I Paperi

Formazione attuale (in ordine di apparizione):

Marco Valtriani, l’ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l’autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4.
Il motto della sua casata è “Hear Me LOL”.

Cristiano Sili è nato a cavallo fra il XIX e il XXI secolo, e più precisamente nel 1978, e sin dalla più tenera età dimostra spiccate tendenze antropomorfe.
Studia un po’ di questo e un po’ di quello, vive un po’ di qua e un po’ di là, esercita con indefessa costanza i sensi (cinque) di cui la natura ha voluto dotarlo, e rimane sorpreso in più di un’occasione dagli imprevisti sviluppi della sorte; conosce parecchie persone, alcune delle quali esercitano su di lui un’influenza molto positiva sulla sua maturazione. Altre, invece, decisamente no. Nel complesso, divide la sua esistenza in due parti ben distinte: opportunità sfruttate e opportunità perdute. Trovate alcuni suoi lavori qui.
Disegna per hobby vignette infanticide, poi impiegate a corredo di articoli che non sempre legge e solo occasionalmente condivide, ma gli va bene uguale.

Diego Cerreti
, ha iniziato la sua attività di blogger firmando, col nome d’arte di Il Puzzillo, acide e sarcastiche recensioni di giochi da tavolo. Dato che però è anche un maestro di rompere i coglioni, ha deciso di elevare l’attività al rango di arte e di scrivere sui Paperi. Adesso non riesce più a tornare indietro, ha perso l’uso della parola priva di bestemmia, vede gli umani per quello che sono davvero e non riesce a non insultarli per questo. O, come ama dire, finalmente è guarito.

Enrico Petrelli nasce in una famiglia borghese e rispettabile, ed ha un lavoro serio, per cui si incravatta. Di queste cose lui si vergogna moltissimo. È per questo che è stato tra le menti scandalose dietro IdiosincRasialteRata, dove teneva le rubriche DoReFartBurp e Coglioni di Mulo e altre meraviglie della natura. Come se non bastasse canta, sotto lo pseudonimo di Slade Gwynne, nella metal band brutta, sporca, cattiva che risponde (maleducatamente) al nome di Black Madonna. Da grande vuole fare il calciatore o la velina. Cura “il Razzista del Giorno”.

Monia Colianni, giocando a fare l’attrice di cartoni animati, da piccola è caduta da discreta altezza imitando Nanà Supergirl. Con Pollon è stata invasa da allegria ossessivo-compulsiva. Una volta cresciuta si interessa di cose a caso e ci scrive sopra. Del resto lo fanno tutti, mal che vada non la nota nessuno. Nonostante tutto a volte ci si impegna a fondo e dal 2012 qualcuno pubblica i suoi romanzi. Detesta l’editoria a pagamento. Giunge con serenità alla consapevolezza che è meglio stare sui coglioni di molti che sulla bocca di tutti. Portatrice sana del pensiero troppi ovociti liberi di esprimersi, sogna di creare un gruppo di supporto terapeutico per quelli che vogliono smettere di usare punti esclamativi a cazzo e vocali periodiche, o che hanno sviluppato dipendenza dai test di Facebook. Aspirando al Nobel per le brutte persone, non sevizierebbe un paperino.

Benito Karimov, nato dall’amore illegittimo fra Islom Karimov e Kitty Blair, nasce professionalmente come troll dell’IDV (poi diventato freelance dopo che Di Pietro non gli ha pagato un paio di stipendi). Appassionato frequentatore di siti porno, fondatore del Circolo Bukkake di Forcoli e Palaia, distributore esclusivo per l’italia dei flaconi per gokkun “Kimyōna Miruku” (Giap. “Latte Strano”), si considera un volgare scribacchino senza peli sulla lingua. Se ce li ha, ci tiene a dire che potrebbero essere: di una tizia\o conosciuta\o da poche ore, di una deputata grillina, di Alyssa Milano, di un siberian husky, di vostra madre, del vostro partner, di un gattino, suoi, di Lorella Cuccarini, vostri. Ci tiene anche a rassicurarvi sul fatto che, se sono quelli di vostra madre, ha dovuto usare una droga da stupro: il vostro onore è salvo. Discorso diverso se si tratta del vostro partner.

