Le figurine di merda di dio.

tupperwaste

L’album della gioia.

Mi sento abbastanza presuntuosa da dire che potremmo essere tutti d’accordo su alcuni punti.

Abbiamo capito che Papa Francesco, anzi il “vescovo di Roma” Francesco Bergoglio ci sta simpatico, è il nuovo idolo delle masse, il Justin Bieber dei papaboys. Ok, lo posso accettare se vi fa felici. D’altronde, non so quante possibilità ci fossero che ne arrivasse uno peggiore del Ratzi, ma non vorrei peccare di  ottimismo. Dimenticata e affossata la questione desaparecidos, con motivazioni che a mio avviso suonano come “pressò non ho studiato, pensavo fosse ancora sabato ieri” – ma ce ne faremo una ragione a quanto pare – è iniziata la corsa alla beatificazione, che fa sempre molto italian style. Certe abitudini è meglio non perderle, potremmo correre il rischio di evolverci e sarebbe davvero un bel guaio per la comunità tutta. Dicevo, la beatificazione di Francesco (pare voglia essere chiamato così, come l’amico del bar, perché è il papa dellaggente) è iniziata 3 secondi dopo che il gabbiano (che ci ha fatto toccare vette altissime del giornalismo, ricordiamo) cagasse sul comignolo annunciandoci la fumata bianca. Al che sembrava già morto, così come mi sembrava morto Ratzinger dopo le dimissioni grazie a tutti quei servizi del tiggì di commemorazione e riabilitazione storica.

Quindi abbiamo iniziato con il papa che parla italiano, il papa che mette il crocifisso d’argento, il papa che chiama l’edicolante per interrompere l’abbonamento, il papa che lava i piatti, il papa che lava i piedi ai carcerati, il papa degli ultimi, il papa che si butta per terra per pregare (lo fece pure quell’altro ma nessuno ha pensato fosse gesto di umana umiltà. Magari si sta comodi, cazzo ne sapete?!), il papa che decide di chiamarsi Francesco come quell’altro famoso lì. No, non Totti, quello che parlava con gli animali.

Adesso, non vorrei fare sempre quella che rompe le uova nel paniere ma, non staremo UN PO’ esagerando? Dico, riflettiamo un attimo, anzi ricordiamo un attimo che anche Papa Ratzi fu accolto con grande entusiasmo, si definì “un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”, e poi ancora “ha scelto il nome del papa della pace”. Non credo di dovervi rammentare come è finita poi, e le boiate che ci ha regalato in tutti questi anni.

Lo so che voi ci credete un sacco, ma proprio tanto tanto in Francesco e sembrate un po’ grillini in fondo (carezzine sulla testa) ma, scusatemi tanto, davvero credete che basti un papa che non mette le Prada a prendervi per il cul  rivoluzionare santa madre chiesa? IO NO.

E ve lo spiego anche razionalmente partendo da una cosa che considero fondamentale per farvi capire il messaggio sbagliato in cui state riponendo le vostre speranze: il papa vicino ai poveri. Ecco, a voi sembra una cosa bella perché in fondo siamo tutti un po’ cristiani dentro, e ce l’abbiamo proprio questa cosa di salvare i poveri con la nostra inaudita bontà, perché siamo italiani brava gente, perché mettiamo 5 euro al mese nel cestino per i bisognosi e stiamo apposto così. La Chiesa, e tutte (vabbé diciamo quasi tutte ché ora sicuro salta fuori l’eccezione a scassarmi le palle) le associazioni umanitarie a carattere religioso, basano i loro aiuti su un rapporto di tipo caritatevole che non eliminerà MAI il problema della povertà, non dona dignità alla persona e, anzi, la costringe a rapporti di subordinazione via via sempre più forti. Non è un’idea di cooperazione né di sviluppo, non tratta il problema della disuguaglianza, non serve a un cazzo, per essere sintetici, se non a lavarci la coscienza, cosa che comunque rientra tra i nostri sport preferiti.

Se non vi basta questa spiegazione, ve ne regalo anche un’altra, mi sento generosa: Bergoglio non ha ancora trattato temi spinosi per la Chiesa, con la scusa che sia meglio “sottolineare le cose positive, che ci uniscono, e non quelle negative, che servono solo a dividere”. E GRAZIE AL CAZZO, France’, così siamo bravi tutti. Ora potreste anche dirmi che c’è tempo, che quello è arrivato ora, fallo ambientare, fagli preparare un discorso che piaccia a tutti ecc. ecc. Ma no, cari miei, perché se è vero che la Chiesa sta perdendo un po’ di fan, è perché ha cacato spesse volte un po’ fuori dal vaso e forse, speriamo, qualcuno a cui non hanno asportato ancora totalmente la facoltà di intendere e volere, inizia a pensare che forse, e dico forse perché sono simpatica, le cose di cui parla la Chiesa sono un po’ vecchiotte, che ci dobbiamo rinnovare, che i problemi del mondo adesso sono altri, e non ce ne fotte un cazzo, sinceramente, di quella che si fa mettere incinta dagli angeli di dio, e di adorare la croce sdraiati per terra manco fossimo a Tropea a ferragosto.

Quindi, caro il mio Francesco, se vuoi essere vicino allaggente, invece di autografare i gessi (LOL), facci un bel discorsetto chiaro, non fare il paraculo e vediamo se davvero vuoi cambiare l’idea (SUPERLOL) che fino ad ora noi infedeli abbiamo avuto, e continuiamo ad avere, della società di cui sei il capo. Perché, ti svelo un segreto: il problema principale della Chiesa non è solo quello dell’eccessiva ricchezza e, anche se ti vestissi da barbone, comunque non lo risolveresti.

Adesso tornate pure a scambiarvi le figurine della gioia durante la messa.

Amen.

[S.T.]

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Informazioni su Marco Valtriani

Marco Valtriani è l'ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l'autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4. Il motto della sua casata è "Hear Me LOL".

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