E invece è proprio la RAI.

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Qualche giorno fa è morto Gianni Boncompagni. Il conduttore, paroliere e soprattutto autore televisivo viene ricordato con enorme affetto (dagli amici, com’è giusto che sia, ma anche dagli spettatori), soprattutto per i suoi primi successi radiofonici insieme a Renzo Arbore. Ma, ahimé, pur rispettando il dolore di chi l’ha conosciuto davvero, per me resterà il tizio che, con i fagioli della Carrà prima, con Domenica In poi, e infine con Non è la Rai, ha contribuito a “inventare” quel tipo di TV che ha poi generato reality, show dozzinali e programmi-contenitore che, parafrasando Forrest Gump, non sai mai cosa contengano: ok, potrebbero essere cioccolatini, ma dall’odore sembrerebbe proprio merda.
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La fortuna del principiante.

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Ebbene sì, ieri c’è stato il dibattito dell’anno (e siamo ancora a gennaio), e a me tocca scrivere il giorno dopo. Troppo facile, dite? Verissimo. Da principiante della parola scritta quale sono, mi ritrovo la fortuna del tempismo perfetto, ma anche l’onere di non dire castronerie. Perché intendiamoci, il teatrino tra Berlusconi, Santoro e Travaglio ha lasciato interdetto anche me. In meno di 24 ore è già stato scritto di tutto, a riguardo, e rischio di fare la figura barbina, misera e confusionaria di chi ha abboccato da una parte, o dall’altra, senza davvero capire cosa sia successo su La7, ieri sera.
E invece, fedele alla linea della mia rubrica, sarò breve, brevissimo, e vi lascerò con una piccola provocazione.
Ognuno di voi, ieri sera, ha guardato Servizio Pubblico pronto a dare addosso al Cavaliere (o a Santoro, o a entrambi), e nulla di ciò che è stato detto avrebbe potuto smuovere di un centimetro la propria posizione, nemmeno se Berlusconi fosse scoppiato in lacrime ammettendo le sue colpe, o se Travaglio avesse dichiarato vacue persecuzioni i dati sull’ex premier che ci ha snocciolato in tutti questi anni.
Che poi questo sia un chiaro segno di come ci siamo tutti bevuti un teatrino preparato ad hoc è l’ovvia materia che tratteranno altri.
Da par mio vi regalo il titolo di Razzista del giorno, e vi lascio crogiolare nella vostra illusione di democrazia.

[E.P.]