Pico de Paperis

Nel ferrarese è allarme. C’è questo pericolosissimo ex militare russo che ha ucciso una persona, e nella sua fuga ne ha ammazzata un’altra, e ferita una terza. Ma l’hanno beccato, tranquilli. Anzi no, è sfuggito alla cattura. Ma l’hanno preso, stavolta. Anzi, no, è una balla, occhio, che è pericoloso. Anzi, non è nemmeno un militare. No, ma è addestrato, attenti.

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Efferocinopeosi.

anovantagradi

È un po’ che non parlo a sproposito di disturbi psichiatrici. Oggi vi parlerò dell’Efferocinopeosi (da “ἐκφέρω”, divulgare, κύων, “cane” e πέος, “pene”), ossia del condividere a cazzo di cane.

Dopo aver appreso – non con un certo sgomento – che quasi il 50% degli italiani sono “analfabeti funzionali”, termine ormai peraltro abusato (anche da me), ho deciso di fare qualche ricerca sull’argomento, e ho scoperto che il 55% degli italiani non è in grado di verificare correttamente una fonte, che il 67% non ne sente il bisogno quando la notizia proviene da una fonte che crede affidabile (ma che è realmente affidabile solo nel 24% dei casi); che il 34% non ne sente il bisogno indipendentemente dalla fonte e spera semplicemente fortissimo di non aver detto una cazzata (ma, nel caso, si limita a commentare “vabbé, sarebbe bello se fosse vero” o “se fosse vero m’indignerei, ormai sono indignato, sticazzi”) e, soprattutto, che un testo contentente percentuali a caso sembra molto più autorevole di quello che è.

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Le Aquile della morte metallica (o di chi si merita di morire)

scusate

Non volevo scrivere niente su Parigi, il che questa settimana equivaleva a non scrivere niente in assoluto. Ma sono già passati quattro giorni e vedo che su Facebook, foto profilo ammantate di liberté, egalité e fraternité a parte, avete ripreso a farvi i cazzi vostri, tanto in quattro giorni grazie a internet tutto quello che c’era da dire è stato detto e tutto quello che poteva essere condiviso è stato visto. Dunque posso concedermi anch’io di portare avanti la mia rubrica e farvi notare qualche punto* in cui, anche stavolta, non siete riusciti ad esimervi dal mostrare il vostro ritardo mentale. Continua a leggere

L’informazione, ai tempi di internet.

razzista3

Solitamente sono determinati eventi a scatenare la reazione che mi spinge a scrivere un articolo in questa rubrica.
Stavolta no; non che non sia successo nulla di particolarmente becero, negli ultimi sette giorni, ma ho quel peso qui, sospeso in mezzo al petto, ed è giusto liberarmene, pur non dicendo nulla di nuovo.
La causa scatenante di tutto è stato il TG1 (non lo guardo, ma un amico ne ha riferito la nefandezza su facebook): in un titolo ci sarebbe stato scritto “glielo fatto”. Un errore di grammatica da matita blu, di quelli per cui sarebbe giusto far scattare il licenziamento per giornalisti ed editor vari. La reazione comune, invece, è sull’onda del Cosa ti aspetti dal TG1?, in un misto di rassegnazione e dileggio.

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Educazione Digitale

Una gradita variazione alla consueta programmazione ad opera di Alessandro Bessi

Da un paio di giorni sta girando una bufala riguardante l’eliminazione delle ore di educazione fisica dal programma didattico delle scuole superiori.

A Stefania Giannini, attuale Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, viene attribuita la seguente dichiarazione: «Entro il 2015 vi saranno dei nuovi tagli all’istruzione, dopo l’ultimo consiglio dei ministri abbiamo deciso di abolire Educazione fisica, l’unica materia all’interno del piano educativo di ogni scuola assolutamente inutile, i ragazzi hanno tutto il pomeriggio per fare sport, 2 ore sono perciò totalmente superflue. Essa ogni anno porta importanti risorse che non possono più essere sostenute a causa di un budget molto limitato, per questo motivo abbiamo deciso che verrà eliminata.» Continua a leggere

E’ affar di tutti, pure tuo!

Il primo contributo partecipativo di Alessandro Bessi

L’altro: «[…] ovviamente il porno classico ha una funzione sociale, di conseguente interesse politico e quindi d’obbligo merita una critica seguita da un analisi […]»

Io: «Non vorrei apparire insensibile o superficiale, ma io sul porno mi ci sego. Le analisi sulla presunta funzione sociale del porno le lascio agli altri, che magari hanno pure più competenze di me per ‘ste cose.»

L’altro: «Beh la società è affar di tutti, pure tuo, tra na sega e l’altra ci puoi pure pensare ;-)»

Vorrei partire da questo scambio di opinioni avvenuto sulla mia bacheca di Facebook per analizzare il supposto nesso di causalità fra il “è affar di tutti, pure tuo” e il “ci puoi pure pensare”. Continua a leggere