La xenofobia non è xenofoba.

Una riflessione probabilmente un po’ di sinistra di Franco Sardo

Se avete passato almeno venti minuti degli ultimi 3 giorni sui social italiani e quei venti minuti non li avete passati a commentare quella sorta di Giochi Senza Frontiere della paccottiglia musicale che risponde al nome di Eurovision Music Contest, vi sarete accorti che da qualche parte in Friuli, il suo presidente di regione eletto tra le fila del Partito Democratico, Debora Serracchiani, ha detto qualcosa. E non solo lo ha detto, lo ha fatto trascrivere in una nota ufficiale della presidenza:

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”

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Maledetto 2016!

punkgiorno

I’ve no consideration, zero mutual respect, for billions who suffer from rational thought neglect. I don’t wanna waste a sentence, I don’t want a convert-sation: that’s gonna end in disdain, disbelief and aggravation.”
Nofx – Best God in Show

“Maledetto 2016!”, “Basta, 2016!”, “Nessun anno come il 2016, non vedo l’ora che finisca”, “2016 assassino!”.

Questo è quello che mi scorre sulla bacheca, ciclicamente, da diversi mesi e più intensamente mano a mano che l’anno volge al termine. È iniziato più o meno dalla morte di Gene Wilder, che ha affiancato quelle più recenti di Carrie Fisher e George Micheal e quelle più datate di David Bowie, Prince, Bud Spencer, Umberto Eco, Anna Marchesini e altri (non meno importanti, a seconda dei gusti). Ebbene, signori, avete avuto un’intuizione geniale, ma state solo grattando la superficie di qualcosa di più grande. Davvero.
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Loro e noi.

punkgiorno

Hate is a simple manifestation of the deep-seated self-directed frustration,
all it does is promote fear and constrenation.
Iit’s the inability to justify the enemy and it fills us all with trepidation.”
Bad Religion – Them and Us

Volevo aspettare il 2017 per lanciare la nuova rubrica, ma il 2016 non è d’accordo. Dopo il remake di Cabin Fever e il remake di Ben Hur, l’anno in corso vuole regalarci anche il remake della Grande Guerra. Le ultime ore sono state un pelo tese, un po’ per l’attentato di Berlino in cui un terrorista si è lanciato sulla folla festante con un camion (slogan: “truck is the new airplane”), un po’ per l’attentato di Ankara in cui un ventiduenne armato ha ucciso un ambasciatore russo (slogan: “make Allah great again”).
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Meno male che c’è lui.

collodipapero

Lo so che non vi garba quando parlo male del Papa Dellaggente™, che poi non potete condividere l’articolo su Facebook senza che la vostra zia cattolica vi scassi il cazzo, ma che ci posso fare? Il nuovo pontefice è una superstar, sta più in tv di Salvini e Renzi messi insieme, e io non riesco a non fare quel simpatico giochino di sentire cosa dice e fare il raffronto fra quello che poi succede concretamente.

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Migrante in mare.

collodipapero

Ogni tanto ringrazio Darwin, che seppur indirettamente mi ha donato la capacità di scegliere accuratamente chi seguire sui social, risparmiandomi una serie infinita di rotture di cazzi, come le condivisioni di bufale o di insopportabili catene di sant’antonio su privacy, iphone gratis e condividi se hai un cuore. I miei contatti, o almeno quelli che ho scelto di seguire, sono oltremodo virtuosi, e a questo giro mi hanno anche risparmiato il vedere e il rivedere l’ennesima foto virale sui bimbi, migranti, morti in mare.

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Un barcone di voti.

Mario è italiano. Si è svegliato alle nove e mezza con un po’ di cerchio alla testa: ieri sera ha bevuto un bicchiere di troppo a una cena fra amici. Non è un problema: un’aspirina, una doccia, ed è pronto per uscire.

Samir è algerino. Si è svegliato nel cuore della notte, con un altro cuore, il suo, che martellava la paura nelle vene. Ha tossito a lungo, e ha imprecato contro i dolori alle ossa. Non sa cos’ha, né ha tempo e voglia di preoccuparsene.

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