Ellipefobia.

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anovantagradi

L’ellipefobia (dal greco “ἐλλιπής“, deficiente, e “φόβος”, paura) è una patologia che affonda le proprie origini (curiosamente risalenti al periodo successivo alla famosa brexit) nel Regno Unito, ma che coinvolge prevalentemente la popolazione italiana.

Ma partiamo dai fatti. Qualche giorno fa, spinti dal protocollo ODIDW533Ott16 (sigla complicata che in realtà definisce semplicemente la cinquecentotrentatreesima Ondata d’Indignazione del Web di Ottobre 2016) molti giornalisti italiani hanno dedicato svariati articoli ad una questione spinosissima: in Inghilterra ci discriminano. O, meglio, discriminano napoletani e siciliani.

Il Giornale: “Il ministero dell’Istruzione inglese, ha infatti, inserito nel modulo di iscrizione alla scuola elementare l’obbligo di specificare se il bambino è di origine italiana, siciliana o napoletana.”

Il Corriere della Sera: “C’è poco da ridere e da scherzare. A essere buoni siamo di fronte a una manifestazione di stupidità e ignoranza. A essere cattivi, invece, c’è da pensare di molto peggio. Fatto sta che in alcune scuole del Regno Unito, all’atto dell’iscrizione, occorre passare dalle forche caudine della classificazione etnica”.

Il problema è che quello che è successo davvero è che le scuole inglesi hanno chiesto di indicare nei questionari non la razza, l’etnia o salcazzo cosa, ma le competenze linguistiche. Ecco che quindi si chiede agli alunni italiani se, oltre alla lingua madre, parlano anche il dialetto napoletano, siciliano o altro. Perché napoletano e siciliano? Non lo so. Ci sarà una maggioranza di immigrati provenienti da quelle regioni. O perché sono dialetti riconosciuti come lingue a parte. Oppure banalmente il modulo è un po’ impreciso. L’importante non è quello, ma sapere che non chiedono di che “razza” sono i bambini, ma che lingue parlano. Nessuna discriminazione, quindi, ma solo una richiesta di indicare le conoscenze linguistiche dei figli.

Per scoprire come stavano le cose bastavano 30 secondi, una connessione internet e un cervello non ingolfato di merda (come già sottolineato con parole più morbide da Paolo Attivissimo), ma evidentemente un sacco di gente non ce la fa proprio ad avere tutte e tre queste cose a disposizione, neanche nelle redazioni dei quotidiani nazionali. Certo che hanno davvero poco tempo, questi giornalisti!

Comunque, qui entra in gioco l’ellipefobia, che colpisce – sorpresona – non questi soggetti scarsamente adusi alla corretta lettura della realtà, ma gente come me e voi. L’ellipefobico, l’ho scoperto a mie spese, dopo un brevissimo periodo d’incubazione inizia a provare un misto di sgomento, astio e ira funesta ogni volta che vede all’opera – sia privatamente che su mezzi d’informazione – questo stormo numeroso e agguerrito di deficienti, incapaci di leggere qualcosa e capirlo prima di indignarsi a mostro e condividerlo dimostrando, più che una spiccata coscienza civile, un profondissimo e imbarazzante deficit cognitivo.

Sono molte le cause che possono scatenare una crisi di ellipefobia: mentecatti che in vent’anni di Berlusconi non hanno ancora capito come funziona la pubblicità e decidono di boicottare prodotti di aziende a caso, colpevoli di essersi ritrovate uno spot nei consigli per gli acquisti della trasmissione sbagliata; ebefrenici che si percuotono il petto e si strappano i capelli perché l’ISIS avrebbe lanciato una fatwa contro i gattini, ordinandone lo sterminio; decerebrati che continuano a scannarsi sul referendum prossimo venturo come se riguardasse la permanenza in carica di Renzi, e via così, in un tripudio di fuochi d’artificio caricati con polvere da sparo, rutti e merda sciolta.

Purtroppo non esiste una cura per l’ellipefobia: stavano lavorando a un vaccino, ma i soliti coglioni hanno iniziato a dire che rendeva autistici e le crisi di ellipefobia sono raddoppiate. Questo per dire una cosa sola: se condividete puttanate e avete sia del tempo che una connessione internet, ho una brutta notizia per voi; quello che vi manca è di sicuro il terzo elemento dell’equazione.

[B.K.]

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