Grillo soffre di una patologia mentale?

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Avete visto il discorso di Grillo a “Italia 5 Stelle”? Io sì, e mi sono preoccupato molto. Grillo, nel suo lungo monologo politico, si scorda le cose, si contraddice da solo, dice cose deliranti e palesi falsità, a un livello che mi lascia davvero perplesso. Ora, visto che fra le altre cose il Coluche italiano si diverte a fare diverse diagnosi e a “scherzare” su una serie di patologie, disturbi o condizioni, vorrei provare a fare la stessa cosa, con umanità (e quindi con ironia). No, non è vero, lo faccio perché se Grillo può diagnosticare malattie a caso a chi gli sta sul cazzo, ehi, posso farlo anche io. Dopo tutto, ho tutti i requisiti: ho aperto un blog.

Analizziamo, dunque, il soggetto Beppe Grillo a partire dal suo ultimo comizio.

Prima di tutto: il soggetto dice che farà “satira” su chi è al Governo, ma poi se ne dimentica. Di Di Maio dice che è “una macchina da guerra” che nessuno riesce a mettere in difficoltà, dimenticando tutte le sue gaffe e soprattutto dimenticando che la Lega sta mangiando pian piano tutta la visibilità e l’elettorato più destrorso del Movimento; decanta l’onestà dei suoi, fa una battuta su Salvini, ma poi dice che “ha la più grande delle qualità, mantiene le promesse”, dimenticandosi sia della sua condanna per oltraggio a pubblico ufficiale, sia della ben più grave vicenda dei 49 milioni di euro spariti dalle casse della Lega (e l’onestà MUTA!); di Conte dice che è passato da essere un professorino impacciato ad essere uno pronto a cambiare il mondo cosa che farebbe già ridere di suo se non fosse che evidentemente Grillo dimentica tutte le situazioni in cui Conte è stato “scavalcato” dai vicepremier o ha dimostrato la propria inadeguatezza (nelle stesse ore, proprio Conte stava sparando una boiata fotonica di fronte ai giornalisti, il cui imbarazzo ha addirittura fatto abbassare lo sguardo, al grande leader). Più che altro, però, in tutto questo il soggetto si dimentica la cosa più importante: di fare satira. La satira, dice bene, si fa verso chi ha il potere, solo che lui le battutine le fa su Renzi o su Gentiloni (che, dice il soggetto, parla così così l’inglese, e qui dimentica un’altra cosa: la figura barbina fatta ad Harvard da Luigi “macchina da guerra” Di Maio). Ahiahiahià, direbbe il Sassaroli. Il soggetto presenta vuoti di memoria selettiva, si ricorda alcune cose ma ne rimuove altre: soffre chiaramente di amnesia dissociativa.

Ma non è finita qua. Nel suo lungo monologo, il paziente dice una serie di falsità, fra un vaneggiamento sugli algoritmi, uno sui mercati e uno sull’autismo. Cose tipo “sono tre, quattro agenzie, a New York, sotto inchiesta, a Trani, condannati, aggiotaggio, condannati!”, roba forte, fortissima, peccato che non è vero che le agenzie sono sotto inchiesta, perché l’inchiesta si è conclusa da un anno e mezzo, e non è vero che sono state condannate, né dal Tribunale di Trani né da altri magistrati italiani: l’inchiesta sulle agenzie di rating si è conclusa con la piena assoluzione di tutti gli imputati. Anche sulla scienza non scherza: fa un casino immane fra serotonina, intestino e nervo vago, confondendo il fatto che l’apparato digerente interagisce con il sistema nervoso e con il cervello (per esempio per “attivare” il vomito in caso di bisogno) per “dimostrare” che “la pancia è un cervello”.

(In un certo senso sì, è vero che ci sono studi ancora in corso su questi aspetti, ma al momento ci sono solo degli studi sul modello animale, non ancora sperimentati nell’uomo, e comunque non c’entrano nulla col “ragionare di pancia”: la pancia è un cervello, al momento, solo se si tratta di digerire, vomitare e cacare: capisco che c’è gente che col cervello ci fa quello, ma è davvero un brutto modo di usarlo)

Ad ogni modo, fra queste e altre boiate stratosferiche emerge un quadro preoccupante, perché l’elaborazione intenzionale di esperienze o eventi molto poco probabili e facilmente confutabili è il sintomo principale della pseudologia fantastica, meglio nota come bugia patologica.

