Di cosa abbiamo davvero paura?

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Lo so, lo so.

È un po’ che non scriviamo un cazzo. Perché dopo un po’, come abbiamo detto, passa la voglia. E dopo l’indigestione di capitone ci siamo un po’ smosciati, con questo governo ocra-rosé che poteva prendere l’entusiasmo dal Movimento Cinquestelle e l’esperienza da quel che resta del PD, e invece sembra aver fatto il contrario: ‘sto appiccicotto da barzelletta, pur provando a fare quel che va fatto nel modo meno peggio possibile, sembra essere mosso dalla verve Zingaretti e dal quoziente intellettivo da Di Maio. Annamo bene.

Giusto per farvi finire l’album delle figurine di Sticazzi 2019, ammetto di aver avuto proprio altro da fare. Una delle cose in cui sono stato impegnato è stata la fiera di Lucca Comics & Games, in cui ha tenuto banco, grazie ai nostri nobilissimi giornalisti che sanno sempre dove puntare l’occhio in modo da ottenere la massima caciara con la minima notizia, la storiella di due bimbetti vestiti (male) da nazisti.

Ora, posto che se vuoi fare il nazista almeno fallo bene, evitando di confondere la croce della Wehrmacht (1935) con quella della Bundeswehr (1955), evitando accessori da abiti civili o di indossare (o non indossare) mostrine, medaglie e tutte quelle cacate che tanto piacciono ai militari in alta uniforme, ecco – dicevo – posto che se vuoi fare il nazista almeno fallo bene, direi che la reazione a questa cazzata sia stata un filino spropositata.

Lucca Comics & Games è un carnevale fuori stagione: è la fiera della finzione (in senso buono), della diversità, del bello che si mescola col grottesco, delle goliardate e degli scherzi. Se ci metti un nazista dentro, lo trasformi in una macchietta ridicola, che fosse tua intenzione o meno. Perché pure il Goebbels più incazzato diventa una caricatura a fianco di un quarantenne sovrappeso autoironicamente travestito da Lamù. Parafrasando vagamente Riccardo Dal Ferro, se l’intenzione dei ragazzi era trollare (cioè far incazzare gente a caso for the lulz), direi che almeno in parte ci sono riusciti; se invece doveva essere un qualcosa volto a fare proselitismo di estrema destra, beh, allora mi sa che le lulz ce le siamo fatte noi.

Diciamoci la verità, a questa cosa – accertato che non fosse davvero un cazzo di cosplay qualsiasi di qualsiasi personaggio nazista di libri\fumetti\film\serie\porno – si sarebbe dovuto rispondere in un modo solo: pigliandoli per il culo. Anche se personalmente ho sempre apprezzato chi fa il cosplay del perdente, del villain arrogante che alla fine ha preso sostanzialmente una valanga di calci nel culo, non trovo una reazione adeguata che non sia avvicinarmi e, resistendo all’impulso di elencare tutte le incongruenze storiche delle due “divise”, chiedere se preferiscano il cianuro, il piombo, o la combinazione delle due come piaceva a zio Hitler.

Sapete invece chi non era sicuramente in cosplay? Loro.

Lungi da me voler fare del benaltrismo, eh: se per caso per le due fave lucchesi venisse negata la natura satirica o goliardica del gesto e scattasse il reato di apologia del fascismo (che, cito, dal 2017 può essere imputato ancha a “chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti”), non è che mi strapperei i capelli.

Ma se giusto pochi giorni prima 3000 persone si sono radunate per celebrare Mussolini, in un tripudio di saluti romani, celtiche e richiami fottutamente espliciti al partito fascista, e nulla di reale è stato fatto né dallo Stato né da nessuno, io qualche domanda su cosa dovrebbe farmi incazzare davvero me la farei. Molte persone di sinistra, in questo senso, mi sembrano scimmiette un po’ stronze: su partiti di chiara ispirazione fascista ci passiamo sopra – e non nel senso di “con un caterpillar”, come uno potrebbe aspettarsi, ma proprio che “fottesega” – e facciamo spallucce, ma se due ventenni con il senso dell’umorismo di un tumore ai testicoli si vestono da nazisti dei poveri gli facciamo un culo così.

Ehi, così è facile, mica ci spaventano, i due ragazzetti. Tremila neofascisti, invece, possono e dovrebbero fare davvero paura. Il “fottesega” io lo riservo ai due bischeri in fiera: io voglio veder condannati per apologia di fascismo i “nostalgici” di Predappio, poi si pensa al resto. Quando lo Stato avrà dimostrato di essere fermo e irremovibile nel combattere i rigurgiti fascisti veri si penserà anche a fare la ramanzina al ragazzotto burlone che ha lo stesso buongusto di chi farebbe un Dirty Sanchez a un neonato. Anche perché, prima, si sarà reso assolutamente chiaro il carattere di illegalità e pericolosità di certe ideologie intrinsecamente antidemocratiche, cosa che al momento sembra effettivamente essere in fondo alle priorità di molte forze politiche (mentre la sua negazione è evidentemente in cima all’agenda di altri schieramenti).

Io sono contro ogni forma di censura. Ho difeso gente per molti indifendibile, ne ho difeso il diritto di potersi esprimere liberamente anche quando quello che dicevano (o scrivevano, o disegnavano, o whatever) mi faceva schifo al cazzo: l’unico limite che pongo è quello imposto dalla legge. Ma, anche in questo caso, non mi sembra così difficile stabilire ordini di grandezza diversi: Predappio è un raduno di persone attivamente impegnate a propagandare idee, simboli e atteggiamenti fascisti, al cui confronto l’episodio di Lucca non può che sembrare una roboante segata, oltretutto inserita in un contesto talmente variopinto, allegro e burlone da poter disinnescare qualsiasi forma di serietà, anche quella marziale di una divisa nazista.

I miei due cent li avrete già capiti: cerchiamo di non farci prendere per il culo, distratti da una stroriella grottesca su due piccoli troll – siano essi in buonafede o malafede – su cui i giornali ricamano compiaciuti, mentre a pochi giorni e chilometri di distanza migliaia di persone inneggiano a una dittatura di merda come se fosse una buona idea replicare l’esperienza. Cerchiamo di riconoscere le minacce vere, senza farci spaventare da tigri di carta. O da carri armati di cartapesta.

[Marco Valtriani]

PS: ovviamente un plauso a tutti quelli che hanno parlato di Predappio e protestato contro quella vagonata di merda, non è che “non ne ha parlato nessuno”, è che le voci di chi lo ha fatto sono state spesso sommerse dal solito coro di gente che nonostante la luna piena si ostina ad abbaiare alla luna.

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