Costanza Baldi è una gentile e amorevole infermiera le cui espressioni di meraviglia e giubilo si manifestano prevalentemente di fronte ad fratture scomposte/esposte ed ad episodi di vomito cerebrale. Nasce nell’anno 1986 con la luna nel segno dell’idra con disturbi di personalità.

Paperi Ospiti (in ordine alfabetico)

Ovvero gente che scrive o ha scritto qui sopra, sia con rubriche che in maniera saltuaria, e che al momento non scrive più (ciao sic) o scrive un po’ quando cazzo gli pare senza fissa dimora (rubricamente parlando).

Marco Bertini è nato nel ’77 e si è sempre distinto per doti di affidabilità, serietà e diplomazia; d’altro canto è musone, ed è piuttosto approssimativo. Quando aveva pochi anni i genitori lo volevano convincere a giocare ma lui nulla, voleva leggere. Ora si sta ripigliando, perchè non vorrebbe fare altro che giocare. Nel frattempo ha ottenuto il timbro per fare l’architetto, si è legato contrattualmente ad una donna, con la quale ha avviato un progetto di riproduzione su base genetica che sta venendo davvero bene. Ogni tanto si traveste da cavaliere ospitaliere e si fa chiamare Guido. Una volta si è travestito da donna facendosi chiamare Elena. Il suo motto è “asa nisi masa”.

Alessandro Bessi, nato a Firenze nel 1986, adesso vive a Pisa. Dopo gli studi in economia e statistica ha deciso di tuffarsi nel mondo della ricerca scientifica, quindi adesso passa gran parte del suo tempo a leggere testi con un sacco di simboli e lettere greche. Nel tempo libero coltiva con passione l’asocialità, la misantropia e l’odio nei confronti delle religioni e dell’irrazionale. Il suo sport preferito è la polemica, disciplina in cui eccelle da più di un decennio. Dicono di lui: è un ragazzo brillante, uno dei prossimi cervelli in fuga, ha una mente talmente raffinata che le seghe mentali se le fa fare da Noam Chomsky. Ovviamente sono pagati per farlo. E a pensarci bene quella battuta andrebbe migliorata. Al momento posta quando gli va.

Dario Corallo svolge mansioni ininfluenti per cui è discretamente remunerato su un giornale regionale. Per espiare le proprie colpe fa vignette aggratis. Ha un passato di Role-Player da cui tenta di affrancarsi ed è campione mondiale di noia. Ascolta blues e beve birra, perché gli hanno detto che è figo. Di solito non si rade. Si rade di rado.

Simone Giovannozzi, quando ci manderà la sua biografia, renderà palese qualcosa di più del proprio nome. Ma mica possiamo forzarlo, cazzo. Ha curato “Beata Ignoranza”.

Paolo Guccione nasce a Palermo molti, troppi anni fa. Non ha ancora ben capito se nella vita voleva fare l’entomologo o l’informatico, ma in fin dei conti ambedue i mestieri comportano la caccia alle cimici quindi è contento così. Da quando ha scoperto le valenze sociali di Internet, comunque, è convinto di aver trovato la sua vera vocazione: rompere i maroni. Nelle pause fra uno sfracellamento di gonadi e l’altro s’occupa anche di giochi. A volte può sembrare che dica cose costruttive, ma non credeteci, è solo una trappola per trollarvi meglio.

Kaddour Kouachi è il miglior amico di sé stesso.

Anto La Fuente viene concepito nei primi anni ’80 su una Fiat Ritmo cabrio con gli interni in radica. Diventa un ometto in periferia dove ben presto viene a contatto con quella che tutt’ora è ancora la sua migliore compagna di merende: la misantropia. A causa di un raro difetto genetico non può stare nella stessa stanza in cui ci sono più di sette persone stupide senza vomitare. Scrive per sfogo. Scrive perché confuso. Scrive per gridare. Ma soprattutto scrive quando è sbronzo. Anche se non lo avete mai conosciuto probabilmente lui almeno una volta nella vita vi ha già mandato affanculo.

