Scegliete voi quale vi garba di più.

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Ormai l’avrete letto tutti, del casino che è a seguito dell’ennesima causa per diffamazione a carico di Beppe Grillo, denuciato dal PD per un articolo sul suo blog. Che il megafono\titolare\padrone\leader del movimento sia indagato per diffamazione non è una novità. Grillo ha patteggiato per nel 2003 per le offese alla Montalcini e ha altre tre condanne, più recenti, per lo stesso reato. “L’onestà andrà di moda”, certo, ma nel frattempo la faccia di culo rimane un evergreen.

La cosa ganza, a questo giro, è che Grillo si è infilato in un ginepraio di schiaffi da cui uscirà indenne solo nella mente dei suoi seguaci più lobotomizzati. Adesso è il momento di vedere se i coglioni sono un paio, come dovrebbe essere in natura, o sono la maggioranza, come sostengono i più feroci detrattori dei cinquestelle. Dell’argomento hanno già parlato in tanti, ma io non voglio dimostrare che Grillo è uno stronzo, o ha torto, o chissà che: voglio chiedere una cosa a chi lo vota e lo sostiene.
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Grillo vs Grillo: il vaffanculo non basta.

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Gira in queste ore su internet un video di Beppe Grillo che, nel suo nuovo spettacolo, fa una pungente satira sui transessuali. Certo, la frase precedente è vera solo se diamo a “satira” lo stesso significato che le attribuiva Galeazzo Ciano e se diamo per buono che “pungente” sia sinonimo di “stronza ai limiti dell’imbarazzo”, ma mica possiamo cavillare. D’altra parte, come ci ricorda lo stesso Grillo nella martellante pubblicità di Netflix: “io scherzavo”. Bella battuta, ma vecchia.

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Grillo non ha tutti i torti.

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Beppe Grillo, megafonando dal Sacro Blog, chiede di istituire un tribunale popolare per verificare l’attendibilità delle notizie di giornali e telegiornali. Lo stesso giorno pubblica sulla sua pagina Facebook un link a un articolo titolato “Beppe Grillo uno dei 12 personaggi più influenti d’Europa nel 2017″. Peccato che non sia così: l’articolo originale su politico.eu parla del comico genovese come una persona di cui avere paura, una potenziale minaccia nell’attuale situazione politica e economica italiana, con toni tutt’altro che rassicuranti.

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La televendita di Renzi

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Premessa: ci sono due cose che mi stanno, di base, abbastanza sulle palle. Una sono i referendum, l’altra è Renzi. Quando Renzi ha detto “facciamo un referendum costituzionale” la mia prima reazione è stata quella di pensare “scommetto un soldino che la riforma costituzionale sarà una mezza cacata, scritta male e parzialmente inutile”. Adesso ho un soldino.

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Questione di rispetto.

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La settimana scorsa, ben tre redattori (nell’ordine Petrelli, Sardo e Cerreti) hanno sentito l’esigenza di dire due parole sull’ondata di indignazione che ha colpito il nostro amato paese; indignazione rivolta, orgogliosa e violenta, contro quei saltimbanchi di Charlie Hebdo, rei di aver scritto una vignetta di dubbio gusto che ironizzava – mettendo in prima linea le vittime del terremoto che ha colpito Amatrice e dintorni – su come viene gestita l’edilizia (o, più o meno, quasi ogni cosa) qua da noi. “È una questione di rispetto”, hanno detto molti.

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Referendum: vota responsabilmente.

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Lo so, suonerò più che superbo, ma la mia posizione sul referendum costituzionale del prossimo autunno (quello su riforma del Senato, delle Province e altre due o tre cosette) nasce da una riflessione e da uno studio così approfondito che mi sembra addirittura al limite dell’assurdo doverla ribadire. Sono sicuro al 100% di avere ragione, non solo sulla riforma in sé, ma per la rilevanza politica che il referendum porta inevitabilmente con sé.

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Grillo ha comprato il PD.

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Grillo ha comprato il PD?

Questa è la domanda che mi sono fatto leggendo i commenti di alcuni esponenti del PD al post di Di Battista sull’inizio della sua campagna referendaria “‪‎costituzionecoasttocoast” (opportunamente hashtaggato). Ce ne sono stati diversi, come il tweet di Alessia Morani o quello di Stefano Esposito, ma prenderò come esempio quello di Alessia Rotta, deputata PD e responsabile della comunicazione del partito.

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La masturbazione collettiva dei grillini.

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Ci sarebbero diverse cose di cui parlare, ma siccome mi piacciono gli argomenti insieme facili e futili, partirò da qui: a seguito dalla bagarre su Di Maio e la lobby dei malati di cancro – che non è niente di più uno scivolone maldestro su un concetto fraintendibile – Mario Michele Giarrusso, Senatore della Repubblica, invita uno dei giornalisti che hanno parlato dell’argomento, Davide Camarrone, a buttarsi a mare con una pietra al collo.

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Colpo di Stato!

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Io, lo dico sempre, di politica estera ne so pochissimo. Diciamo, ecco, un po’ meno di Spongebob. E, quindi, qualcosina in più di Di Battista. Ma sempre troppo poco. Con queste premesse, dunque, la mia risposta a qualsiasi domanda possa venirvi in mente sull’argomento “Turchia”, è “so una sega io”. È stato un golpe che ha fallito nell’ottenere l’appoggio del popolo? So una sega io. È una montatura di Erdogan? So una sega io. C’entra qualcosa Fethullah Gülen? So una sega io.

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Festa in casa PD!

elezioniFinalmente! Erano diverse tornate elettorali che il centro-sinistra riusciva a tenere botta in qualche modo, rovinandosi completamente la possibilità di festeggiare degnamente una sconfittona come quelle dei bei tempi di Rutelli, ma a questo giro la batosta è stata così abissale che qualche nostalgico del PDS si è trovato ad asciugarsi una lacrima pensando a Occhetto.

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