E giù botte

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Gruppo di scout picchiati da coetanei all’uscita dalla messa.

Derisi e picchiati i ragazzi della squadriglia volpe, ragazzi a cui da una parte la vita aveva già dato abbastanza giù, ma che dall’altra con “squadriglia volpe”, forse, un altro colpetto potrebbero esserselo andato a capare.

Lo so, penserete che fare della facile ironia sulle vittime di violenza sia meschino e fascista (un po’ come le divise e il chiamarsi squadriglia), ma io sono una merda e loro, comunque, sono scout. Sapete: chiesa, pedofilia, ricchezze impure, fortissimi sostenitori, una squadriglia di sostenitori.

Questo è il succo del giudizio umano, un po’ per natura un po’ di più per quest’Italia provinciale e retrograda: ogni volta che due discutono non puoi far altro che cercare di capire chi abbia meno torto in quel particolare frangente, spesso dovendo decontestualizzare parole e gesti.

Un po’ come vedere Renzi e Gasparri che litigano, come fai a dare ragione o torto? Aspetti il gesto peggiore, quello che supera il limite, e condanni.

A questo giro sono state le botte, perché purtroppo di fronte a una forma di ignoranza si è schierata un’ignoranza peggiore, invece della semplice ragione. E questo ci accade intorno, con il razzismo, con la politica men che burina, con il tifo, con l’odio a spirale di ogni più o meno bravo cittadino.

Mentre il confronto diventa un’assurdità, la violenza diventa un’opzione, e se questo è il nostro modo di stare vicini, allora giù botte.

 

[D.C.]

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