro. Ogni volta che la vedo, quella tesserina marrone che sembra vecchia, antica di mille anni per com’è fatta, a me un brividino mi piglia. Non che rimpianga il passato: what’s done is done. Però, sinceramente, non ho mai smesso di sentirmi in qualche modo di là dalla barricata del racconto del mondo. Ho fatto tutt’altro, e ho fatto di tutto per scrollarmela di dosso, questa sorta di investitura non richiesta da nessuno, né da me né dal mondo. Non ci sono riuscito granché.

Ricordo che, quando lavoravo in redazione, avevo costretto la segretaria a portarmi ogni mattina, oltre ai quotidiani cittadini, a Repubblica e La Stampa, anche Libero. Agli altri dicevo che mi serviva perché non sarei riuscito a lavorare “da par mio”, cioè col giramento di cazzo e la voglia di aggredire la realtà, senza aver letto il fondo di Vittorio Feltri. Autolesionismo allo stato puro. Niente di più lontano dal mio modo di essere, di parlare, di guardare; niente di più offensivo per ciò che ritenevo, e ritengo, il “modo” di fare, di essere giornalisti. Mi costringevo a leggerlo, Feltri, mentre discettava della qualsiasi con arroganza, cattiveria, stupidità, oltre all’evidente calcolo politico del momento. Lo odiavo, Feltri, perché era la prima linea di un movimento del nulla che, pensavo, si richiamava a fascismo o altre stronzate più per opportunismo che per altro. Per “fare notizia”, per “essere” notizia, non per darne, di notizie. Lo odiavo. E quell’odio lo usavo come carburante per cercare di migliorarmi, di diventare l’opposto: cosa che poi, evidentemente, non solo non è successa. Ma che poi, ora, a distanza di qualche tempo, credo non fosse neanche una roba giusta.

Giusta. Cos’è giusto? Tutti si sono stracciati le vesti per le ultime parole di Feltri intorno a Camilleri e a Montalbano, terrone che rompe i coglioni. Ho letto di “attacco alla Costituzione”. Ho letto di Ruotolo e altri che si sono “autosospesi” (come me!, sic) dall’Ordine. Ho letto di prese di posizione del PD (si, fa ridere, ma l’ho letto). Ho letto della vittimistica lettera di risposta che Feltri ha inviato all’Ordine. Una raccolta di firme per la radiazione di Feltri dall’Ordine. Ho letto un pezzo in cui si rammentano tutti i “disastri” combinati da Feltri, e mi è venuto da scrivere questa riflessione discretamente superflua, ma necessaria per me. Una riflessione in difesa di Vittorio Feltri.

Già scrivere “in difesa di Feltri” per me è come avallare il terrapiattismo, il nazismo, il salvinismo, il veganesimo, perfino l’astemismo. È qualcosa che esula dall’orbita del si può. E però bisogna anche tentare di fare un passettino, certe volte, per spogliarsi di preconcetti e pregiudizi e certezze granitiche. Un po’ come la prima volta che entri in un ristorante vegetariano, insomma. Sei terrorizzato, perché ci sono cose in cui credi così tanto che se poi le metti in discussione ti senti quasi un naufrago in mezzo al mare mosso, senza nessuno che possa venire a salvarti per via del decreto sicurezza.

È banale far riferimento alla libertà di espressione sancita come diritto fondamentale dalla nostra Costituzione. Ed è pure banale dire che ok la libertà d’espressione, ma qui se ne abusa, cazzo. È banale sostenere che l’Ordine dei Giornalisti non serve a un cazzo. Lo sa anche il più ritardato del miei quattro gatti che l’OdG è una roba inutile. Dice: è un residuato del periodo fascista, uno strumento nato per il controllo dei giornalisti. E per questo va abolito. Ve l’ho detto che mi sono dissociato, diciamo così, dall’OdG, quindi figuriamoci se non sono d’accordo.

Tra queste riflessioni amene, tuttavia, noto aleggiare un “MA” grosso come una casa. Ma.

È corretto tutelare la libertà di parola di un Feltri qualsiasi sempre e comunque? Anche quando dice che Montalbano, noiosissimo ispettore siciliano anche per chi scrive, è un terrone che ha rotto i coglioni? Il tutto dopo aver fatto un dipinto che definirei affettuoso non di Montalbano, ma di Camilleri, che è il tizio vero, di ciccia, non quello di inchiostro o di pixel televisivi?

La mia risposta, banale quanto se non più della domanda, è: sì. Non solo è corretto, ma è, per me, il significante proprio dell’atto costituzionale.

Certo, se infrangesse la legge dovrebbe pagarne le conseguenze, ma credo che Vittorio Feltri abbia il diritto di scrivere e pensare ciò che gli pare, nei toni che gli pare. Sempre e comunque, a proposito di tutto. Così come pretendo di averlo io, per me, per scrivere queste parole, mentre scrivo post in cui offendo le madri di alcuni esponenti di alcuni sedicenti movimenti politici. Immagino che chi la pensa diversamente da me, volentieri mi toglierebbe il pc da sotto le mani. Anche in questo momento.

Io credo che tutto si risolverà, al solito, in una nuvoletta che va sotto il generico ed odiatissimo nome di “indignazione”, che non vuol dire un cazzo ma ci fa stare tutti meglio. Ci fa sentire dalla parte giusta del mondo. Noi e loro, solita, noiosa storia del mondo.

Feltri è un prodotto di ciò che siamo e che siamo stati. Abbiamo al Governo gentucola forgiata nella merda medesima del feltrismo. Il problema, credo, ancora una volta sta nella pancia di questo paese, un paese di malati di mente, in cui si parla di politica trenta ore al giorno e poi si va a votare uno su due. Un paese che se ne sbatte il cazzo di ogni ragionamento che oltrepassi, intollerabilmente, le quattro sillabe. Un paese in cui si ride al telefono per i morti del terremoto perché si pensa agli affari. Un paese a cui a breve sarà fatto un culo come un paiolo dalla Commissione Europea. In cui un giorno sì e l’altro pure muore un operaio, la cui fortuna di avere ancora un lavoro si tramuta in maledizione; in cui un giorno sì e l’altro pure viene uccisa una donna; in cui un giorno sì e l’altro pure ci sono fascisti che menano qualcuno.

Un paese senza anticorpi democratici, davvero democratici, in cui episodi come questi sarebbero ritenuti “corpi estranei” e che invece avvertiamo quasi come “organici”, come vabbè, dai, può succedere. Io dico: col cazzo. Io dico: fanculo, no, non può succedere. Non può succedere, non deve succedere, non posso accettarlo. Perché mi ritengo democratico vero (in realtà, sono un azionista, un rosselliano convinto).

Mi ritengo “maturo”, pensante, razionale. E per questo, il più delle volte sono io a sentirmi addosso l’etichetta di “corpo estraneo”. Ma questa maturità, questa consapevolezza che parte dalla pancia ma mira un po’ più in su, un po’ più in alto, comporta anche la mia difesa del diritto di Feltri di dire quello che gli pare, come gli pare, quando gli pare, senza bisogno di insultarlo, senza bisogno di schernirlo. Non ho bisogno della testa di Feltri per sentirmi migliore di lui: ho bisogno di contianche di infrangere la legge, e subirne (magari) le conseguenzenuare a leggerlo, di riflettere sulle sue stronzate, di riflettere, di pensare, e di andare poi oltre. Consapevole di vivere in un paese che, quantomeno, non vieta a nessuno, per il momento, di parlare a cazzo; così come, per il momento, non vieta a nessuno di dire la verità.

[Gianni Somigli]

 

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