Per tutto il monologo, appare inoltre chiaro come il soggetto sia convinto di essere una persona eccezionale e di avere un ruolo di grande rilievo o di aver compiuto qualche importante opera per l’umanità. Anzi, proprio all’inizio il soggetto parla del fatto che prima o poi, come ogni “rivoluzionario”, finirà in galera per la sua scomoda opera di trasformazione del mondo, proseguendo nel suo auto-assegnarsi il ruolo di perseguitato da forze avverse (di volta in volta i poteri forti, i partiti, etc). Si tratta chiaramente di delirio di grandezza e di persecuzione. Ahiahiahiahiahià, ci fa eco ancora una volta l’esimio medico di Amici Miei.

Amnesia dissociativa, pseudologia fantastica, delirio di grandezza e di persecuzione: sembrerebbe proprio un caso abbastanza grave di disturbo delirante, un disturbo che si manifesta generalmente nella media o tarda età adulta e che consiste in una forma di delirio cronico basato su un sistema di credenze illusorie che il paziente crede vere, al punto da ritenerle resistenti a ogni critica, e che ne alterano l’approccio con la realtà.

Questo, ovviamente, se avesse un qualche senso fare una diagnosi a cazzo di cane partendo da un video (o dall’osservazione casuale da parte di un profano, come sono io e come del resto è anche Grillo quando sbava stronzate sui disturbi dello spettro dell’autismo usandoli come offesa nei confronti degli avversari politici). Ma io uno psichiatra non sono, quindi in realtà non posso certo dire se e quali malattie mentali ha Beppe Grillo, ci mancherebbe altro.

Posso invece notare come Grillo sia innanzitutto un cazzaro che non si fa problemi a dire cose palesemente false (addirittura trasformando assoluzioni in condanne o studi su modelli animali in prove scientifiche che sia lecito ragionare col buco del culo) parandosi il culo stesso con la scusa della satira e del “era una battutina” come fanno i vigliacchi, con lo stesso piglio retorico di chi dice “fattela ‘na risata” dopo aver indirettamente istigato i propri sostenitori a offendere un avversario o a minacciare qualcuno di stupro e di morte. Stavolta lo fa facendo battute stronze sulle persone con disturbi dello spettro autistico con la stessa cattiveria di un bullo delle medie, più o meno nello stesso modo in cui Trump prendeva per il culo un malato di artrogriposi. Aggiungiamoci il bonus del solito attacco fascistoide al Presidente della Repubblica, che per “quelli come loro” non va bene che abbia i poteri che ha: dato che presiedere il CSM è un ruolo istituzionale (il CSM lavora in autonomia), e che quello di capo delle Forze Armate lo è ancora di più (la guerra la dichiara il Parlamento e la combattono i generali), mi viene da pensare che a “quelli come loro” non piaccia il controllo che esercita il Presidente della Repubblica sul Governo (facciamo il paio con Casaleggio che voleva “superare il Parlamento” e s’inizia a intravedere uno schema inquietante).

Ma queste sono supposizioni.  Non lo è invece il significato della parola “cultura”: ovviamente “cultura” non vuol dire “stare insieme” e non è una cosa che dovrebbe far paura. Il termine cultura deriva dal verbo latino colere, “coltivare”, e indica l’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo (sì, sto citando la Treccani). Penso che solo un ignorante che prende studi su modelli animali come prova inconfutabile che l’apparato con cui caca è anche quello con cui pensa possa aver paura della cultura. Ah, no, potrebbe averne anche un nazista fanatico e manipolatore come Goebbels, ovviamente, per l’appunto citato dal politicomico nel suo spettacomizio. Chissà perché, ne ha paura anche Grillo. E questo è quello che fa paura a me.

Spero di avervi fatto sorridere, ma se qualcosa in questo articolo vi offende, sappiate che sono solo battutine: questo blog è nato da un buffone, non prendetelo sul serio. Dove non c’è ironia non c’è umanità.

[Marco Valtriani]

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