Uno vale zero

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Il capo del Movimento 5 Stelle rinnega per tornaconto personale i principi propri e del Movimento.

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Qualche giorno fa ho rinunciato al legame tramite Facebook con un’amica modella, di quelle che soffrono della dismorfia corporea resa celebre dalla Ratajkowski, con una sproporzione tra vita e seno tale da far sentire una pippa “il calaborne che non potrebbe volare”. Quindi capire quanto possa essere stata sofferta tale decisione.
L’ho fatto perché nel condividere un articolo di femminismo feltriano (cioè capzioso, laido, scorretto, etc.) ha aggiunto “e se non siete d’accordo rimuovetemi immediatamente dagli amici” e io sono sempre stato un ragazzo diligente, oltre che uno con una connessione internet sufficiente a vedere comunque un sacco di tette senza dovermi per questo sorbire certe puttanate.

In realtà due piccole remore le ho avute (due piccole, quindi parlo di altre cose), una nel fatto che talvolta ella poteva essere uno spunto notevole per argomenti spinosi da trattare a cazzo qui sui Paperi, l’altra perché in fondo, su tante altre cose, si andava d’accordo; il che però mi ha fatto riflettere sull’incapacità che abbiamo di seguire un tema senza cospargercene e immolarvici, socialmente parlando.

Il fatto che si sia diffusa e stabilita una mentalità ultras da applicarsi a qualsiasi argomento è ormai di dominio pubblico, ma il fatto di esserne consapevoli non è stato il primo passo come accade nella maggior parte dei percorsi terapeutici, direi che anzi è stato il passo zero.

Il mandato zero per Tartarotti.

Unendo ciò all’abitudine di vedere solo la pagliuzza nell’occhio del vicino e mai la trave nel proprio, abbiamo un piccolo esercito di normodotati “bruciati dal sistema”, contagiati senza possibilità di vaccino dalla mandria preponderante e dominante di no-vax dell’intelletto e dai complottisti della coscienza.

E quando si sta male, quando c’è troppa confusione, quando ognuno fa un po’ il cazzo che gli pare, noi torniamo ai veri valori fondamentali: i cazzi nostri.

Quello che vogliamo, ciò di cui abbiamo bisogno o, in una vita più semplice, quello che c’interessa personalmente. Proponiamo e difendiamo tutto con una veemenza che non consente repliche, con l’ira funesta prole del torto soffocante, con la faccia da culo che non ha occhi e non ha orecchie.
E anche una voce ragionevole, in questa bufera, finisce per confondersi con la torma di violenti di merda che siamo diventati.
O che siamo sempre stati, ma che adesso esprimiamo senza timore di sembrare peggiori, perché il peggio è appena scalato di una posizione, il nostro è il peggio zero, non vale, come per le regole dei ragazzini al prato, come i ragazzini: istintivi, egoisti e cattivi.

In questo ritratto infernale, impossibile senza la partecipazione di tutti, ognuno aggiunge il proprio valore, ognuno vale quanto serve: uno vale zero.

Per fortuna ce la siamo scampata dal quel disastro di disonestà di pochi anni fa, per fortuna abbiamo accettato il cambiamento.

Giusto dovremo imparare, per amarci di più, ad ascoltarci di meno.

 

[D.C.]

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