Diamonds are a girl’s best friend

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С Днем Рождения

Durante un’intervista fatta in occasione dei suoi sessant’anni il bel faccione sorridente in tivvù di Putin si dice pienamente soddisfatto per come sono andate a finire le cose con le Pussy Riot.

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In Culo ai Lupi, o quasi.

Io ci avevo provato, davvero, a cambiare tema. Anche perché parlare troppo (e decisamente non bene) di certi argomenti è sconveniente; meglio sorvolare altri lidi e parlare di tutt’altro.
E quindi mi stavo facendo un giretto in cerca di qualche notiziola succulenta, quando mi imbatto in quella che tratterò in questo post. Giuro, non me la sono andata a cercare, è stata lei che mi ha provocato.

Come molti di voi sapranno, il Ruanda ha vissuto anni di sanguinosa guerra civile, fondamentalmente per lo scontro fra due etnie presenti nel paese, gli Hutu e i Tutsi, sfociati poi in un terribile genocidio: nel 1994 vennero sterminate circa un milione di persone, in prevalenza di etnia Tutsi.
E c’era a Gatara, nel sud del paese, una struttura cattolica che ospitava centinaia di bambini, la maggior parte dei quali con handicap, il cui rappresentante legale si chiamava Jean-Baptiste Rutihunza. Mi par quasi di vedere con quanto amore paterno per quelle sfortunate creaturine, il sacerdote stilasse delle liste per indicare ai miliziani Hutu quali fossero i bambini di origine Tutsi. Essì, le vie del Signore sono infinite e a Gatara sono stati ammazzati 4.338 bambini.
A guerra finita, il nostro eroe ha ben visto di andarsene e dopo aver passato anni in Congo e poi in Tanzania, dove ce lo ritroviamo?
In Vaticano, niente di più ovvio. Si sa, i panni sporchi si lavano in famiglia, e lì ci tengono particolarmente a nascondere le macchie.
Problema: un mandato di cattura internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità.
Insomma, c’è il serio rischio che stavolta, prima che alle leggi di quell’altro, si debbano piegare alla giustizia di questo mondo.

[F.T.]

Presidenziali USA (e getta)

E mentre in Italia ci si scanna per le inutilissime primarie del Pd, dall’altra parte del Pacifico si è in dirittura di arrivo per le elezioni presidenziali di questo novembre.
Certo, la situazione è molto diversa rispetto a quattro anni fa, quando l’attuale presidente Obama veniva salutato da tutti come colui che avrebbe cambiato il mondo.

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