Stacce

non si sevizia un paperino è un blog d’opinione pensato per turbare gli imbecilli, e soprattutto per dire la nostra sui tristi abusi dell’ignoranza popolare, sulle squallide espressioni di demagogia in JPG, sui fascismi religiosi e sulle le balle medicali e fintoscientifiche che affollano la rete.

Il  blog prende il suo nome da Non si sevizia un paperino, un film del 1972 diretto da Lucio Fulci e interpretato da Tomas Milian, Barbara Bouchet, Florinda Bolkan, Marc Porel e Virginio Gazzolo, tanto per citare gli attori più importanti.
Il film, ambientato in un paese del sud Italia e ispirato a un reale fatto di cronaca, è considerato una delle opere fondamentali del thriller italiano.
Se non l’avete mai visto, rimediate.

Il sito si basa basa su un’innovativa (non è vero) struttura a rubriche che si alternano con una cadenza che, in termini tecnici, viene definita “a cazzo di cane”.

La più antica e potente fra queste è “A Collo di Papero”, malscritta da Marco Valtriani con la notabile seppur saltuaria collaborazione del maestro Cristiano Sili alle matite infanticide. La superflua rubrica esce immancabilmente di lunedì e parla di cose solitamente brutte, sporche e blasfeme. Di solito non piace a nessuno.

Il mercoledì, cascasse il mondo, è la volta di Diego Cerreti, l’alfiere della tautologia, che commenta le notizie più anafestiche del web con la sua mirabile rubrica scritta male: “E Grazie al Cazzo“, altra storica colonna portante del blog.

In alternativa, sempre di giovedì, o quando ci pare a noi, ci immergiamo nel mondo dei social network con “Ostruzioni per l’Uso”, uno sguardo inevitabilmente impietoso su Facebook e le sue manie, firmato dalla dolcissima (non è vero) Monia Colianni. Tant’è.

A sprazzi, allieta grandi e piccini la rubrica del venerdì, “il Razzista del Giorno”, che ci sollazza soave con perle di intolleranza prese a caso nell’illogico mare digitale, grazie all’ottimo Enrico Petrelli.

Quando la merda ci va di traverso, ma avevamo deciso di mangiarla volontariamente, scatta la violenza verbale di Benito Karimov e del suo “PunkGiorno”, una rubrica che non dovrebbe essere letta da nessuno (e che ha sostuito la precedente nonché egualmente disutile “Novanta Gradi”).

Sempre a sprazzi, diciamo quando serve, Costanza Baldi con la sua “Intramuscolo” ci parla di donne, sanità e altri accidenti, a seconda delle necessità del momento e del grado d’incazzatura della scrivente.

A rotazione passano sui nostri canali, coNpletando l’orribile quadro:

la piccola rubrica saltuaria ed estemporanea “Caccole dal Web“, commenti a caldo di stronzate improvvise, a firme alterne;
 “Double Impact”, che vede due Paperi accanirsi senza pietà su uno stesso argomento;

Altre rubriche che si sono alternate sulle nostre pagine sono:
 “Beata Ignoranza” di Simone Giovannozzi: bufale mediche, razionalismo e superstizioni
 “In Culo ai Lupi” e “It’s over 8000” di Francesca Triggiano: la prima incentrata su notizie dall’estero, curiose e crudeli; la seconda sull’otto per mille, e le finanze della Chiesa Cattolica.
• Schizzi negli Occhi, la rubrica di vignette incazzata ad opera di autori vari ma comunque tutti di poco bravi.
Per lungo tempo siamo stati allietati da Tupperwaste, di Sonia Trice, idee spacciate sotto vuoto. Sagaci (più o meno) commenti a politica, religione, attualità e quant’altro passi per la testa dell’autice, il tutto inscatolato in contenitori prodotti in serie. Non è vero. E comunque ci sta che prima o poi torni.
• “Novanta Gradi” è stata la rubrica del Karimov prima di “PunkGiorno”: sesso, bestemmie, neologismi improbabili e un certo fastidio per il populismo. Non che adesso vada molto meglio, in realtà.
A cadenza a tratti irregolare, come il ciclo di una quindicenne, ma solitamente una volta ogni due settimane, come le chiavate di un trentenne, Nadia Silvestri ci ha svelato i misteri di sentimenti e altre scopate con la sua rubrica “A Cuore Aperto”.
Noemi Urso, ci ha accompagnati con la sua rubrica pacata e per nulla astiosa, “Scusate il Ritardo“, in cui si parlava del difficile rapporto dell’italiano medio con l’effetto Dunning–Kruger o, per dirla con parole più semplici, di come, quanto e perché il mondo sia pieno di imbecilli.
“Il Pulsante Mancante”, rubrica che paga un debito pesantissimo nei confronti di una delle trovate più fortunate di Lillo e Greg ma che, in fondo, sticazzi.
“Trapassato Prossimo” parla di gente morta da poco, ma che aveva fatto anche cose buone. Forse.

La periodicità delle uscite è comunque e del tutto a nostro insindacabile arbitrio. Può essere che due rubriche si scambino di posto, che un giorno si salti, che un giorno si pubblichino due cose insieme. Comunque vada, la nostra Regola di Vita, nonché la risposta a ogni FAQ possa venirvi in mente, nel caso in cui non l’aveste ancora capito, è sempre “sticazzi”.

Ogni post è la sublime espressione del personale modo di vedere le cose dell’autore del post medesimo, che provvede da solo a verificare le proprie fonti e a levarsi le cacchette dal culo. Ci rendiamo altresì conto che i contenuti del blog potrebbero risultare offensivi per alcuni; da qui la necessità da parte nostra di rivolgere a chiunque che, al nostro incedere dialettico, senta l’impulso irrefrenabile d’indignarsi, d’incazzarsi, di scandalizzarsi e di segnarsi, un sentito e sonorissimo “il budello di tu’ mà”.

I Paperi

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