I nemici lo conoscono col nome di Franco Sardo, i nemici dei nemici che sono i suoi amici come Demerzelev, gli amici lo conoscono a mala pena, la madre ormai è da tempo che non lo riconosce più. Muove i suoi primi passi nel mondo della scrittura componendo numeri telefonici a caso. Inventa così la Poesia Intercontinentale che sarà pure cara ma poco verbosa. Cura il moribondo castrobloghina.it, usa la merda per tirarla in faccia, la sua scimmia interiore non è molto evoluta. Molti gli autori a cui ruba, il suo difetto come autore satirico è la sincerità, i suoi autori preferiti sono Google e Aruba.

Nadia Silvestri non nasce, preferisce utilizzare la definizione “viene condannata alla vita” nel lontano 1990, quando fortunatamente le spalline iniziavano già ad essere solo un ricordo e l’AIDS si propagava a macchia d’olio tra froci (vedi Uan e Bonolis) ed eroinomani. Per colmare il vuoto della sua triste esistenza ha iniziato a collaborare con varie riviste satiriche, cercando quindi di darsi un tono. In vano. Tra i tanti hobbies tra cui si divide quello della misantropia è sicuramente il più appagante. Molto spesso per le sue idee libertine e sessualmente rivoluzionarie viene definita “zoccola”, ma lei preferisce l’utilizzo del sinonimo “moderna”. Spera di concludere la sua vita giocando a briscola e ricamando bestemmie sugli asciugamani da bidet.

Elena Tosato, nata a Padova nel ’79, vive in Puglia da quattro anni. Principalmente legge cataste di libri e scrive, anche se ha un passato tra disegni e fotografie e qualcuno in passato potrebbe anche averla visto in un dipartimento di fisica, fino a che ci sono stati esami scritti e ha potuto tamponare la sua totale inettitudine sociale a esprimersi a voce, o in un centro di assistenza fiscale di un sindacato a compilare dichiarazioni di redditi altrui, cosa che ha drammaticamente aggravato la sua misantropia e la sua asocialità. Quando scrive ha una certa inclinazione a prendere in giro le religioni, ma non è una cosa sistematica. A dispetto di quanto scritto qui sopra, ha preso in giro anche gli intellettuali (quelli tromboni). E si è occupata addirittura di narrativa pura e semplice. Ha un blog su cui divaga qui e ha fatto qualche incursione per questi tipi qui.

Sonia Trice ha gli stessi anni di “Compagni, cittadini, fratelli, partigiani” e di solito riceve le stesse recensioni. Tra le attività preferite annoveriamo: fare la grammar nazi; esprimere opinioni fastidiose per lo più non richieste; spiegare alla gente quando è ironica e quando no. È pagata per plasmare giovani menti con la scusa di avere una laurea per farlo, e le piace molto. Le piace anche la pace nel mondo, ma non come Miss Italia, sul serio.

Francesca Triggiano, per motivi che non stiamo qui a specificare, per anni ha visto conti e numeri tutti i giorni. Fra questi, quelli che riguardano la porzione del gettito fiscale ricavato dall’IRPEF destinato alle confessioni religiose sono quelli che la facevano incazzare di più. Razionalista per vocazione, si occupa anche di svariate cose di natura femminile, delle quali l’essere stronza è quella che più è emersa su queste pagine. Insomma: stateci attenti. Ha curato “It’s over 8000” e “In Culo ai Lupi”.

Noemi Urso fin da piccola odiava tutti e vi è abbondante dimostrazione fotografica di quanto le sue espressioni somigliassero a quelle di Amanda Knox, e le intenzioni pure. Cresce non facendo altro che scrivere, leggere e progettare omicidi di massa. Ogni tanto trasloca, così, per vedere cosa succede, ma di solito non succede un granché. Al momento se le chiedete dove abita ha difficoltà a rispondere con precisione. Scrive su Butac – Bufale un tanto al chilo, scrive altre robe a caso e ogni tanto qualcuno le pubblica, corregge quello che scrivono gli altri e lavora con persone serie perché non hanno ancora capito con chi hanno a che fare.

 

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