La combriccola del fiasco.

punkgiorno

“We are guilty, we are beyond hope, we beg to differ, we are a terminal case… Press darlings, press darlings, press darlings, press darlings, press darlings, we depress the press darlings!”
Adam and the Ants – Press Darlings

“La combriccola del Blasco” è una cover band ufficiale del cantante più famoso di Zocca, che bazzica spesso in un locale vicino a casa mia. “Esticazzi!”, diranno in coro i miei piccoli lettori. In effetti ne ho preso in prestito il nome non perché la band c’entri qualcosa, con la vicenda che vado a narrarvi, anzi: a me neanche piace, Vasco Rossi. In compenso, però, mi piacciono i giochi di parole.

Come sapete, recentemente c’è stato un mega-concerto proprio di Vasco Rossi, un evento che ha radunato oltre 200.000 persone, scatenato polemiche, acceso flame e controflame, infranto record e monopolizzato parte dell’informazione (quella dedicata alle facezie, ossia il 75% dell’informazione online, che ormai se sei un quotidiano on the net e non metti un video trendy o una lista di scoperte scientifiche finte o un gattino buffo la gente ti legge, ma col cazzo, nel senso che invece di leggerti preferisce – come è giusto che sia – a sfondarsi di porno). Io non avevo cacato di pezza niente di tutto questo, finché non ho visto girare uno specifico post.
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Vi offendete se vi chiamo scemi?

Google interviene sulle fake news. Tagliati i finanziamenti pay per click ai primi siti ritenuti generatori di notizie false. Messora tra le prime vittime.

Un problema che non era da poco quando c’erano solo una manciata di giornali, una sola radio e un solo canale televisivo, figurarsi ora che le fonte delle notizie sono praticamente tutti. Un’informazione in cui la media delle informazioni non è la realtà oggettiva ma un mucchio di soggettività più o meno interessate.

Praticamente è come cercare la pera più buona al mercato rionale di Voghera, lì dove si trova la famosa casalinga tuttologa della tradizione italiana, che a furia d’interessarsi di tutto ormai sa un cazzo lei di frutta.

Apparentemente arginare le puttanate spacciate per notizie vere, la truffa offerta come risorsa, sembra un’idea sacrosanta. Ma, oltre all’immediato e lecito dubbio censorio sul chi decida, in base a cosa e da dove peschi la verità con cui confutare il falso, quello che si accovaccia sulle spalle del mio neurone più lento è la sensazione di disabilità che emerge da questo ricorso alle maniere forti.

Perché? Continua a leggere